La verità sul film L’esorcista. La storia di Roland Doe

  Uno dei più terrificanti esorcismi mai avvenuti nella storia della Chiesa, e reso immortale da un famoso film, si verificò nel 1948 a Cottage City, cittadina di poco più di 1000 abitanti nel Maryland. Qui viveva un ragazzo, conosciuto con lo pseudonimo di Robbie Mannheim, ma che i più conoscevano con il nome di Roland Doe.

Roland aveva 14 anni, ed era l’unico figlio di una famiglia tedesca, di religione luterana. Roland, che i più chiamavano affettuosamente Robbie, era un ragazzo come tanti altri: studioso e tranquillo, molto timido e riservato. Proprio per il suo carattere, Roland aveva difficoltà a legare con i coetanei, e difatti i suoi unici amici erano gli stessi membri della sua famiglia.

In particolare Roland apprezzava la compagnia di zia Harriet, famosa spiritista, che viveva in una casa che Roland considerava come il paese dei balocchi: la zia era infatti una collezionista di vari oggetti occulti e maledetti (certo non ai livelli dei coniugi Warren e del loro museo dell’occulto). Tra gli oggetti di Harriet ce n’era uno che interessava particolarmente al giovane Roland: una tavola Ouija. Un giorno il ragazzo chiese alla zia di vedere come funzionava quella tavoletta, e la zia esaudì il desiderio del nipote. I due trascorsero lunghi periodi a giocare con la tavola Ouija e Roland ne era letteralmente ossessionato…
Un brutto giorno, zia Harriet morì in circostanze misteriose. Roland non riuscì mai a riprendersi completamente da quel lutto: aveva perso non solo sua zia, ma anche l’unica amica che avesse mai avuto. Zia Harriet gli mancava terribilmente, e fu così che Roland decise di usare la tavoletta Ouija per mettersi in contatto con lo spirito della zia.
Da quel momento, le cose in casa Doe precipitarono.

Poco dopo la morte di zia Harriet, la famiglia Doe iniziò a sperimentare una serie di eventi inspiegabili. Tutto partì da suoni di gocce d’acqua che cadevano da qualche parte, senza che vi fosse un luogo d’origine. Poi, fu la volta di suoni simili a unghiate sulle pareti.
La famiglia Doe non vi diede molto peso, fino a quando i problemi iniziarono ad aumentare, coinvolgendo l’impianto idraulico della casa.
Il padre di Robbie controllò le tubature della casa, spaccando diverse sezioni di muro da cima a fondo, ma tutto funzionava perfettamente.

Per un po’ tutti cercarono semplicemente di ignorare quei rumori misteriosi, fino a quando questi disturbi non raggiunsero un livello insopportabile: i suoni di graffi alle pareti  e di gocce d’acqua erano accompagnati dal suono di numerosi passi, così potenti che spesso svegliavano la famiglia nel bel mezzo della notte.
Questi stessi rumori si sentivano poi anche durante il giorno, accompagnati da altri suoni, non meno spaventosi e disturbanti: porte che sbattevano, qualcuno che bussava… ma la cosa più strana era che i suoni non sembravano provenire dall’esterno della casa, quanto dal suo interno, e più precisamente da dentro le mura o da sotto il pavimento.

Poi, si arrivò a degli attacchi veri e propri: tutto si muoveva di sua spontanea volontà, in quella casa, dagli oggetti più piccoli che venivano scagliati con forza addosso alla famiglia Doe e oggetti ben più pesanti, come armadi, divani e altro mobilio. Quei fenomeni di poltergeist fecero inizialmente pensare che potesse trattarsi dello spirito di zia Harriet che cercava di stabilire un contatto, anche se la signora Doe aveva un presagio ben più sinistro. Un giorno infatti la signora Doe, di fronte a quelle manifestazioni accennò a una preghiera, ma aveva appena recitato poche parole che le immagini religiose, di cui la casa era disseminata, cominciarono a tremare e cadere al suolo, spaccandosi.

Gli eventi infatti non accennavano a fermarsi, anzi giorno dopo giorno aumentavano di frequenza e intensità, e ben presto anche la salute dell’intera famiglia Doe iniziò a risentirne. Era in pericolo anche l’incolumità fisica della famiglia, messa ormai a dura prova. Il primo membro della famiglia a essere preso di mira dal poltergeist fu proprio Roland. Un giorno si svegliò ricoperto di graffi e lividi, senza sapere come se li fosse provocati.
Un giorno la madre sentì degli strani rumori provenire dalla camera di Roland, e quando aprì la porta vide il figlio steso sul letto, in preda a pesanti convulsioni. L’entità che infestava la casa seguiva Robbie ovunque andasse. Manifestazioni del poltergeist si ebbero anche nella scuola frequentata da Roland, quando un giorno il suo banco è stato visto muoversi da solo fino a rompersi. Gli insegnanti e i compagni di classe di Roland iniziarono a guardarlo con sospetto e timore, e questo isolamento non fece altro che aggravare ulteriormente la situazione, poiché il timido e tranquillo Roland diventò ben presto aggressivo e incline a scoppi d’ira. E come se non bastasse, il ragazzino divenne anche violento nei confronti degli altri, genitori, compagni di scuola e insegnanti. Più volte gli insegnanti riferirono ai coniugi Doe che il figlio spesso bestemmiava, e parlava con una voce che non sembrava essere la sua. Inoltre, spesso si esprimeva in latino, una lingua che Robbie non conosceva.

