Baby serial killer: il brutale omicidio di James Bulger

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Il brutale assassino di James Bulger fu uno dei casi che sconvolse letteralmente l’Inghilterra nel 1993. Il 12 febbraio 1993 James Bulger, due anni, si trovava con la mamma Denise al centro commerciale New Strand Shopping Center di Bootle, quando improvvisamente scomparve. La madre si era distratta solo pochi istanti, sufficienti però per perdere il suo bambino… che venne ritrovato due giorni dopo, orrendamente mutilato, sui binari della linea ferroviaria di Walton.

Subito partirono le indagini, e grazie alle testimonianze e alle immagini registrate dalla telecamera di sorveglianza del New Strand Shopping Center a Bootle si riuscì a individuare in due ragazzini, Jon Venables e Robert Thompson, nati entrambi nell’agosto del 1982, i rapitori del bambino.

Jon e Robert, amici per la pelle, frequentavano la stessa scuola, ma il 12 febbraio 1993 avevano deciso di marinarla, e si erano recati ai magazzini Strand, che consideravano come il paese dei balocchi. Il loro divertimento? Rubare. E così fecero anche quella mattina, rubando caramelle, un troll di peluche, alcune batterie stilo, e un barattolo di vernice blu. Poi presero dei soldatini giocattolo e si misero a giocare con essi sulle scale mobili del grande magazzino, fino a quando gli addetti alla sorveglianza non li cacciarono in malo modo.

Jon e Robert decisero di passare allora al vicino McDonald’s, mangiarono un panino e iniziarono a giocare sulle scale mobili, infastidendo gli altri avventori, fino a quando il direttore del locale non li cacciò. Jon e Robert, non sapendo cosa fare, si incamminarono verso il New Strand Shopping Center, pensando a cosa fare per far passare il tempo.

Fu allora che decisero di rapire un bambino (non si sa a chi venne effettivamente l’idea, dal momento che entrambi si accusano a vicenda). Secondo Jon, Robert propose di prendere un bambino, di portarlo in mezzo alla strada, e lasciarlo lì, con il solo scopo di provocare un incidente. Passando davanti ai grandi magazzini T J Hughes adocchiarono un bambino di 2 anni che giocava con la sorellina, ma la madre si accorse in tempo delle intenzioni dei due e, uscendo dal negozio, recuperò il figlio, cacciando Jon e Robert.

I due ragazzini tornarono quindi verso il New Strand Shopping Centre, e qui, fuori dalla macelleria, videro James Bulger, un bambino di appena due anni che stava aspettando la mamma. La donna era entrata nella macelleria per ordinare delle costolette di agnello, mentre James girovagava per il negozio, vicino alla porta aperta. Fu qui che Jon e Rober lo avvicinarono, e, dopo averne carpito la fiducia, lo avevano trascinato fuori dal locale. Il tutto era durato una manciata di minuti: La mamma di James si accorse che il figlio era scomparso alle 15:42, ed è lo stesso orario in cui le telecamere a circuito chiuso del grande magazzino immortalarono Jon e Robert trascinare fuori dal supermercato il piccolo James. I ragazzi tennero per mano James Bulger per circa 4 chilometri, sebbene il bambino, impaurito, piangesse e chiamasse la mamma. La foto qui di fianco rappresenta questa scena, ed è l’ultima foto che ritrae il piccolo James Bulger vivo.

Poi i tre giunsero a un canale: qui Robert propose a Jon di gettarvi il piccolo, e uno dei due (ognuno accusò l’altro) prese per i piedi James, per poi lasciarlo ricadere sulla testa, cosa che provocò al bambino una profonda ferita sulla fronte. Alla vista del sangue, Jon e Robert si spaventarono, fuggirono e si nascosero poco lontano, temendo che qualcuno avesse udito gli strilli disperati di James e venisse in suo soccorso. Visto però che nessuno arrivava, e dato che James si stava allontanando dal canale, i due tornarono indietro e lo recuperarono. Quindi si diressero nuovamente verso il paese, e per evitare che qualcuno vedesse la ferita sanguinante di James, Jon gli tirò sulla fronte il cappuccio del giubbotto. Molte persone incrociarono il trio, mentre i tre passeggiavano, e credendoli fratelli, nessuno li fermò. Eppure, molti di loro (come appurarono le indagini più tardi) avevano notato che James piangeva e che aveva un taglio sulla fronte.

