La verità sul film The Changeling: il caso di Russell Hunter

 Ad Halloween è prassi ormai consolidata concedersi una lunga maratona horror, guardando, una dopo l’altra, diverse pellicole a tema. Uno dei film che mi sono ripromessa di (ri)guardare è un classico che uscì quando ancora non ero nata: The Changeling. Il grande Martin Scorsese definì The Changeling come uno degli 11 film più spaventosi di tutti i tempi… e in effetti è un film davvero pauroso: la storia di un musicista che dopo la morte della moglie e della figlia in un incidente stradale va ad abitare in una casa, e la scopre infestata dal fantasma di un bambino morto settant’anni prima, e inizia a indagare per scoprire come il piccolo abbia perso la vita.
Di questo film, molti ricorderanno una delle scene più famose, quella in cui una palla di gomma rossa rimbalza giù per le scale… scena citata in numerosi film horror nel corso degli anni.

Quello che però molti forse non sanno è che la sua storia, basata sulle vicende di uno spirito malevolo che infesta una dimora si baserebbe, in realtà, su una storia vera.

Tutta la storia di The Changeling infatti racconta l’esperienza che Russell Hunter – che ha firmato il soggetto del film – sostiene di aver vissuto anni prima durante un suo soggiorno alla Henry Treat Rogers Mansion di Denver (Colorado).

Changeling
Denver, Colorado

Nel 1968, il compositore Russell Hunter si trasferì da New York nella Henry Treat Rogers Mansion vicino a Cheesman Park a Denver. Scelse quella casa per una scommessa personale: la casa era infatti in affitto all’incredibile prezzo di soli 200 dollari al mese, e il bassissimo costo era spiegato dal fatto che nessuno voleva vivere in quella casa. Nel febbraio del 1969, Hunter iniziò a sperimentare strani fenomeni in casa.

Tutto è iniziato con un “incredibile sbattere e schiantarsi” che si ripeteva ogni mattina, preciso come un orologio, alle 6 del mattino. Gli strani suoni cessavano solo quando Hunter si alzava dal letto. Poi, porte che si aprivano e si chiudevano da sole, rubinetti che si aprivano e chiudevano da soli, e vibrazioni alle pareti così violente da far cadere i dipinti sul pavimento.

Mentre indagava su questi strani disturbi, Hunter disse di aver trovato una scala nascosta nella parte posteriore di un armadio, in una stanza al piano di sopra. Lo stretto passaggio portava in una stanza segreta dove Hunter aveva trovato gli oggetti personali di un ragazzo che aveva vissuto nella casa “un secolo fa”. Tra gli oggetti c’era un diario, e Hunter lo lesse attentamente, per cercare di capire chi fosse il misterioso bambino che aveva scritto quelle pagine. In questo diario il bambino parlava dle suo giocattolo preferito, una palla di gomma rossa. Ebbene, poche notti dopo aver letto di questo gioco, Hunter sentì un rumore di una palla che cadeva dalle scale di casa, e andando a controllare, trovò al piano di sotto una palla, di gomma, rossa, molto vecchia.
Hunter, capendo che il fantasma desiderava parlare con lui, condusse una seduta spiritica per ricostruire la vicenda, e fu così che entrò in contatto con il fantasma del bambino che infestava quella casa: era un bambino, morto di malattia proprio nella stanza che Hunter aveva ritrovato. Il bambino era l’unico erede di un’enorme fortuna lasciatagli da sua nonna, ma quando morì successe l’incredibile. I genitori del ragazzo, alla morte del figlio, preoccupati che quell’eredità potesse passare a un altro membro della famiglia se si fosse saputo della scomparsa del giovane, seppellirono il bambino in una tomba anonima in un campo appena fuori dalla città, e adottarono un ragazzo da un orfanotrofio locale. Nessuno notò mai che il ragazzino adottato non era il vero figlio della coppia, perché il poveretto, malato, non si vedeva mai in giro. Così l’orfano adottato, e soprattutto i due genitori senza scrupoli, continuarono a vivere nel lusso.

