Robert Berdella, lo spietato assassino del Kankas

Tra le numerose storie di serial killer che ho raccontato qui sul blog, credo di non aver mai trovato nessuno di più terrificante di Robert Berdella, uno dei più temibili e atroci serial killer della storia degli Stati Uniti. C’è forse solo un caso che è più macabro, e forse ne parlerò più avanti, ma in questo caso, per mia precisa volontà, in questo post non inserirò immagini macabre, potete trovarle tranquillamente online.

Robert Berdella, o Bob, come lo chiamavano gli amici, nacque a Cuyahoga Falls, sobborgo di Cleveland, Ohio il 31 gennaio 1949. I genitori, padre operaio nella casa automobilistica Ford e madre casalinga, erano molto religiosi, cattolici praticanti, e gli impartirono un’educazione molto rigida, spesso condita da punizioni esemplari, anche corporali. Pare che il padre lo picchiasse con la cinghia dei pantaloni per punirlo delle marachelle commesse dal figlio minore Daniel: Daniel, 7 anni più giovane di Robert, era il prediletto del padre e veniva perdonato per ogni guaio combinato, ma siccome qualcuno andava punito, questo “onore” ricadeva su Robert, che veniva picchiato per dare l’esempio anche a Daniel.

A scuola Bob era abbastanza bravo, anche se il suo comportamento strano lo aveva fatto etichettare come “alunno difficile e problematico”.

Una famiglia complicata, una vita complicata

Nel 1965, il padre muore per un attacco cardiaco, la madre si risposa con un uomo se possibile ancora più odioso e Robert Berdella decide di iniziare a guadagnare un po’ di soldi, visto che la madre non ha più intenzione di provvedere per lui. Così iniziò a lavorare come aiuto cuoco in un ristorante, dove però divenne ben presto bersaglio delle attenzioni, morbose, di un collega di lavoro, che una sera lo trascinò nel seminterrato e lo violentò.

Robert, in seguito a quest’episodio, smise di andare in chiesa, e si rinchiuse in casa, passando il suo tempo davanti alla televisione. Sviluppa una forte attrazione per la fotografia e per il cinema, e alla tv resta folgorato dalla visione di un film, The Collector, tratto dal romanzo di John Fowles in cui un uomo che colleziona farfalle (da qui il titolo) sequestra la donna della quale è ossessionato e la tiene rinchiusa in cantina, fino a che questa gli si sottomette e accetta di soddisfare tutti i suoi desideri.

A 18 anni Robert Berdella entrò nell’Istituto d’Arte di Kansas City, dove avrebbe forse potuto sviluppare la sua passione per la fotografia, ma qui iniziò a mostrare dei comportamenti preoccupanti: non solo fu scoperto mentre torturava animali domestici, ma fu trovato più volte a far uso di droghe e alcool. Iniziò anche a spacciare, e nel gennaio 1968 un agente sotto copertura lo arrestò con l’accusa di spaccio di anfetamine: Berdella si dichiarò colpevole, fu condannato a 5 anni di reclusione, ma inspiegabilmente la pena venne sospesa e Robert non passò nemmeno un giorno in cella.Rimesso in libertà, venne arrestato un mese dopo per possesso di LSD e marijuana, ma anche in quel caso passò solo 5 giorni in cella in attesa del rinvio a giudizio, e infine le accuse caddero per mancanza di prove.

Robert Berdella cercò di cambiare vita, mettendo in pratica gli insegnamenti rigidi che il padre gli aveva impartito: nonostante lo picchiasse ripetutamente, Robert era convinto che il comportamento del genitore fosse volto a temprarlo, a renderlo più forte, e si convinse che le punizioni corporali fossero la risposta a molti, moltissimi problemi. Tornò alla sua prima occupazione, l’aiuto cuoco, e per dieci anni lavorò come cuoco in un ristorante, riscuotendo anche un discreto successo, e con i soldi guadagnati riuscì a comprarsi una casa, al 4315 di Charlotte Street.