I genitori erano molto preoccupati per questo suo comportamento e lo portarono da numerosi medici e psichiatri, che dopo le visite sentenziarono che Roland era normalissimo… Ma la situazione peggiorava sempre più, e a questo punto, visto che non si riuscivano a trovare soluzione, i coniugi Doe pensarono di rivolgersi alla Chiesa. Fu il prete luterano Miles Schulze a interessarsi del caso: inizialmente scettico, quando seppe di cosa era capace Robbie, decise di aiutarli.

Edward Albert Hughes

Il reverendo Schulze rimase qualche giorno in casa della famiglia Doe. La prima volta che Schulze guardò negli occhi Roland notò subito uno sguardo cupo, come se non ci fosse nulla dietro ai suoi occhi. In sua presenza si manifestarono tutti i segni di cui la madre di Roland gli aveva parlato, incluso il discorrere il latino di Robbie. Schulze concluse che effettivamente c’era una forza malvagia che dimorava nella loro casa, e che aveva sviluppato una particolare attenzione per Roland. Eseguì un semplice rito luterano che però non sembrò sortire nessun effetto. Fu allora che il reverendo si rese conto di aver a che fare con una forza troppo potente per lui e indirizzò la famiglia dal prete cattolico Edward Albert Hughes.

Hughes iniziò la sua investigazione in modo molto tranquillo: seduto al tavolo con Roland Doe, sua madre e suo padre, conversava col ragazzino del più e del meno, fino a quando estrasse dalla valigetta una Bibbia, e la mise sul tavolo di fronte al ragazzo, che in quel momento aveva gli occhi chiusi e quindi non poteva sapere di che libro si trattasse. Improvvisamente, la sua sedia cominciò a vibrare, per poi sollevarsi con lui ancora seduto. A quel punto Hughes chiese al ragazzo: “Chi sei?” in latino e Roland gli rispose, sempre in latino: “Io sono una legione”.
La risposta inquietò il prete. Com’era possibile che un ragazzino di14 anni conoscesse e parlasse in latino? E poi, la risposta che Roland gli aveva dato implicava che c’era più di un’entità che si era impossessata del giovane. Hughes capì così che l’esorcismo era l’unica via di salvezza per il ragazzo. Tuttavia era indeciso sul da farsi, dal momento che per lui si sarebbe trattato del primo esorcismo, e non si sentiva né pronto né preparato per un rito del genere.
Così, decise di portare Robbie al Georgetown University Hospital, un ospedale gesuita, dove l’esorcismo sarebbe stato monitorato dai frati gesuiti. Non appena Roland ebbe messo piede all’interno delll’ospedale, tutta la sua furia esplose in modo quasi disumano: urlava oscenità, tirava calci e pugni a tutto quello che gli capitava a tiro e sputava in faccia alle persone. Gli infermieri lo immobilizzarono con cinghie da polso per consentire a padre Hughes di svolgere l’esorcismo in tutta tranquillità, ma questo non fece altro che rendere il ragazzo ancora più violento. Robbie riuscì a liberarsi da una delle cinghie che gli immobilizzava il polso,  strappò una delle molle del letto con cui ferì Padre Hughes dal polso al gomito. La profonda ferita lo costrinse ad annullare il rito e Robbie venne mandato a casa.

Nelle settimane successive furono molti i preti che tentarono di praticare su Robbie l’esorcismo, ma tutti andarono incontro a terribili esperienze: molti dissero che durante gli esorcismi sul corpo del ragazzo comparivano dei lividi che formavano delle parole come “Hell” o “Evil”. In un’occasione, mentre i sacerdoti stavano pregando, sul petto di Robbie apparve la parola “hello”, davanti ai loro occhi.

A questo punto, dopo settimane di sforzi e oltre trenta esorcismi che non sembravano aver sortito alcun effetto, uno dei sacerdoti accorsi per esorcizzare Roland, Padre Bowdern, tentò di battezzare Robbie e costringendolo ad assumere la Santa Comunione. Bowdern infatti era convinto che se Roland, di religione luterana, fosse stato costretto a convertirsi al cattolicesimo, l’esorcismo avrebbe avuto effetto.
Quando però venne presentata l’ostia a Roland Doe, il ragazzo si trasformò in una bestia: urlava e si dimenava, e gettò a terra tutti gli uomini presenti nella stanza, dimostrando una forza sovrumana. I sacerdoti riuscirono comunque a tener fermo il ragazzo, a infilargli l’ostia in gola, e costringerlo a masticare. Per parecchi giorni dopo la comunione non ci fu alcun cambiamento in Roland, e tutti i sacerdoti che avevano assistito a quell’ultimo disperato tentativo pensarono che ormai non ci fosse più nulla da fare, ma un giorno accadde qualcosa di strano. Il ragazzo si svegliò  dal sonno profondo in cui era scivolato, e con una voce chiara e profonda urlò: “Satana! Satana! Sono San Michele e tu Satana e gli altri spiriti maligni vi ordino di lasciare il corpo ora”.
Dopo quest’urlo Roland Doe cadde addormentato, apparentemente senza nessun segno di possessione diabolica. I segni sul suo corpo sbiadirono lentamente, fino a scomparire, e quando il ragazzino si risvegliò era completamente guarito. Ma non ricordava nulla di quanto gli era accaduto.
L’esorcismo era finalmente riuscito.

Molti punti oscuri restano su questa vicenda, a partire dal vero nome del ragazzo. Ci furono più di quaranta testimoni di quell’esorcismo, e tutti i dettagli di cui siamo a conoscenza li sappiamo perchè narrati nei diari dei preti che hanno assistito a quelle terribili scene. La vera identità del ragazzo però rimane ancora avvolta dal mistero, e anche se si parla comunemente di “Robbie Mannheim” e  “Roland Doe” non è difficile credere si tratti di semplici pseudonimi e che la reale identità del ragazzino sia ancora segreta, anche se non si sa perchè.

 

 



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