Miyuki Ishikawa, l’assassina dei bambini

Torniamo a parlare di serial killer, e ancora una volta ci focalizziamo sui serial killer più malvagi, quelli che hanno scelto come loro vittime i bambini. Avevamo già affrontato questa tematica quando presentai la storia di Mariam Soulakiotis, la monaca assassina di Keratea, di Jane Toppan, di Amelia Dyer o anche quando parlammo del terribile orfanotrofio irlandese a Tuam. Con la storia di oggi, invece, arriviamo in Giappone e presentiamo la figura di Miyuki Ishikawa, di mestiere ostetrica, che si ritiene abbia ucciso molti bambini negli anni ’40. Le stime ufficiali parlano di un numero di vittime compreso tra 85 e 169, anche se il numero probabile di piccoli uccisi da Miyuki è 103, il che fa di lei la più spietata serial killer che il Giappone abbia mai visto.

Miyuki Ishikawa nacque nel 1897 a Kunitomi, nella prefettura di Miyazaki. Si laureò in medicina all’Università di Tokyo, dove conobbe quello che sarebbe diventato il suo futuro marito, Takeshi Ishikawa, dalla cui unione però non nacquero figli. Miyuki trovò subito lavoro come direttore ospedaliero nel reparto maternità all’ospedale pediatrico di Kotobuki, distinguendosi subito tra le colleghe per essere un’ostetrica abile ed esperta. Negli anni ’40 nascevano moltissimi bambini, e Miyuki Ishikawa si trovò subito di fronte a quello che lei percepiva come un dilemma, sebbene, in fondo, non avrebbe dovuto essere lei a preoccuparsene… Osservando le facce dei genitori che venivano a guardare i bambini appena nati nella nursery, Miyuki si accorse ben presto che molti di quei genitori erano poveri, avevano già altri bambini cui badare e una nuova nascita era, nella maggioranza dei casi, considerata più come una disgrazia che come una benedizione: quei genitori si ritenevano infatti incapaci di allevare i loro figli in modo adeguato, poiché non disponevano di una buona situazione finanziaria e lei stessa, che pure aveva a cuore la sorte dei bambini, non poteva aiutarli in prima persona a causa della mancanza di servizi sociali. Aveva chiesto aiuto a varie associazioni, ma la beneficenza, a quel tempo, non era molto di moda… e il problema era rimasto del tutto irrisolto.

Così, desiderosa di risolvere al più presto questo dilemma, Miyuki Ishikawa decise di non svolgere più rettamente il suo compito, smettendo di occuparsi dei neonati. Molti bambini così deperirono, poiché nessuno badava più a loro, e tanti neonati morirono di fame e di sete, diretta conseguenza delle azioni di Miyuki.

Il numero esatto di vittime non è noto, ma si stima che la donna abbia ucciso almeno 103 bambini, praticamente indisturbata, perché quasi nessuna delle altre ostetriche impiegate dall’ospedale di Kotobuki si accorsero mai di nulla… quando poi l’intera vicenda venne resa nota, la maggior parte di esse, disgustate e ritenendosi in parte responsabili dell’accaduto, si dimisero in massa.

Ciò che più lascia perplessi, è che la donna tentò perfino, con la complicità del marito, di essere pagati per questi omicidi: lei e il marito Takeshi infatti si rivolsero alle famiglie dei neonati morti, chiedendo loro soldi, sostenendo che in fondo i soldi che chiedevano per averli liberati dal “fardello” erano sicuramente inferiori alle spese che la famiglia avrebbe dovuto sostenere per mantenere quel bambino in fondo mai desiderato. Anche un medico, Shiro Nakayama, fu ritenuto complice della coppia, poichè li aiutò falsificando i certificati di morte.

Piccolo precedente: quello di Miyuki non fu un caso isolato: casi simili si erano infatti verificati in Giappone prima di allora: a Itabashi, il medico di quartiere fu accusato nel 1930 di aver ucciso 41 bambini che erano stati messi in adozione, e Hatsutarō Kawamata, insegnante di scuola media, fu arrestato nel 1933 per aver ucciso almeno 25 bambini, che aveva sepolto nel cortile della scuola.

Tutti gli omicidi avvennero tra la metà del 1944 e l’inizio del 1948, e per tutto questo tempo quasi nessuno sospettò di Miyuki, cosa che le facilitò molto le uccisioni. La vicenda sarebbe sicuramente rimasta impunita se due agenti di polizia della stazione di Waseda, insospettiti per lo strano incremento del tasso di mortalità infantile nell’area, non si fossero messi a fare ricerche più approfondite.
Miyuki e Takeshi furono così collegati alle strane morti dei bambini, e vennero arrestati il 15 gennaio del 1948, mentre si trovavano alla stazione di Waseda.

La polizia attribuì alla donna 169 omicidi premeditati: quando vennero eseguite le autopsie su decine di piccole salme sequestrate alle pompe funebri, vennero subito individuati evidenti segni di deperimento fisico, in primo luogo la totale assenza di cibo e latte nello stomaco dei bambini, e segni di malattie allora mortali, quali polmoniti e bronchiti.
Gli inquirenti accertarono 85 morti di neonati, che vennero attribuiti a Miyuki Ishikawa, e in successive ispezioni emersero altri raccapriccianti dettagli, tra cui un numero molto maggiore di vittime, che furono stimate in 103 circa, anche se il loro numero reale è ancora sconosciuto.

Le autorità hanno considerato i suoi omicidi un crimine di omissione. Nel tribunale distrettuale di Tokyo, Miyuki Ishikawa è stata condannata a otto anni di carcere, il marito Takeshi e il dott. Shiro Nakayama sono stati condannati entrambi a quattro anni di prigione. La coppia ha impugnato le loro sentenze e nel 1952 l’Alta corte di Tokyo ha dimezzato le loro condanne. Da allora non si sa più nulla di loro.

La conseguenza maggiore di questo caso fu la sensibilizzazione del governo Giapponese circa la legalizzazione dell’aborto: il 24 giugno del 1949 fu legalizzato l’aborto per motivi legati all’economia: la sensibilizzazione fu inoltre alimentata da un aumento delle nascite avvenuto nel 1948 e generalmente ritenuto “indesiderato”.



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