Sharon Lopatka, la donna che voleva morire

sharon lopatka

Era il 13 ottobre 1996 quando una donna di 35 anni, Sharon Lopatka, lasciò la sua casa di Hampstead, Maryland, per recarsi in North Carolina. Sharon aveva detto a suo marito Victor che aveva organizzato un viaggio in Georgia per andare a far visita ad alcuni amici, ma una settimana dopo la partenza della moglie, Victor scoprì un biglietto sotto il materasso, in cui la moglie aveva appuntato alcune note che misero l’uomo in agitazione: la donna infatti aveva organizzato un viaggio davvero bizzarro, e presagendo il peggio, Victor chiamò subito la polizia, che esaminò il pc della donna, individuando alcune email particolarmente significative, da cui emerse una verità scomoda: Sharon non aveva alcuna intenzione di recarsi in Georgia, ma aveva un appuntamento con qualcuno a Lenoir, nella Carolina del Nord.

Così partirono le ricerche per ritrovare la donna, e il 25 ottobre 1996 Sharon venne ritrovata, nuda e in stato di decomposizione, a poca distanza dalla casa della persona che era andata a visitare. Le sue mani e i suoi piedi erano stati legati con una corda e una corda di nylon era stretta attorno al collo della donna. Il corpo presentava alcuni graffi attorno al collo e sul seno. Il medico legale stabilì che Sharon morì di morte violenta, per strangolamento… e la morte violenta era esattamente quanto Sharon aveva desiderato, e quanto era andata a cercare a Lenoir.

La vita

Sharon Denburg nacque nel 1961, prima di quattro figlie. La famiglia viveva in un sobborgo di Baltimora, nel Maryland, e i genitori della donna erano ebrei ortodossi devoti, attivi nella congregazione Beth Tfiloh: Abraham Denburg era un cantore a Beth Tfiloh, la più grande sinagoga ebraica ortodossa di Baltimora. Sua figlia Sharon conduceva una vita all’apparenza del tutto normale: praticava sport, cantava nel coro della scuola ed era ritenuta “normale” dai compagni di scuola.

Nel 1991, Sharon sposò Victor, operaio edile che non era ebreo, ma cattolico. La differenza di religione indispettì i genitori di Sharon, che tentarono in tutti i modi di opporsi alla relazione della figlia con l’uomo, senza però riuscirci. Dopo il matrimonio, Sharon e Victor si trasferirono in una piccola casa in stile ranch a Hampstead, Maryland. Non ebbero figli. Mentre il marito proseguiva la sua attività, Sharon iniziò diversi lavoretti per racimolare un po’ di denaro, e lo faceva soprattutto attraverso internet, offrendosi come traduttrice di testi. Poi iniziò a fare consulti telefonici, a dare sostegno psicologico online, a leggere le carte e alla fine, vedendo nuove possibilità di guadagno, iniziò a fare pubblicità per video pornografici.

Le ossessioni di Sharon

Sotto lo pseudonimo di Nancy Carlson, Sharon pubblicizzò diversi video, che ritraevano giovani donne che venivano narcotizzate e quindi stuprate. La mente di Sharon di focalizzò sull’ambito sessuale, e la donna si iscrisse a vari siti internet per feticisti, giungendo a mettere in vendita la propria biancheria usata… e guadagnava parecchio, dalle vendite. In internet, la donna entrò in contatto con varie persone che condividevano i suoi interessi non convenzionali: frequentò spesso chatroom hardcore a tema pornografico, in cui gli abbonati discutevano apertamente i loro interessi in necrofilia, bondage, feticci e sadomasochismo.

Questo tipo di internet divenne quasi una droga per Sharon, e la donna divenne una frequentatrice abituale di queste chat, alle quali accedeva spesso con diversi nickname, in modo da garantirsi l’anonimato e la possibilità di  perseguire le sue fantasie malate e insolite. Secondo il Washington Post , il 3 novembre 1996 Sharon raggiunse l’apice della follia quando postò un messaggio, in cui si diceva interessata, affascinata, dalle torture, e che le sarebbe piaciuto essere torturata fino alla morte.