Iniziò in quel periodo il periodo normale di Berdella: fondò perfino una ronda di quartiere per prevenire la criminalità. Poi iniziò a occuparsi di giovani in difficoltà, offrendo loro spesso vitto e alloggio. Nel frattempo, si rese conto, senza ombra di dubbio, di essere omosessuale, e intrecciò diverse relazioni con i giovani che ospitava.

Poi, nel 1981, iniziò a interessarsi di esoterismo. L’argomento lo coinvolse così tanto che Robert Berdella, oltre all’attività di ristoratore, aprì una bottega, il “Bob’s Bazaar Bizarre”, dove iniziò a rifornirsi di libri e oggettistica esoterica, tutti però abbastanza macabri: teschi, ossa, teste impagliate, collari… Alla fine, riversò nel Bob’s Bazaar Bizarre ogni sua energia.

A 33 anni si innamorò di un reduce della guerra del Vietnam, ma il loro amore durò poco poiché l’uomo, segnato profondamente nella psiche e nel fisico dagli eventi patiti in guerra, mostrò molti problemi e alla fine lasciò Robert per tornare a casa sua. Robert aveva investito molto in questa che era la sua prima relazione seria, e l’essere stato abbandonato dall’uomo che amava minò la sua psiche già molto fragile. Tentò quindi di consolarsi e dimenticare il suo amore comprando l’amore di giovani gigolò, frequentando gli ambienti gay e immergendosi nella loro vita, con il solo scopo di ottenere un po’ di affetto, ma l’amore non si compra e dopo un po’ Robert Berdella si stancò di cercare affetto, e iniziò a cercare disperatamente un modo per sfogare la sua rabbia repressa.

Robert Berdella, pluriomicida sadico

Jerry Howell

Trovò il modo nell’estate 1984, grazie a Jerry Howell. Jerry era un gigolò di 19 anni, per il quale Robert sviluppò un attaccamento morboso. Robert ovviamente era a conoscenza del lavoro di Jerry, e per un po’ tentò di conviverci, ma poi la gelosia prese il sopravvento e Robert si convinse a mettere in pratica ciò che aveva visto nel film The collector.

Il 5 luglio 1984 Berdella invitò Jerry Howell a cena, e sciolse nel cibo destinato al giovane dei sonniferi. Quando la droga fece effetto e il giovane cadde addormentato, Robert Berdella lo trascinò nella “stanza dei giochi”, lo legò al letto e lo imbavagliò. Jerry venne torturato e stuprato per oltre un giorno, e Robert scattò diverse foto al corpo martoriato di Jerry, annotando meticolosamente nel suo taccuino i “trattamenti” riservati a Jerry, le reazioni del giovane e le sensazioni che lui, Robert, provava in quei momenti. Nel frattempo la vita di Robert proseguiva normalmente: una volta finite le torture, si recava al Bob’s Bazaar Bizarre, dove continuava il suo lavoro, in modo da non suscitare sospetti.

Il giovane morì per asfissia il giorno dopo, e Bob pensò a come disfarsi del corpo: lo trascinò in cantina, lo appese a una trave, lo dissanguò e iniziò a sezionarne il corpo, mettendo i pezzi di cadavere in sacchi della spazzatura e gettandoli via, tranquillamente, nei bidoni.

Robert Sheldon

Passò solo un anno, e Robert trovò una nuova vittima, Robert Sheldon. Anche lui era un gigolò, e anche lui subì lo stesso trattamento riservato a Howell, venendo dapprima drogato in modo che non potesse reagire da dosi massicce di tranquillanti. Sheldon venne violentato diverse volte in maniera atroce, fino a quando inizia a star male. Robert Berdella, spaventato e forse temendo di aver esagerato, porta Robert Sheldon dal medico. Il 12 aprile 1985 lo riporta a casa con sè e Robert crede, stupidamente, che il suo aguzzino abbia capito di esserci andato giù pesante, e nonostante le torture già subite accetta di rimanere con lui, ma lo stesso giorno viene drogato, legato e imbavagliato nella stanza da letto e per 3 giorni subì le violenze senza senso di Berdella. Tre giorni di violenza, poi anche Sheldon viene ucciso, per un gioco del destino. Un operaio edile, infatti, bussò alla porta di Robert Berdella, per sistemare il tetto della sua casa e Bob, preoccupato che il suo “amico” possa farsi sentire e denunciare così la sua presenza, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare, decide di chiudere la testa di Robert in un sacchetto di plastica. Sheldon muore soffocato e ancora una volta Bob Berdella si trova con un cadavere di cui disfarsi. Lo fa come la volta precedente, dissanguando prima il corpo, come se fosse un animale da macello, e quindi tagliando a pezzi il corpo e buttandolo nei cassonetti dell’immondizia. Quella volta, però, decide di tenersi in casa la testa di Sheldon. Poi, una volta goduto abbastanza della vista di quella testa mozzata, scava una buca in giardino e seppellisce ciò che rimane di Sheldon.

