Il paese dei bambini perduti

Bardi. Una camminata nella boscaglia, il tempo che passa senza controllo, il sole che va scendendo lentamente, le ombre della sera si allungano, il sole sta tramontando. Girovagate senza meta, lì in mezzo alla natura.

Una meta a dire il vero l’avevate, ma stranamente non siete in grado di raggiungerla. Qualcosa, o qualcuno, sembra impedirvelo.
Girate, girate, e poi, improvvisamente, nel folto delle foglie e nell’intrico dei rami, ecco apparire qualcosa. Un muro in mattoni, una finestra priva di imposte che vi osserva, con le sue occhiaie vuote. Ancora qualche passo, una radura che si apre, gli uccellini improvvisamente tacciono, il silenzio regna sovrano, gli alberi che abbracciano poche case, l’edera ondeggiante padrona di tutto.

Eccolo, è lì. Il torrente scorre cantilenando sulla sinistra. Ne indovinate la presenza dal rumore giocoso dell’acqua, ma non è il fiume che guardate.
Di fronte a voi, immerso nella boscaglia, sulla riva destra del torrente, tutto in pietra e ricoperto di edera, appare, a chi lo visita, a metà strada tra il maledetto e il fatato. Lui è Ca’ Scapini. Il paese senza tempo, in cui il tempo si è fermato. Il paese rimasto com’era e dov’era come per un’assurda magia. Ca’ Scapini, il paese dei bambini perduti.

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