Changeling
Henry Treat Rogers Mansion

Secondo Hunter, il fantasma del ragazzo malato lo indirizzò alla sua tomba, che si trovava adesso sotto una casa in South Dahlia Street a Denver. Lo spirito avrebbe minacciato di far del male alla famiglia che viveva nella casa del Sud Dahlia, se questa non avesse dato il permesso a Hunter di scavare in quel luogo. Comprensibilmente spaventata, quella famiglia acconsentì, e non passò molto tempo prima che Hunter e la sua squadra portassero alla luce resti umani, insieme a un medaglione d’oro che riportava inciso il nome del bambino morto. Eppure la macabra scoperta non risolse affatto il problema di Hunter: in effetti, l’infestazione in casa sua era solo peggiorata. Il poltergeist, anziché essere tranquillo e appagato, reagì con maggior violenza nei confronti di Hunter, e in un’occasione una porta a vetri gli esplose in faccia, recidendogli un’arteria del polso.
Poi, una notte, mentre dormiva, il muro dietro il letto “implose” e gli crollò addosso.
Temendo per la sua vita, e non capendo perché il fantasma fosse così adirato (in fondo Hunter aveva seguito tutte le sue indicazioni!) l’uomo fuggì in una nuova casa in Kearney Street, ma incredibilmente il fantasma lo seguì. Esasperato, Hunter chiamò un prete per eseguire un esorcismo, e questo mise fine a tutta la vicenda. Ebbene, da questo racconto nacque appunto The Changeling.

Ma quanto c’è di vero in quanto narrato da Hunter?

Ben poco, ahimè.

La biblioteca di Denver infatti ha recentemente fatto un ottimo lavoro verificando di fatto le affermazioni di Hunter.
In primo luogo, non c’è nessuna prova concreta che Hunter abbia realmente vissuto a Henry Treat Williams Mansion. Gli elenchi telefonici e gli elenchi delle abitazioni di Denver non possono infatti confermare che Hunter abbia vissuto al civico 1739 della 13th East Avenue di Denver, alla fine degli anni ’60. Hunter disse di essersi trasferito in Colorado da New York negli anni ’60 per aiutare i suoi genitori a gestire la Three Birches Lodge a Boulder, e in effetti secondo gli elenchi della città di Boulder, i coniugi Pearl E. e Russell H. Ellis gestirono la Three Birches Lodge negli anni ’60. Nonostante il loro cognome “Ellis”, questi erano in realtà i genitori di Russell Hunter, che infatti cambiò il cognome da Ellis a Hunter per la sua carriera nel mondo dello spettacolo. Questo cambio di nome è documentato nel censimento degli Stati Uniti del 1930. Ma allo stesso modo, non c’è modo di stabilire se Hunter abbia realmente vissuto nella presunta casa infestata.

E riguardo il fantasma della casa? Esisteva davvero un bambino gravemente malato, e morto?
All’inizio del secolo, una coppia senza figli viveva nella casa al civico 1739 della East 13th Avenue.
I due, Henry Treat Rogers (1837-1922) e sua moglie Kate Rogers (1865-1931) chiesero un permesso alla città di Denver nel luglio 1892 per costruire una “casa di mattoni”. Anche se la coppia non aveva figli, avevano due nipoti, un maschio e una femmina, che spesso vivevano a casa degli zii. La femmina, Frances Clarke Ristine (1881-1934), si trasferì a casa dei Rogers quando aveva 10 anni e vi rimase fino al suo matrimonio con George Ristine. Dopo aver vissuto a Chicago per diversi anni, Frances e suo marito tornarono a Denver dopo la morte di suo zio, avvenuta nel 1922, e abitarono nella casa del 13th Avenue con la zia Kate (che formalmente adottò Frances come sua figlia intorno al 1927). Frances diventò la segretaria presso la casa degli orfani di Denver. La donna ereditò la casa e una piccola fortuna dopo la morte della zia, avvenuta nel 1931. Frances Clarke Ristine morì nel 1934. Il maschio, invece, il cui nome era Henry Treat Rogers II (1892-1918), si laureò a Yale nel 1914 e iniziò a lavorare nello studio legale di suo zio, la Ellis & Johnson, intorno al 1916. Anche lui viveva al 1739 di 13th East Avenue, ma si arruolò nella prima guerra mondiale nel 1917 e non tornò mai più a casa. Morì nel 1918 all’età di 25 anni. Ci sono state notizie contrastanti sulla morte di Henry Treat Rogers II. Mentre un necrologio affermava che fosse morto per esaurimento fisico il 18 agosto 1918 a Cincinnati, un altro sosteneva che morì in Francia “per gli effetti di una grave tensione nervosa accumulata durante l’esperienza di guerra”. In suo nome, l’università di Yale istituì un fondo commemorativo.

Dov’è dunque il bambino fantasma?

Vediamo bene, quindi, come la leggenda messa in piedi da Hunter non si regga in piedi, e ciononostante niente impedisce alla gente di continuare a riferire strani avvenimenti che si manifesterebbero in tutto il quartiere di Cheesman Park.

Continuano le testimonianze di punti freddi, improvvise sensazioni di terrore, orbs che appaiono nelle fotografie… ma un nuovo tassello si è aggiunto a questa storia così curiosa: Cheesman Park era originariamente un cimitero. La prova? Nel 2010, gli operai che scavavano dei condotti per il sistema di irrigazione del parco dissotterrarono quattro scheletri in quello che sembrava essere un cimitero abbandonato…

E il mistero continua.

 




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