Un motociclista, che si fermò a un passaggio pedonale per lasciar passare i tre, si accorse di come James puntasse i piedi, evidentemente non contento di seguire gli altri due, e di come Jon ma soprattutto Robert lo trascinassero quasi con forza. Addirittura, alcuni testimoni dissero di aver visto Robert colpire con un pugno sulla schiena il piccolo James, per convincerlo a proseguire nella marcia. Davanti a un incrocio, James riuscì in qualche modo a divincolarsi dalla stretta dei due ragazzini, correndo in mezzo alla strada e invocando a gran voce la mamma, ma Robert lo raggiunse e lo trascinò via, mentre James puntava i piedi e si rifiutava di camminare. Questa scena venne vista, e riferita, da almeno cinque persone.

Possibile che nessuno potesse intervenire?

A questo punto, Jon afferrò James per le gambe, mentre Robert lo sollevò per il busto, e tenendolo in questo modo lo trasportarono fino al prato dinanzi a un ristorante, dove una donna anziana che aveva portato a passeggio il suo cane aveva visto tutta la scena. La donna si avvicinò al trio e, notate le ferite di James, chiese cosa stesse accadendo. Jon e Robert finsero di non conoscere il bambino, e dissero di averlo trovato in fondo a una collina. La donna allora indicò ai due ragazzini dove si trovasse la stazione della polizia più vicina, ma i due ragazzini, nonostante le indicazioni, si avviarono nella direzione opposta. Allora l’anziana gridò dietro ai tre, ma nessuno si voltò.

Jon e Robert continuarono a camminare fino a County Road, percorrendo altre 2 miglia con James che per tutto il tragitto non aveva fatto altro che piangere. I tre si fermarono in diversi negozi, a comprare caramelle, fino a quando una donna con un bambino al seguito li notò e chiese cosa stesse succedendo. Di nuovo i due ragazzini risposero di aver trovato il bambino, questa volta non ai piedi di una collina, ma vicino ai grandi magazzini Strand, e che stavano andando alla stazione di polizia. Un’altra donna presente in negozio, con un cane al guinzaglio, si avvicinò loro e partecipò alla conversazione, e osservò che la stazione era dalla parte opposta rispetto a quella verso cui si stavano dirigendo, e chiese come mai si fossero incamminati in quella direzione. Jon rispose che stavano seguendo l’indicazione fornita loro da un uomo. La donna col cane chiese dove abitassero: Robert stava per rispondere, ma Jon lo interruppe dicendo che la stazione di polizia si trovava proprio sulla strada di casa loro. A quel punto, Robert lasciò la mano di James, e parve intenzionato ad allontanarsi. Le due donne notarono subito che sembrava nervoso, e quando Jon gli ordinò di riprendere per mano il piccolo, Robert obbedì, anche se con visibile riluttanza.

La donna col bambino guardò James, si accorse che era ferito e appariva decisamente sconvolto. Chiese al piccolo se andasse tutto bene, ma James non rispose. Jon insisteva che bisognava subito portarlo alla stazione di polizia più vicina, dove i poliziotti si sarebbero presi cura del trovatello. Ma la donna sentiva che qualcosa non andava per il verso giusto: James sembrava terrorizzato, Robert impaurito e Jon decisamente troppo sicuro di sè…e spavaldo. La donna chiese all’altra di tenerle per un attimo il bambino, ma questa si rifiutò, temendo una reazione del suo cane, e grazie a quel piccolo momento di confusione i ragazzini si allontanarono.

Entrarono in un altro negozio, e Robert chiese al gestore dove avrebbero potuto trovare delle caramelle per il loro fratellino. Il negoziante notò subito i tagli e le ferite di James,  e quando iniziò a far domande a Robert, il trio si rimise in marcia, per fermarsi poco dopo in un negozio di animali, dove si avvicinarono agli acquari per osservare i pesci.

