Donne con la pistola: il caso di Sharon Kinne

sharon kinne
Sharon e il marito
La sera del 19 marzo 1960, la polizia venne chiamata in un ranch di Indipendence, Missouri, a 10 miglia a est di Kansas City. Lì, una giovane casalinga accolse spaventata gli uomini della legge, dicendo loro di aver udito poco prima alcuni spari di arma di fuoco provenire dalla camera da letto in cui dormiva suo marito James Kinne. La donna, Sharon Kinne, disse alla polizia di essere entrata nella stanza da letto, e di aver trovato sua figlia Danna davanti al letto, con una pistola calibro 22 in mano, mentre osservava su padre, dopo avergli sparato nella parte posteriore della testa. Quando arrivarono i soccorsi, James venne subito portato all’ospedale, dove però morì poco dopo a causa della gravità delle ferite riportate. Partì un’indagine, che dimostrò come, in effetti, anche un bambino avrebbe potuto premere il grilletto della calibro 22, ma la polizia dopo alcune indagini classificò la morte di James Kinne un incidente. Sharon Kinne era libera di andare, ma presto sarebbe stata di nuovo sospettata dell’omicidio del marito, per una serie di eventi che successero di lì a poco… Nell’aprile 1960, usando i soldi della polizza assicurativa del marito, Sharon Kinne acquistò una Ford Thunderbird da un venditore di automobili di nome Walter Jones. Walter trovò molto attraente quella donna minuta e gentile, che però sembrava intendersene molto di motori, e ben presto i due intrecciarono una relazione, che però fu tormentata fin dall’inizio: Walter Jones infatti era già sposato, con una donna di nome Patricia, dalla quale, nonostante l’attrazione che provava per Sharon, non aveva alcuna intenzione di separarsi. Nel maggio 1960, Sharon Kinne chiese a Walter Jones di accompagnarla in un viaggio, ma l’uomo rifiutò, e Sharon partì da sola. Verso la fine di maggio, la donna tornò a Indipendence, e si recò subito dall’amante, comunicandogli di essere incinta. Si aspettava che avrebbe lasciato sua moglie. Invece, Walter Jones interruppe la loro relazione. Non molto tempo dopo, Patricia, la moglie di Walter Jones, scomparve. Walter cercò per qualche giorno la moglie, andando nei luoghi che la donna normalmente frequentava, ma di Patricia non c’era alcuna traccia. Così, Walter andò dalla polizia e fece denuncia di scomparsa. Poi, iniziò a parlare con tutti gli amici di sua moglie nella speranza che qualcuno di essi avesse qualche informazione utile da fornirgli. Un gruppo di colleghi di lavoro della donna lo informò che, il giorno esatto della scomparsa, mentre Patricia si trovava al lavoro in ufficio, ricevette una strana telefonata: dall’altro capo del telefono c’era una donna che chiedeva di poter parlare con lei dopo il lavoro. Patricia acconsentì a incontrarsi con la donna, e chiese a un collega di accompagnarla al luogo dell’appuntamento, il parcheggio di un ristorante di Indipendence. L’amico che accompagnò Patricia raccontò a Walter che effettivamente c’era una donna nel parcheggio. A bordo di una Ford Thunderbird. Walter Jones iniziò a sospettare che Sharon Kinne fosse coinvolta nella sparizione della moglie, e l’affrontò. La sua vecchia amante, ormai scaricata, ammise subito di aver incontrato davvero Patricia quel giorno e di averle parlato della faccenda, della relazione che aveva con suo marito e soprattutto del bambino che portava in grembo. Patricia ovviamente fu alquanto scossa dalle rivelazione fattele, e Sharon, vedendola molto turbata, si offrì di riaccompagnarla a casa. Sharon guidò fino a casa Jones, e qui lasciò Patricia. Da quel momento, di Patricia Jones si perse ogni traccia. Walter faticò non poco a credere alla versione dei fatti fornita da Sharon, e le chiese se davvero erano andate così le cose, e Sharon giurò che era pulita, e non c’entrava nulla con la sparizione della donna. Per dimostrare la sua completa estraneità nei fatti, Sharon chiese a un vecchio compagno di liceo di aiutare Walter nelle ricerche di Patricia. L’uomo si chiamava John Boldisz. E poche ore dopo la ripresa delle ricerche, Walter e John scoprirono il corpo di Patricia Jones, crivellato di proiettili, in una zona di campagna appena fuori città. La polizia interrogò Sharon, John Boldizs e Walter Jones, e successivamente  Sharon Kinne venne arrestata per l’omicidio di Patricia Jones. Non solo: la donna venne messa sotto processo anche per l’omicidio di suo marito, James Kinne. Ma Sharon Kinne era incinta e il processo avrebbe dovuto aspettare fino a quando non avesse partorito il suo bambino. Ma nessun parto avvenne: Sharon aveva perso il bambino, anche se molti si chiedono se la donna fosse stata davvero mai incinta. ——– E già questo è un punto molto oscuro della faccenda, perché non esistono prove che Sharon fosse realmente incinta…ma possibile che in carcere non la’vessero sottoposta ad accertamenti? e i risultati di questi accertamenti, dove sono finiti? ——-