Mark Wallace

Terza vittima di Robert Berdella fu Mark Wallace, un vecchio amico di Bob, che in passato l’aveva aiutato a compiere alcuni lavoretti di giardinaggio. Bob aggancia l’uomo a fine giugno, lo porta a casa, lo droga e lo violenta. Ma Wallace dura poco, neanche un giorno e muore, per le violenze subite, e ancora una volta Bob fa a pezzi il corpo e lo affida alla nettezza urbana.

James Ferris

Bob incontra James Ferris in un bar gay il 22 settembre. È giovane e molto forte, sicuramente il suo fisico reggerà, e Robert Berdella vuole sperimentare su di lui nuove tecniche di tortura. Dopo averlo violentato, Bob come il solito lo droga e lo immobilizza, quindi inizia a toccarlo su tutto il corpo con dei cavi elettrici, affascinato dalle reazioni che l’elettricità provoca al corpo del giovane, ma quando esagera con la corrente, una scarica troppo forte tramortisce Ferris e finisce per ucciderlo. La volontà di Bob di trascorrere col giovane giorni e giorni di torture viene così a cadere, e Bob, irritato, si sbarazza del cadavere al solito modo, dissanguandolo nella vasca da bagno, facendolo a pezzi coi suoi coltelli ma macellaio-ristoratore e quindi buttando i pezzi di cadavere nei sacchi della spazzatura, dove raggiungeranno indisturbati la discarica. Tuttavia, dopo quell’omicidio qualcosa sembra aver insospettito Berdella, che ha notato molte persone, mai viste prima, che si aggirano nel quartiere, e molte di esse tengono d’occhio i cumuli di spazzatura.

Per non rischiare di essere scoperto, dopo aver commesso tre omicidi in un solo anno, Bob decide di cambiare strategia.

Meno quantità, più qualità.

Bob diventa più prudente: dovrà commettere meno omicidi (uno all’anno gli è consentito, non di più), ma per trarne lo stesso piacere che prova nel seviziare le sue vittime, dovrà tenerle in vita per più giorni. Ed è proprio quello che fa, studiando dei metodi per prolungare l’agonia delle sue vittime, in modo da divertirsi non per giorni ma per settimane.

Todd Stoops

Il 17 giugno 1986 Bob rivede un gigolò con cui aveva avuto delle relazioni. Todd è un giovanotto molto dotato, e Bob è intenzionato a fare di lui il suo nuovo giocattolo sessuale. Todd Stoops incautamente accetta l’invito di Berdella: ricorda perfettamente quell’uomo grassoccio, col quale si era incontrato in passato, e non ne ha un ricordo sgradevole. Forse Bob gli era sembrato un po’ “pazzo”, ma sono passati alcuni anni, forse l’uomo è cambiato… Ma, come è successo per chi l’ha preceduto, anche Todd viene drogato con rilassanti per animali, quindi trascinato nella stanza di Bob, incatenato e imbavagliato. Bob con lui trascorre diverse settimane: Todd è la vittima più resistente e riesce a sopravvivere molte settimane alle tremende torture cui Bob lo sottopone. Bob infatti ha deciso di sperimentare su Todd diversi attrezzi di tortura, e quando alla fine inserisce un cilindro di marmo nel posto più intimo di Todd, provocandogli delle lacerazioni gravissime, la perfidia e la pazzia di Bob hanno raggiunto il limite. Le tremende ferite di Todd lo portano ben presto a una grave forma di setticemia, che Bob spera di curare somministrando alla sua vittima iniezioni di antibiotici per cani e purghe di ogni tipo, ma senza successo. Todd soffre terribilmente, e per sedarlo e impedirgli di urlare, Bob iniettò a Stoops del Drano (un liquido corrosivo per tubature, una specie di idraulico liquido per capirci) negli occhi, in gola e nell’ano, già orrendamente lacerato. Sembra impossibile che un essere umano possa compiere simili atrocità, ma purtroppo, oltre al taccuino in cui Bob annota minuziosamente ogni trattamento e ne descrive gli esiti su Todd, ci sono anche video e fotografie che documentano la lunga e straziante agonia di Stoops. Il poveretto sopravvisse per alcune settimane, dilaniato da febbre e dolori atroci, ma nonostante questo Bob continuò a stuprarlo e torturarlo, finché la morte giunse a liberarlo, ai primi di luglio del 1986.

