UFO ed extraterrestri: il caso di Linda Cortile

3 giugno 2018

Aderente a mondo del paranormale, il fenomeno del rapimento alieno ha scatenato, e continua a scatenare, moltissime opinioni. I dibattiti tra i possibilisti e i negazionisti non si contano, così come non mancano le storie su rapimenti alieni e affini. Molte di queste storie vengono etichettate come bufale, altre che cercano di farsi strada nella valle della verità… Questo è il caso, ad esempio, del rapimento di Linda Cortile, meglio conosciuto come l’Abduction di Manhattan.

Tutto parte con uno dei più importanti e conosciuti investigatori UFO del mondo, Budd Elliot Hopkins. Famoso per essersi focalizzato non tanto sugli incontri ravvicinati, quanto sulle segnalazioni di rapimenti da parte di alieni, Hopkins riversò tanta della sua curiosità nella ricerca del fenomeno che finì per essere conosciuto col soprannome di “Il padre del movimento di rapimento”. Ha scritto un paio di libri sull’argomento, il secondo dei quali è il protagonista indiretto di questa storia.

Nell’aprile del 1989, la quarantanovenne Linda Cortile s’imbatté proprio in questo libro, dal titolo Intruders: The Incredible Visitations at Copley Woods, e cominciò a leggerlo. Più leggeva, più iniziava a farsi delle domande, strettamente legate con la sua esperienza. Tredici anni prima infatti, Linda aveva scoperto una protuberanza sul suo viso non lontano dal naso. Quando un dottore esaminò questa malformazioni, sentenziò che era l’esito di un intervento chirurgico… L’unico problema era che nessun intervento chirurgico aveva mai avuto luogo.
Linda si era dunque convinta che quest’intervento fosse stato eseguito dagli alieni, e contattò Budd Hopkins per raccontargli la sua teoria. Sette mesi dopo quest’incontro, quello di Linda divenne il più avvincente e controverso di tutti i casi di rapimento alieno. Conosciuto universalmente come Manhattan Transfer Abduction.

La storia del rapimento di Manhattan Transfer
Inizialmente si chiamava Linda Cortile, ma in seguito cambiò il suo nome in Linda Napolitano. Verso le 3:00 del 30 novembre 1989, Linda avrebbe avuto un’esperienza con diversi alieni. I ricordi di quella notte sono per lo più frammentari, ma Linda ricordò chiaramente di essersi svegliata, nel cuore della notte, e di essersi trovata a fluttuare fuori dalla finestra della sua camera da letto, in un appartamento al dodicesimo piano di un elegante condominio a due passi dal ponte di Brooklyn, Manhattan. La ragazza venne letteralmente “trasferita” dalla sua stanza a un UFO, che si trovava esattamente alla stessa altezza. Una volta a bordo, gli alieni l’hanno scortata in una stanza che probabilmente era una sala medica. Lì, raccontò Linda, venne sottoposta a un esame. Dal momento che Linda non ricordava i dettagli dell’esame a cui sarebbe stata sottoposta, Hopkins decise di provare la regressione ipnotica, e sottopose Linda Cortile a diverse sedute di ipnosi regressiva, che si svolsero nel corso di gran parte dell’anno successivo. Torneremo in seguito sull’esito di questi esami: quel che ci preme sottolineare adesso è che ciò che distingue l’esperienza di Manhattan Transfer Abduction da quasi tutti gli altri casi è quello che è successo poco più di un anno dopo il rapimento.

Testimoni chiave
Hopkins infatti ebbe un riscontro importante al caso di Linda Cortile da altri due testimoni: Hopkins ricevette una lettera da due uomini, chiamati Richard e Dan, che confermava le testimonianze fatte da Linda. Tuttavia, Hopkins nutriva qualche dubbio sulla coppia. Volendo saperne di più su di loro, l’uomo fece delle indagini sulla loro identità, scoprendo che Richard e Dan erano entrambi due guardie del corpo, e il 30 novembre, la notte del Manhattan Transfer Abduction, i due erano in servizio, e stavano sorvegliando lo stesso uomo. Erano tutti e tre in una limousine e stavano attraversando il ponte di Brooklyn quando videro qualcosa che li scioccò. Entrambe le guardie del corpo insistettero sul fatto di aver visto una donna fluttuare a diversi metri d’altezza, mentre si dirigeva verso un grosso velivolo sospeso nelle vicinanze del palazzo da cui la donna era presumibilmente uscita. Se questa testimonianza non era abbastanza, i due aggiunsero che assieme alla donna c’era un terzetto di altri esseri, che fluttuavano proprio nelle vicinanze della donna. I quattro entrarono nell’UFO, si diressero verso l’East River e scomparvero sott’acqua.