Così, Sharon Kinne fu processata separatamente per ogni omicidio. Il processo per l’omicidio di Patricia Jones iniziò nel giugno del 1961. Il caso era così clamoroso che ben presto i media si accalcarono fuori dal tribunale per scoprire se la giuria avrebbe giudicato la donna colpevole e innocente… e grande fu lo stupore di tutti quando Sharon Kinne venne rilasciata, e giudicata non colpevole per l’omicidio di Patricia Jones, per una causa molto semplice: mancanza di prove concrete. Una volta libera, Sharon finì sotto i riflettori, e vi fu perfino un giurato che arrivò a chiedere alla donna il suo autografo, dopo che il verdetto venne letto… Ma se Sharon venne scagionata per un’accusa, su di lei pendeva ancora il processo per l’omicidio di James Kinne, che si è rivelato molto più complicato.sharon kinneIl primo processo del gennaio 1962, che si concluse con una condanna per omicidio e che aveva portato Sharon all’ergastolo, venne ribaltato a causa di irregolarità procedurali. Si fece un secondo processo, concluso senza un nulla di fatto (mancanza di prove certe, essendo state confutate quelle precedentemente presentate). Ci fu anche un terzo processo, avvenuto nel luglio del 1964, che portò la giuria a sospendere nuovamente il processo, perché nel frattempo la situazione personale di Sharon si era evoluta: in regime di detenzione, infatti, la donna aveva conosciuto un uomo, Francis Puglise, con il quale intendeva convolare a nozze. E decise di sposarsi in Messico. Sembrava che tutto dovesse filare liscio, ma ancora una volta il temperamento di Sharon venne fuori quando una sera incontrò, in un bar, un turista americano, tal Francisco Parades Ordoñez. I due probabilmente bevvero qualcosa assieme, poi Sharon tornò in albergo, ma qui subì (o almeno così raccontò) un tentativo di stupro da parte di Ordoñez, e il solo modo per sfuggire alla violenza fu sparare all’uomo, che morì sul colpo. Non contenta, dalla pistola di Sharon partì un secondo colpo che ferì, non in modo serio, un cameriere che era entrato nella stanza dopo aver sentito i colpi di pistola. Un successivo esame balistico rivelò che la pistola che aveva ucciso Ordoñez era la stessa pistola che aveva ucciso Patricia Jones. La polizia messicana non credette alla versione di Sharon Kinne sul tentato stupro e la donna venne processata per omicidio. Nell’ottobre del 1965 fu condannata a 10 anni di prigione. Un successivo ricorso e una revisione giudiziaria hanno avuto un effetto negativo sul caso di Sharon Kinne, estendendo la sua condanna a 13 anni, sostenendo che il primo processo era stato fin troppo indulgente. Sharon Kinne trascorse i successivi quattro anni in una prigione messicana, guadagnandosi il soprannome di “La Pistolera”. Poi, il 7 dicembre 1969, Sharon Kinne non si presentò per l’appello giornaliero in prigione. Subito le indagini partirono, in sordina vista la fama che si era guadagnata la donna… Ma il mattino dopo era ovvio che fosse fuggita. Alcuni credono che abbia corrotto una delle guardie, e che con il suo aiuto sia riuscita a fuggire approfittando di un blackout avvenuto la sera prima. Altri credono che il suo fidanzato l’abbia aiutata nella sua fuga. Un’altra avvincente teoria afferma che Sharon sia stata fatta evadere dal carecere addirittura dalla famiglia della sua ultima vittima, che l’avrebbe fatta uscire di prigione per il piacere di ucciderla… Tuttavia, l’FBI, lavorando con le autorità messicane, ipotizzò che fosse assai improbabile che Sharon fosse tornata negli Stati Uniti e che invece, più plausibilmente, si fosse trasferita in Guatemala. Tuttavia, il mandato di arresto per Sharon Kinne per l’omicidio di suo marito James, emesso nel 1964, è ancora attivo fino ad oggi, il che lo rende il mandato di arresto più lungo nella zona di Kansas City e uno dei più lunghi mandati di crimine nella storia degli Stati Uniti. E probabilmente resterà così ancora per molto, molto tempo, perchè nessuno sa davvero dove sia finita Sharon Kinne, la Pistolera… che probabilmente è ancora là fuori, da qualche parte.


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