Messico: i misteri della zona del silenzio

Zona del silenzio, zona del silencio

Il nostro pianeta è pieno di misteri. Uno dei misteri più noti è il Triangolo delle Bermude, ma c’è un’altra località, meno conosciuta, ammantata di leggende che non hanno nulla da invidiare a quelle del famoso Triangolo del Diavolo. Il nome di questa località, che si trova in Messico, è Zona del Silenzio, nota anche come la Zona Silente Mapimi. Gli scienziati hanno soprannominato questa zona come “Mar de Tetys”, o il Mare di Thetys, perché una volta completamente sommersa dall’acqua, come si vede dalle tracce di vita marina trovate nei fossili della zona.

Dov’è la zona del silenzio?

Non lontano da Bolsón de Mapimí, in Messico, c’è un’area desertica lunga circa 50 chilometri che ha guadagnato il nome la Zona del Silencio. Qui si incontrano gli Stati di Chihuahua, Durango e Coahuila, a circa 400 miglia a sud di El Paso, in Texas. La Zona del SIlenzio è chiusa, a est, da una catena montuosa. Non ci sono insediamenti urbani, in quest’area: il villaggio più vicino, Ceballos, è a circa 25 miglia di distanza. Il suo essere così isolata ha alimentato molte leggende, e anche se molte di essere sono state dimostrate assolutamente false e prive di fondamento, nondimeno queste storie contribuiscono a mantenere alta l’attenzione sulla Zona del Silenzio, che resta ancor oggi una zona piena di meraviglia e storie intriganti.

Mappa della zona del silenzio

La mappa della Zona del Silenzio che mostra l’area degli strani fenomeni. Google Earth 2017.

Come sono iniziate le leggende

La prima delle voci su questa zona iniziò a circolare negli anni ’30, dopo che il pilota Francisco Sarabia dovette fare un atterraggio di emergenza a causa di non meglio precisate “anomalie radio”. Sarabia era in volo sulla regione messicana quando iniziò a notare strane anomalie che interessavano le sue strumentazioni di bordo. Oltre a questo, Sarabia aveva notato che anche le sue apparecchiature radio non funzionavano affatto, il che rendeva impossibile comunicare con la torre di controllo e segnalare i problemi che stava avendo. Quel che più metteva in allarme Sarabia era l’aver capito che quelle anomalie erano causate da qualcosa, o qualcuno, che stava interferendo con le normali operazioni del suo aereo.

 

Poi, nel 1964, un ingegnere PEMEX, Harry de la Peña, stava esaminando il deserto nella ricerca di un luogo per far passare l’oleodotto che avrebbe dovuto servire la cittadina di Jiménez, Chihuahua. Durante la sua spedizione, mentre sorvolava a bassa quota il deserto, improvvisamente le sue apparecchiature radio smisero di funzionare.  Fu così che de la Peña, per meglio definire il tipo di guasto che lo aveva colpito, disse di aver attraversato una zona morta o “silenziosa”, che aveva colpito le sue comunicazioni radio. Fu proprio de la Peña che descrisse l’area come “la zona del silenzio”. Da allora, il termine fu usato per definire questo territorio in cui ogni comunicazione radio viene improvvisamente a mancare.

Harry de la Peña nutriva un grande interesse per queste anomalie radio, e quindi si recò in seguito più e più volte nella zona per tentare di ripetere il fenomeno, e quello che scoprì fu sorprendente: le “zone nel silenzio” non erano fisse, ma sembravano muoversi da un posto all’altro, e non fu più in grado di individuare le esatte coordinate in cui si verificavano le interferenze radio.

Questi resoconti di blackout nelle comunicazioni radio diedero subito alla Zona del Silenzio una reputazione inquietante, ma quello che accadde diversi anni dopo la prima spedizione di de la Peña nella zona avrebbe bollato la Zona del Silenzio come una delle più interessanti di tutto il pianeta, dal punto di vista paranormale.