Larry Pearson

Il 5 giugno 1987, Robert Berdella puntò la sua prossima vittima. Larry Pearson, un amico di lunga data e compagno di piccoli furti commessi in gioventù. Pearson era appena uscito di galera e aveva bisogno di un posto dove vivere. Berdella gli offrì ospitalità, e pochi giorni più tardi, il 23 giugno, Pearson venne drogato, legato e imbavagliato, quindi portato nella solita stanza da Bob e qui violentato e torturato, per sei lunghissime settimane.
Bob rischiò di essere scoperto quando, il 5 agosto, nel corso di una delle solite torture e violenze, Pearson morse con estrema violenza il pene del suo aguzzino, provocandogli una ferita così grave da rendere necessario il ricovero di Bob. Non appena dimesso dall’ospedale, con estrema tranquillità Bob Berdella tornò da Pearson, lo violentò per l’ennesima volta, quindi gli chiuse la testa in un sacchetto di plastica e lo guardò mentre soffocava.

Due giorni più tardi si liberò del cadavere nella stessa e consolidata maniera, ma questa volta tenne per sè la testa dell’amico, e la conservò in frigorifero. Quando la testa cominciò a puzzare la seppellì in giardino, riesumando quella di Robert Sheldon, che giaceva sottoterra da oltre due anni ed era ormai ridotta a un teschio con pochi brandelli di ossa. Bob strappò al teschio di Sheldon alcuni denti e li posò sul comodino. Non si seppe mai il motivo per cui Robert Berdella fece quest’ennesimo scempio.

Chris Bryson

L’ultima vittima di Berdella fu il 22enne Chris Bryson, che fortunatamente riuscì a sopravvivere. I due si conobbero in un bar il 29 marzo 1988, e Robert Berdella lo invitò a passare qualche giorno a casa sua. Bryson era a conoscenza del fatto che Berdella fosse gay, e pensò che, se si fosse prestato alle richieste di Berdella, forse avrebbe potuto guadagnare qualcosa. Giunti a casa, però, Berdella colpì Chris alla nuca e poi lo sedò, portandolo come sempre nella sua stanza dei giochi. Quando Chris rinvenne, si trovò legato, imbavagliato e immobilizzato su un letto, con Berdella che lo guardava, voglioso.
E anche per Bryson iniziò il calvario: 4 giorni terribili di violenze e torture: il solito idraulico liquido fatto colare sugli occhi, scosse elettriche ai testicoli, stupri con ogni oggetto che venisse in mente al Berdella, e ogni perversione che la mente malata di Berdella escogitava.

Il 2 aprile, dopo un ennesimo stupro, Bryson con uno stratagemma si sistemò in modo che le corde con cui Berdella gli aveva legato i polsi rimanessero allentate. Poi Berdella, come al solito, si recò al Bob’s Bazaar Bizarre e Bryson iniziò a contorcere le mani fino a liberarsi. Il ragazzo si gettò dalla finestra del secondo piano della casa di Bob, e si trascinò, nudo e dolorante, fino alla casa di un vicino, e qui finalmente venne chiamata la polizia.