Il gestore del negozio si accorse subito del modo strano con cui Robert teneva per mano James, rifiutando di lasciarlo anche solo per un istante. Poi si rimisero in marcia, e lungo il tragitto verso Church Road West incontrarono altri due ragazzini, più grandi di loro, che giocavano con un paio di manette finte, e che li minacciarono di volerle usare su di loro. Anche i due ragazzini notarono il piccolo ferito, e chiesero chi fosse, e Robert rispose che era il fratello minore di Jon e che stavano riportandolo a casa.

I tre proseguirono a piedi ancora per un po’ e si trovarono davanti all’entrata della stazione ferroviaria Walton & Anfield, ormai da tempo in disuso. Tornarono indietro lungo la strada principale e si infilarono in una stradina, da cui riemersero poco dopo, dirigendosi di nuovo verso la ferrovia. Jon strappò il cappuccio dal giubbotto di James e lo gettò fra gli alberi.

L’omicidio di James Bulger

Fu allora, forse, che i due decisero di aver giocato abbastanza con James. Nei pressi della stazione ferroviaria, uno dei ragazzi gettò la vernice blu che avevano acquistato quella stessa mattina sulla faccia di James. Il bambino urlò, mentre la vernice gli imbrattava gli occhi. Il bambino giaceva per terra, e Jon e Robert si accanirono su di lui con una violenza inaudita. Lo colpirono prima con dei mattoni, poi con dei sassi e infine con una sbarra d’acciaio pesante 10 kg. Entrambi i ragazzi lo presero a calci, e Thompson diede un calcio così forte al viso del piccolo che l’impronta della scarpa vi rimase impressa, e fu una delle prove che contribuirono ad accusare Robert Thompson di omicidio. James venne percosso più e più volte, subì varie fratture al cranio, causate dalla sbarra d’acciaio con cui venne colpito, gli vennero infilate in bocca le batterie che i due ragazzini avevano comprato la mattina… le ferite furono tante, e Alan Williams, il medico forense che si occupò del caso, stabilì che era impossibile capire quale fosse stato il colpo che aveva ucciso James.

Come se non bastasse già tutto ciò, i ragazzi depositarono James Bulger, che era ancora vivo, sui binari della ferrovia, gli coprirono la testa con delle pietre, nella speranza che un treno di passaggio lo investisse, in modo da far apparire la morte del piccolo come un tragico incidente. E in effetti, poco dopo, un treno passò, e il corpo di James Bulger fu tranciato in due. Due giorni dopo, il 14 febbraio, il corpo mutilato di James Bulger fu ritrovato, dilaniato, sui binari.

Il medico forense dichiarò che il bambino era morto prima del sopraggiungere del treno. Davvero una magra consolazione! Sul luogo del ritrovamento del corpo del bambino vi fu in seguito un continuo pellegrinaggio di gente, che portava un mazzo di fiori in memoria del piccolo, e anche Robert Thompson, non ancora indagato, portò una rosa bianca al bambino.

Le indagini

Poi si aprirono le indagini, e l’elemento che fece più scalpore, e suscitò gran clamore sui giornali, fu che, dopo aver tracciato il percorso fatto da James Bulger prima di venir ucciso, venne stabilito che furono ben 38 le persone che avevano incrociato James Bulger mentre veniva trascinato per la città e nessuno era intervenuto. Com’era possibile che nessuno, specie tra chi si era reso conto di qualcosa di strano, avesse allertato le forze dell’ordine? Sarebbe stato possibile salvare James Bulger?

La polizia brancolava nel buio, un ragazzo fu interrogato e quindi rilasciato, ma la gente, che stava appassionandosi al caso, inveì a tal punto contro la famiglia di quel ragazzo da costringerla a cambiare città per evitare un linciaggio. Finalmente, vennero trasmesse in TV le immagini prese dalle telecamere di sorveglianza dei grandi magazzini, e una donna, vedendo quelle immagini, credette di riconoscere due ragazzini che vivevano nei dintorni.

La donna contattò la polizia che arrestò i due sospetti. Quelli che i poliziotti avevano davanti erano solo due ragazzini impauriti, ben lontani dai “due giovani” di cui finora si era parlato. Cosa aveva portato quei due ragazzini a macchiarsi di un simile delitto?