Missili e radioattività nella zona del silenzio

Durante la Guerra Fredda, la base missilistica situata nel deserto di White Sands nel Nuovo Messico stava conducendo una serie di test usando i razzi Athena RTV. Le missioni erano congiunte tra l’USAF e l’esercito degli Stati Uniti ed erano state progettate per indagare sugli impatti sui missili a seguito del rientro in atmosfera. L’11 luglio 1970, il razzo Athena RTV V123D fu lanciato da Green River Complex nello Utah. Secondo i calcoli, la sua parte finale, che trasportava una capsula di Cobalto-57 radioattivo, doveva cadere nel deserto di White Sands. Invece, contrariamente alle aspettative, il razzo ebbe qualcosa di simile a un guasto, che anzichè farlo precipitare dove previsto gli fece continuare la sua traiettoria, superando White Sand per più di 500 miglia. Il razzo finì per schiantarsi dalle parti di Cerro San Ignacio, nella Zona del Silenzio, senza emettere più alcun segnale radio. Quando il governo degli Stati Uniti ha chiesto il permesso di entrare nell’area e recuperare i detriti del razzo, il governo messicano ha permesso ai funzionari di accedere al sito, e i due governi hanno lavorato rapidamente e segretamente per proteggere l’area e iniziare la ricerca della capsula radioattiva.

harry de la peña ha coniato la zona del silenzio
Harry de la Peña, 1966.

Con il passare del tempo, quando la squadra di recupero entrò nel sito, ci si rese subito conto che qualcosa stava influenzando tutte le comunicazioni. Le radio erano mute, non si riceveva alcun segnale, e anche le strumentazioni sembravano impazzite. Senza comunicazioni efficaci, il coordinamento tra le squadre era molto più difficile, e non erano solo i segnali radio ad essere inspiegabilmente interrotti. Anche i segnali televisivi e satellitari avevano subito interruzioni. Rispolverando antiche testimonianze sulla Zona del Silenzio, si scoprì che studi sui meteoriti avevano dimostrato che quello era il luogo sul pianeta con la maggiore precipitazione di corpi celesti all’interno del proprio perimetro. Solo l’anno prima il meteorite Allende precipitò esattamente nella zona, effettuando una clamorosa deviazione prima di entrare in contatto con l’atmosfera, come se fosse “pilotato” da qualcosa che si trovava nella Zona del Silenzio. Studi sui frammenti del meteorite consentirono anche una datazione: l’oggetto era vecchio di 13 milioni di anni, quasi tre volte l’età del nostro sistema solare. Si ipotizzò dunque che il meteorite fosse stato attirato da qualcosa che era sepolto sotto terra, qualcosa che era stato in grado di produrre un campo magnetico di enorme forza.

Così, per giustificare tutte le stranezze che si verificavano in quel luogo, gli studiosi fecero ricorso alla teoria di particolari campi magnetici sotto la superficie. Ci vollero diverse settimane, ma il governo americano alla fine trovò la capsula, recuperò i detriti e condusse una bonifica radioattiva dell’intera area. Circa 20 tonnellate di terreno radioattivo, comprese le piante, vennero rimosse e depositate nel deserto di White Sands, per essere anlizzate minuziosamente. Infatti, non erano stati rinvenuti solo i detriti della capsula, ma anche alcunii animali, morti in seguito all’impatto. Nulla di strano, verrebbe da pensare, se non fosse che quegli animali erano testuggini incredibilmente grandi (dimensione abnorme per la specie) e altri rettili con colori mai visti prima. Bisognava studiarli, perchè erano tutto forché normali.

Altri strani fenomeni

Oltre alle storie sulla perdita di segnali radio, sono emersi con il tempo innumerevoli resoconti di eventi anomali avvenuti nella Zona del Silenzio. C’è da dire che molti tra quei rapporti sono giudicati poco attendibili, e la stragrande maggioranza di loro non ha mai ricevuto una spiegazione adeguata. Questi aneddoti raccontano davvero di tutto, da strane luci avvistate nel cielo a velivoli rettangolari, da persone che appaiono quasi dal nulla a persone che, invece, scompaiono. I nativi di Ceballos, dal canto loro, avvertono che è meglio stare lontani dalla Zona del Silenzio, piochè è abitata dagli spiriti degli antenati che non devono essere disturbati, e anche le autorità di Messico City hanno introdotto il divieto di scavo e di accesso alla zona, al fine di evitare che troppa gente “estranea” acceda al sito per indagare. . La sensazione è che si voglia a tutti costi tenere la gente più lontana possibile dalla zona..