Il News & Observer risalì a oltre 50 messaggi su questo tenore, che Sharon aveva scritto nell’arco di diversi mesi: molti erano apparsi su siti internet dedicati alla pratica del sadismo e del bondage, ma in molti messaggi la donna si spingeva ben oltre il consentito, affermando con sicurezza che voleva esser “torturata e uccisa”. Addirittura, contattò diversi uomini che bazzicavano in questi siti, chiedendo loro di esaudire il suo desiderio, ma questi, fortunatamente, si tirarono indeitro, non appena scoprirono che la voltontà di Sharon era veramente quella di essere torturata fino a morire. La sua mente perversa era troppo, anche per loro. Ma non per tutti. E Sharon trovò un uomo disposto a darle esattamente quello che desiderava.

Robert Frederick Glass, detto “Bobby”, era un analista informatico di 45 anni che lavorava per la contea di Catawba, Carolina del Nord. Bobby era sposato con Cherry, e avevano tre figli, due ragazzine di 10 e 7 anni e un maschio di 6. Tuttavia Cherry si lamentava che il marito amasse più il computer che la sua stessa famiglia, che passasse più tempo con il pc che con loro, e stanca di vedere il marito sempre attaccato al pc, tra giochi e programmazioni, alla fine decise di lasciarlo. Era il maggio 1996. In verità, qualcos’altro aveva allarmato Cherry. La donna aveva infatti notato che il marito passava ore e ore attaccato al pc, anche a ore tarde, e digitava continuamente sulla tastiera, per poi smettere improvvisamente non appena qualcuno si avvicinava a lui. Questo comportamento l’aveva insospettita non poco, e un giorno in cui Bobby non era in casa, Cherry si connesse al PC del marito e trovò una serie di email salvate nel disco rigido del pc, e il tono di queste mail la mise in allarme. I messaggi erano stati pubblicati sotto gli pseudonimi Toyman e Slowhand, e l’avevano allarmata per la loro natura “cruda, violenta e inquietante”. Il marito eta sempre stato una persona dolce, piacevole, amabile, e questa sua doppia personalità la terrorizzava. E fu così che la donna pose fine al suo matrimonio.

Nel mese di agosto del 1996, Bobby e Sharon si conobbero, chattando assieme in una delle tante chat a sfondo sessuale che entrambi frequentavano. Era la prima volta che si parlavano, e quando Bobby parlò di un feticcio che aveva realizzato per infliggere dolore, Sharon aveva subito esposto il desiderio di essere torturata. La preda aveva attirato il cacciatore.

Bobby e Sharon iniziarono a mandarsi diverse email, in cui la donna gli chiedeva di compiere la sua fantasia, e per tutta risposta l’uomo le aveva raccontato nei minimi dettagli come aveva intenzione di realizzare il suo desiderio. La corrispondenza e-mail tra i due durò diversi mesi: si stima che possano essere state scambiate qualcosa come 900 email.

La mattina del 13 ottobre 1996, Sharon mise in atto il suo piano. Prese la sua Honda Civic, guidò fino a Baltimora e lasciò la macchina al deposito ferroviario della città del Maryland, dicendo al marito Victor che stava andando a salutare alcuni amici in Georgia. Invece, prese il treno delle 9:15 per Charlotte, North Carolina, dove arrivò alle 20:45. Qui Bobby la stava aspettando.

Da questo momento, Sharon sparisce, letteralmente. Il marito inizia a cercare la donna, e trova un biglietto, che porta alla polizia: in quel foglietto Sharon ha scritto che non sarebbe tornata a casa, e ha concluso il biglietto con una frase misteriosa: “Se il mio corpo non verrà mai recuperato, non preoccupatevi: sappiate che sono in pace. Ce n’è abbastanza per spaventare Victor, e l’uomo pressa la polizia affinché indaghi il più possibile sulla scomparsa della moglie. La polizia a questo punto scopre, nel computer della donna, alcune mail che provano un collegamento tra Sharon e Bobby Glass.