Durante l’interrogatorio, Thompson e Venables si accusarono a vicenda dell’omicidio. Ma furono i comportamenti dei due ragazzini a destare maggior perplessità. Mentre infatti Thompson rimaneva freddo, piangendo di tanto in tanto e in maniera platealmente falsa, negando di aver preso parte attivamente al delitto e di esservi stato costretto da Venables, l’altro ragazzino fin dall’inizio ebbe una reazione isterica, e il suo pianto ininterrotto rese molto difficile condurre a termine l’interrogatorio.

Più che altro, Venables era preoccupato da quello che avrebbe detto la madre, e quando entrambi i genitori gli assicurarono che avrebbero comunque continuato a volergli bene, Jon ammise tutte le colpe dicendo: I did kill James. Will you tell his mummy how sorry I am?, (Io ho ucciso James. Direte a sua madre che mi dispiace?).
Jon iniziò allora a descrivere cos’era accaduto, insistendo sul fatto che l’idea di sequestrare e uccidere James era stata di Thompson, e che lui aveva solo partecipato in misura minore, perchè costretto da Thompson. Disse di aver effettivamente tirato sassi addosso a James, ma di aver apposta scelto dei sassi rotondi e lisci, e di aver mancato più volte il bersaglio, per non arrecare volontariamente danno al bambino, mentre Thompson aveva materialmente ucciso James. Disse di non aver mai colpito a calci il piccolo, ma i test forensi dimostrarono che entrambi i ragazzi avevano i vestiti sporchi della stessa tipologia di vernice blu che era stata ritrovata sul cadavere, e che entrambi avevano tracce di sangue sulle scarpe.

Quando poi venne analizzata la scarpa di Thompson, e venne trovato il sangue di Bulger, il ragazzino si difese sostenendo di essere sporcato la scarpa nel tentativo di salvare James dalle angherie cui lo aveva sottoposto Venables, e che non avrebbe mai e poi mai fatto del male a un ragazzino come James, che era della stessa età di suo fratello. Ma il paragone che fece Thompson tra Bulger e suo fratello è, se possibile, ancora più atroce, poiché Robert infatti disse che se avesse voluto uccidere un bambino avrebbe ucciso direttamente suo fratello… Robert sostenne a più riprese di aver tentato di salvare James da Venables, senza esserci riuscito, e di aver portato un fiore sul luogo in cui James venne ritrovato perchè “James sapeva che ho fatto quel che potevo per aiutarlo“. Però l’analisi del cadavere del bambino mostrò che l’impronta di scarpa sul volto di James apparteneva a Thompson, non a Venables.

Ricordate le batterie che vennero ritrovate accanto al cadavere? Jon Venables affermò che Robert Thompson aveva avuto l’idea di infilare nel retto di James quelle batterie, e di aver abbassato i pantaloni del ragazzino, manipolando i suoi genitali (cosa che fu confermata anche dall’autopsia), ma che era stato grazie a lui, Jon, che alla fine il compagno aveva desistito dal suo progetto, e le batterie erano state infilate “solo” nella bocca di James. Indagini sulle famiglie dei due bambini rivelarono che Thompson, che era figlio di un’alcolista, era stato più volte violentato dal padre, e che a sua volta aveva violentato i fratellino più piccolo… Anche la famiglia di Venables però non era tutta rose e fiori: figlio di genitori divorziati, con diversi casi di depressione alle spalle, aveva due fratelli con gravi problemi comportamentali. I fratelli frequentavano in una scuola speciale per “disadattati”, e per questo Jon Venables era stato preso subito di mira dagli altri bambini, che lo deridevano sia per le malattie dei fratelli (il fratello maggiore soffriva di labbro leporino, mentre la sorella era schizofrenica), sia per il suo strabismo.

A scuola era stato vittima di numerosi episodi di bullismo, e quando aveva conosciuto Thompson, capitato nella sua classe dopo che entrambi erano stati bocciati, tra i due ragazzini si era subito sviluppata un’amicizia molto stretta, e da vittima di bullismo, Venables si era trasformato egli stesso in un bullo, affrontando bambini più piccoli di lui, e sempre con la presenza dell’amico. Poi i due ragazzini avevano iniziato a disturbare le lezioni, finendo per essere cacciati a più riprese dalla classe, fino a quando avevano iniziato a marinare completamente la scuola.