Tuttavia, non mancano gli incontri ravvicinati: molta genete del posto ha infati racontato di essere stati avvicinati da strani individui, due uomini e una donna, tutti e tre biondi. I tre sarebbero stati avvistati in più occasioni aggiraresi in particolare nei dintorni di un ranch. Sono stati descritti come uomini dal portamento fiero, con indosso abiti inadatti a un ambiente desertico, e sarebbero stati descritti come estremamente educati. Ogni visita aveva lo stesso motivo: i tre avrebbero chiesto di riempire le loro giare con acqua dal pozzo della proprietà. Non hanno mai chiesto cibo o altro, e quando è stato chiesto loro da dove provenissero, la risposta è sempre stata solo una: “dall’alto”.

Un incontro nella tempesta

Un rapporto fatto nell’ottobre del 1975 consolidò ulteriormente la nomea della Zona come un posto davvero strano. Due cacciatori di fossili, Ernesto e Josefina Diaz, fortemente convinti che la Zona del Silenzio fosse davvero un luogo carico di mistero, vi si erano avventurati per raccogliere campioni e tutte le rocce insolite che erano riusciti a trovare. Mentre lavoravano, un enorme fronte temporalesco stava dirigendosi verso il luogo in cui si trovavano. Fortunatamente Ernesto e Josefina Diaz se ne accorsero per tempo, e corsero verso la loro auto per evitare di essere sorpresi all’aperto dalla tempesta. Purtroppo però, mentre guidavano attraverso il deserto, l’acqua si mescolò alla sabbia, formando un terreno molto insidioso, e il pickup finì impaludato in mezzo al deserto, impossibilitato a muoversi. I Diaz si accorsero con sgomento che il veicolo stava lentamente sprofondando, e prababilmente sarebbero morti, inghiottiti dalle sabbie, se in loro soccorso non fossero giunti due uomini. I due, a detta della coppia, avevano un’altezza sopra la media, e indossavano abiti identici: un impermeabile giallo e un berretto. Non appena la coppia di stranieri si fu avvicinata, offrendosi di aiutare i Diaz, il pickup uscì in qualche modo dalla situaizone in cui si era trovato, arrivando a posarsi sul terreno solido, finalmente fuori pericolo.
I due stranieri avevano intimato a Ernesto Diaz di rimanere all’interno del camion, ma l’uomo non ne volle sapere, e scese per ringraziarli personalmente ringraziarli per i loro sforzi. Ma quando fu sceso dal veicolo, non c’era più nessuno. I due uomini erano svaniti senza lasciare nemmeno un’impronta nel fango.

 

Tra i tanti misteri che circondano la Zona del Silenzio, però, una vale la pena sottolinearla: nonostante sia una zona desertica, in cui la temperatura sovente raggiunge e supera i 45gradi, c’è una certa abbondanza di vegetazione e su tutta la sua superficie si possono trovare molti scheletri di animali. Certo, è un deserto, verrebbe da pensare, se non fosse che gli animali che muoiono qui non sono animali abituati al clima del deserto: si trovano infatti carcasse di mucche, conigli, cani, maiali, provenienti in massima parte dagli allevamenti privati che si trovano nelle vicinanze. Questo dimostra che questi animali fuggono dalle recinzioni per scegliere di venire a morire proprio qui, in questo deserto. Certo, è scientificamente provato che molti animali, tra cui gli elefanti, cercano sempre di raggiungere un luogo speciale quando sono vicini alla morte. Lo fanno anche i gatti, che non muoiono mai vicini a casa, ma si allontanano alla ricerca del luogo giusto per il trapasso. Ma il motivo per cui la maggior parte degli animali sceglie proprio la Zona del Silenzio per morire è ancor oggi un enigma senza risposta.

E c’è poi un altro elemento che rende la Zona del Silenzio molto appetibile per gli appassionati di paranormale: Mapimì si trova infatti tra il 26° e il 28° parallelo, che ospita anche il Triangolo delle Bermude, le Piramidi di Giza e il Tempio del Dalai Lama. Semplici coincidenze?



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