Bryson, sotto shock, rilasciò una lunga deposizione in cui descriveva le sevizie subite da Berdella, e a riprova di quanto diceva mostrò alcune fotografie, che aveva sottratto a Robert Berdella, in cui si vedevano altri giovani uomini violentati e torturati.

I poliziotti attesero il ritorno di Berdella dal Bob’s Bazaar Bizarre e lo arrestarono con l’accusa di violenza sessuale.
Bob si rifiutò di firmare l’autorizzazione che consentiva alla polizia di perquisire la casa, ma gli inquirenti ottennero un mandato per entrare a casa di Bob Berdella. E quel che trovarono era a dir poco agghiacciante.

Spazzatura ovunque, corde e catene in tutte le stanze, un apparecchio con cavi e fili elettrici simile a una macchina per l’elettro-shock, e poi siringhe, bottiglie di collirio, di tranquillanti, farmaci e riviste pornografiche. Nascoste sotto un divano, in salone, comparvero fotografie di Bryson e di altri uomini, e poi vennero rinvenuti alcuni denti umani conservati in una busta di plastica, una colonna vertebrale, una sega con frammenti di capelli, ossa e sangue.

A quest’orrore si aggiunsero cassette audio che contenevano le urla strazianti delle vittime torturate, videocassette che riportavano i video di quelle torture, e una quantità impressionante di fotografie che ritraevano le vittime, vive e anche morte.
La casa di Berdella venne passata al setaccio da cima a fondo, e si scoprirono altre fotografie, che ritraevano altri uomini torturati: in tutto, venti persone, ma dal momento che nessun corpo fu mai trovato intatto, si ipotizzò che le vittime di Berdella fossero molte più delle 6 accertate e di cui abbiamo parlato. Restava però da trovare una prova inconfutabile per incriminare seriamente Berdella: le foto e le registrazioni da sole non erano sufficienti.

Quando poi i cani molecolari della polizia scoprirono nel giardino di Bob il teschio e pezzi di vertebre appartenenti a Larry Pearson, le prove che accusare Robert Berdella di omicidio erano più che sufficienti. La difesa cercò evitare la pena di morte, perché Berdella era stato imputato di un solo omicidio, ma quando le analisi mediche rivelarono che Berdella aveva ucciso anche Sheldon, i cui resti erano stati rinvenuti anch’essi in giardino, il pubblico ministero decretò che Berdella meritasse la pena di morte.

Ma la difesa di Robert Berdella tentò il tutto e per tutto: la confessione di tutti i crimini in cambio dell’ergastolo. Così, il 13 dicembre 1988 Robert Bob Berdella iniziò a parlare. 3 giorni in cui descrisse minuziosamente in che modo avesse sedato, torturato, violentato, ucciso e fatto a pezzi sei persone innocenti, con la sola colpa di averlo incontrato sul loro cammino.

La fine

Il 19 dicembre 1988 Robert Berdella venne condannato all’ergastolo per l’omicidio di primo grado di Robert Sheldon e per 4 omicidi di secondo grado. Scontò la pena nel penitenziario di Jefferson City, nel Missouri. Tentò anche di riabilitarsi, donando alle famiglie delle sue vittime 50.000 dollari, ma nel gennaio del 1992 la madre di Todd Stoops riuscì a far aprire un processo contro Robert Berdella, e l’uomo venne condannato a pagare 5 miliardi di dollari per danni morali.

L’8 ottobre 1992, dopo aver scontato 4 anni di carcere, Robert Berdella morì  a causa di un arresto cardiaco, a 43 anni, senza finire di pagare per le colpe che aveva commesso… tuttavia, più di qualcuno vide in questo “strano” arresto cardiaco più un’esecuzione che una morte naturale…



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2 thoughts on “Robert Berdella, lo spietato assassino del Kankas

  1. Quello che colpisce è che, a differenza di molti altri serial killer, Berdella per un certo periodo di tempo abbia davvero provato a condurre una vita normale ed abbia provato a combattere i suoi demoni.
    Questo però non giustifica per niente i suoi crimini successivi.

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