Verso la fine di ottobre, più precisamente il 25  (12 giorni dopo la scomparsa di Sharon) la polizia si reca presso l’abitazione di Bobby Glass, e inizia a perquisire i dintorni, interessati soprattutto al rimorchio-roulotte turchese dell’uomo, che alcuni testimoni hanno visto allontanarsi dalla stazione di Charlotte, lo stesso giorno in cui Sharon è scomparsa. Il rimorchio è lì, al centro del giardino della casa di Bobby. Chiamarlo “giardino”, in effetti, è alquanto ottimistico: la proprietà è infatti disseminata di sacchetti di immondizia che emanano un odore di putrefazione, giocattoli abbandonati, sedie rotte e una quantità impressionante di cianfrusaglie sparse un po’ ovunque. Poi la polizia entra nel rimorchio di Bobby, scoprendo, in mezzo allo sporco e al disordine, resti di spinelli, oggettistica pornografica, corde, catene, maschere di lattice, video di pedopornografia e molti oggetti che testimoniano l’inequivocabile passione di Bobby per il bondage e il sadomasochismo.

Poi, la polizia trova una grossa quantità di CDrom, supporti informatici e una pistola.

Nel frattempo, un poliziotto si accorge che a poca distanza dal rimorchio, c’è un tumulo di terreno fresco, che sembra essere realizzato da poco. Appena 70centimetri sotto la terra, viene rinvenuto ciò che resta del cadavere di Sharon. Bobby viene prelevato direttamente dal posto di lavoro, in cui si trova mentre la polizia sta rivoltando la sua “tenuta”, e arrestato per l’omicidio di Sharon Lopatka. Per la prima volta, un uomo viene sospettato di omicidio e quindi arrestato, basandosi solamente su prove ottenute da messaggi di posta elettronica.

Durante la detenzione, Bobby è stato interrogato a lungo per cercare di scoprire cosa l’ha postato ad assassinare Sharon. L’uomo ha raccontato che, per diversi giorni, lui e la donna hanno dato libero sfogo alle loro fantasie sessuali violente, all’interno della roulotte. Confessò che Sharon gli aveva volontariamente dato il permesso di legarla con una corda, e che gli aveva detto di stringerla sempre di più, fino a soffocarla, ma che aveva desistito, non volendo affatto ucciderla. Purtroppo però la corda era stata effettivamente stretta troppo forte al collo di Sharon, che era morta per asfissia.

Bobby, dal canto suo, pur essendo stato accusato di omicidio volontario, si difese sempre affermando che era stata Sharon stessa a pregarlo di stringere quella corda fino a ucciderla, e che lui  aveva fatto finta di rispettare il volere della donna, non desiderando affatto che Sharon morisse, e che il tragico epilogo era stato dovuto solo a un incidente. L’autopsia stabilì che Sharon era stata violentata, picchiata e torturata per tre giorni, prima di morire.

Poi, vennero ritrovate altre email tra Sharon e Bobby, in cui la donna dichiarava di voler soddisfare Bobby appositamente per essere torturata e uccisa, e in altre email Bobby, con lo pseudonimo di “Slowhand”, forniva alla donna accurate spiegazioni di come avrebbe fatto a uccidere Sharon. Furono queste ultime mail a dimostrare che la morte di Sharon è stata premeditata. Bobby così venne accusato di omicidio di primo grado.

Il 27 gennaio 2000, Bobby venne dichiarato colpevole di omicidio volontario, e venne anche accusato, grazie al materiale pornografico rinvenuto nel suo PC e nei CDrom, di sfruttamento sessuale di minori. Bobby è stato condannato a 4 anni e 5 mesi di carcere per l’omicidio colposo di Sharon Lopatka e ad altri 2 anni e 2 mesi per il possesso di materiale pedopornografico. Fu mandato all’Avery-Mitchell Correctional Institution in North Carolina. Il 20 febbraio 2002 Bobby Glass ha avuto un attacco di cuore, ed è morto.

Si conclude così uno dei casi più controversi della storia americana degli ultimi tempi. Ciò che rende il caso Lopatka eccezionale è che Sharon cercò appositamente un uomo, su internet, non con l’intenzione di trovare un partner per giochi sessuali estremi, ma si avventurò nel rapporto malato con Bobby Glass con l’intenzione apparente di morire. Sharon era una masochista suicida. Perversioni sessuali che portano alla morte… morte cercata, come in questo caso, morte non cercata, come nel prossimo caso…

continua

 

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