Interrogatorio di Linda Cortile
Qualunque cosa fosse avvenuta nel bel mezzo di quella notte di novembre ebbe un effetto profondo su Linda e ancor più sulle guardie del corpo. Entrambi gli uomini divennero più irrazionali e cominciarono a mostrare comportamenti psicotici. Dan in particolare si convinse che Linda possedesse un insolito potere soprannaturale e che esercitasse un’influenza straordinaria su altre persone. L’ossessione di Dan verso Linda assunse un tono ben più grave quando l’uomo iniziò a perseguitarla: il 29 aprile 1991, convintosi della pericolosità di Linda, Dan la rapì, con l’aiuto di Richard, e portò Linda a casa sua, dove la interrogò per ore. Quindi la lasciò andare, per poi rapirla nuovamente, sei mesi dopo, e sottoporla a un nuovo interrogatorio, nel quale le fece indossare una camicia da notte del tutto uguale a quella che la donna indossava quando venne rapita dagli alieni. In questo modo, Dan voleva ricreare le stesse condizioni del primo rapimento, sperando quasi che si ripetesse. Ovviamente non accadde nulla di tutto questo, e Linda abbandonò la casa di Dan più scossa e terrorizzata che mai. Poche settimane più tardi, il suo incubo finì, quando Richard le rivelò che l’ossessione di Dan per lei aveva raggiunto un tale culmine che si era reso necessario il ricovero coatto di Dan in una clinica per malati di mente.

Mentre Linda era impegnata sul fronte del poliziotto ossessionato, Budd Hopkins ricevette un’altra lettera per posta, inviatagli da una donna di nome Janet Trimble, nuova testimone oculare dell’abduction di Linda. Anche Janet stava attraversando il ponte di Brooklyn, quando si accorse della presenza di quella donna che fluttuava in aria, nelle vicinanze di un oggetto volante. Ma Janet non ci diede particolarmente peso, ipotizzando potesse trattarsi di una trovata pubblicitaria in vista dell’uscita di un prossimo film sugli extraterrestri. Insomma, pensò che UFO, alieni (anche lei aveva visto gli uomini grigi volteggiare vicino a Linda) e donna con camicia da notte svolazzante, sospesa a diversi centinaia di metri, fosse una genialata hollywoodiana… salvo poi ricredersi quando seppe che altra gente aveva visto questa scena, che di cinematografico non aveva proprio nulla.

A oggi, i numerosi siti web che parlano del caso di Linda Cortile sostengono che ci sono ben 23 testimoni del caso di Manhattan Transfer Abduction…e proprio questi siti pubblicizzano la verità su questa storia..verità facilmente intuibile.

Una bufala colossale.
Il rapimento alieno di Linda Cortile non ebbe mai luogo, in poche parole. In primo luogo, i due poliziotti testimoni dell’evento contattarono Hopkins 15 mesi dopo. E anche gli altri testimoni sono comparsi dopo il quindicesimo mese. Perché tutto questo ritardo? Se, come ha detto Hopkins, le testimonianze dei due agenti sono le prime del caso, si può anche giustificare il loro silenzio col fatto che magari avevano paura di ritorsioni da parte dei loro superiori… ma questo non giustificherebbe il silenzio delle altre persone presenti quel giorno.

In secondo luogo, il condominio in cui viveva Linda Cortile era a un tiro di schioppo dalla piattaforma di carico del New York Post. Nessuno degli operai di turno ha mai riferito di qualcosa di insolito che accadde in quei momenti… eppure sarebbero stati proprio gli operai gli spettatori privilegiati, trovandosi così vicini.

In terzo luogo, i due principali testimoni, Dan e Richard, che si presentarono a Hopkins con i soli nomi di battesimo. Stavano scortando in macchina un personaggio di un certo calibro, un personaggio politico molto importante, un membro dell’ONU, addirittura. Inizialmente il suo nome fu coperto dal massimo riserbo, poi, come sempre, la curiosità ebbe la meglio sula riservatezza e il nome circolò: Javier Perez de Cuellar, allora Segretario Generale delle Nazioni Unite. Peccato che Cuellar abbia smentito categoricamente e con ironia queste voci.

Sono passati quasi tre decenni e il Manhattan Transfer Abduction sta ancora suscitando scalpore. Vero o falso, resta un mistero senza risposta…o forse no?

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