Il processo

Nei giorni successivi all’arresto, i due ragazzini furono chiamati solo “Bambino A” (Thompson) e “Bambino B” (Venables), per proteggerne l’identità in quanto minorenni. quando però il processo venne chiuso, il giudice decise di rivelare i nomi dei due ragazzini e numerosi dettagli sulle loro famiglie e sulla loro vita. Il processo ebbe luogo a Preston, e fu aspramente criticato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che affermò come i due ragazzi non avessero ricevuto un giusto processo, visto che erano stati tenuti tutto il tempo separati dai loro genitori, isolati, con due assistenti sociali ai loro fianchi, senza che nessuno dei due testimoniasse in propria difesa… I due ragazzini furono giudicati colpevoli e finirono in un carcere minorile. Il Lord Capo di Giustizia, Lord Taylor of Gosforth, sentenziò che la coppia avrebbe dovuto trascorrere 10 anni in custodia. La sentenza fu contestata dalla Camera dei Lords, che giudicò “illegale” la decisione del Segretario di condannare con pena minima due persone al di sotto dei 18 anni d’età. Nel 1999, gli avvocati di Venables e Thompson si appellarono al Tribunale Europeo dei Diritti dell’Uomo, affermando che il processo non era stato legale: l’età degli imputati, poco più che bambini, impediva infatti, stando alla tesi degli avvocati, che il giudizio venisse formulato da una corte composta da persone designate a giudicare degli adulti.

Nell’ottobre 2000 il Capo di Giustizia Harry Woolf abbassò la condanna di due anni (da 10 a 8), visto che gli imputati si erano sempre comportati bene in carcere, e soprattutto perché iniziavano a dimostrare rimorso e pentimento per quanto avevano commesso.  Poi, nel giugno del 2001, dopo 6 mesi di revisione, si giudicò che i ragazzi non rappresentassero più una minaccia per la collettività, e vennero rilasciati, anche perché a febbraio di quell’anno era ormai trascorso il tempo minimo di detenzione. Venables e Thompson vennero dotati di una nuova identità e letteralmente “nascosti”: su di loro però gravava una particolare “licenza a vita”, che comportava l’immediata incarcerazione nel caso in cui si fossero macchiati di nuovi reati.

Per tre anni almeno nessuno seppe più nulla sulle sorti di Venables e Thomposon, poi, nel 2004, la madre di Bulger ricevette una soffiata da qualcuno che aveva individuato il nascondiglio di Thompson. La donna si era recata sul luogo indicatole, ma dopo aver visto l’assassino di suo figlio, era rimasta “paralizzata dall’odio” e non era riuscita ad avvicinarsi al ragazzo. L’identità nuova dei due ragazzi però rischiò di essere rivelata, quando tre anni dopo una rivista scoprì dove vivevano i due, ma le fu imposto di non rivelare alcun dettaglio…

Il 2 marzo 2010 il Ministero della Giustizia inglese rivelò che Jon Venables era tornato nell’occhio del ciclone giudiziario, ed era stato incarcerato per una non meglio precisata “violazione di libertà condizionata”. Il ministro della Giustizia si rifiutò categoricamente di fornire dettagli sul motivo che avevano tratto in arresto Venables, ma alla fine si scoprì che John, il 21 giugno 2010, fu al centro di un ennesimo processo che lo vedeva accusato di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico: la polizia aveva recuperato nel suo computer molte immagini indecenti di bambini vittime di violenze sessuali, che si era procurato navigando su internet, fingendosi una donna di Liverpool con una figlia di 8 anni vittima di violenza sessuale. Per questo reato Venables venne condannato a due anni di carcere, e verrà rilasciato appena due anni dopo. Attualmente ha una nuova identità, e rimarrà in libertà vigilata per il resto della sua vita…. o almeno così si spera.

 

3 Comments on “Baby serial killer: il brutale omicidio di James Bulger”

  1. Quei due bambini erano gia “segnati” avrebbero dovuto toglierli alle famiglie,la nia domanda è come fanno a dormire quelle 38 persone?

  2. Impossibile non ricordare con odio questo terribile omicidio. Il male assoluto manifestatosi. Povero bambino, vorrei che questa fosse una storia esistente solo in un romanzo horror, invece è tutto reale, tutto accaduto. Quanto a loro due… Non esiste nessun perdono, gli auguro il peggio in terra e che siano maledetti in eterno.

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