Il mistero della colonia perduta di Roanoke Island

Roanoke island
Roanoke island

Tra i misteri più incredibili di sparizioni inspiegabili, il primato spetta sicuramente al caso di Roanoke Island, North Carolina (odierna Manteo), quando un’intera colonia, che si era stabilita qui nel 1587, scomparve improvvisamente nel 1590, lasciando solo due indizi: due incisioni, “Croatoan” e “Cro” che vennero ritrovate sul pilastro di un forte e su un albero. Vennero avanzate numerose ipotesi su questa sparizione: una misteriosa epidemia, sanguinosi scontri con tribù di nativi americani, una catastrofe naturale…

Nel luogo della sparizione erano stati eseguiti degli scavi archeologici, che avevano dimostrato che effettivamente in quel territoro erano presenti delle persone, ma i reperti trovati non avevano fornito nessuna indicazione sulla sorte dei coloni. Adesso però, grazie ai progressi delle tecnologia e a una mappa che nasconde degli indizi, i ricercatori stanno finalmente scoprendo cosa accadde ai coloni di Roanoke.

La storia di Roanoke Island

I coloni al centro di questo caso provenivano dall’Inghilterra, ed erano il terzo gruppo che approdò su Roanoke Island, in North Carolina, stabilendosi vicino all’attuale città di Manteo. Il primo gruppo era arrivato nel 1584 con lo scopo di gettare le basi per i gruppi succesivi: avevano esplorato i dintorni, realizzando una mappa per i futuri insediamenti. Il secondo gruppo arrivò nel 1585, incaricato di portare a termine una missione militare e scientifica, anche se l’esito della missione fu tutto fuorché pacifico. Le tribù dei nativi americani locali, i Secotan, che erano stabilmente insediati nel territorio da molto tempo, non videro di buon occhio l’invasione dei coloni, e resisi conto che i coloni di Roanoke Island erano fin troppo interessati alle risorse che quelle terre offrivano, li cacciarono malamente. La lotta tra le due “tribù” s’inasprì quando i coloni accusarono i nativi americani di aver rubato una coppa d’argento dal loro accampamento, e risponsero all’offesa incendiando l’intero paese della tribù in rappresaglia. Naturalmente, i Secotan non rimasero a guardare, e risposero all’attacco dei coloni mettendo a ferro e fuoco l’accampamento fortificato di Roanoke. Era il 1586.

Nel 1587 giunse la terza ondata di inglesi, e questa volta non fu uno sbarco di missione o esporativo: arrivarono intere famiglie, 17 donne, 11 bambini e 90 uomini, che dopo aver ricevuto le informazioni da parte dei primi due gruppi di coloni, avevano capito che Roanoke Island rappresentava una nuova occasione di sviluppo e benessere, ed erano ben intenzionati a stabilirsi lì.

Erano guidati da John White, un attento esploratore (artista alle dipendenze dell’esploratore Sir Walter Raleigh) che venne nominato governatore delle nuove terre conquistate. White era anche il nonno del primo bambino inglese nato nel Nuovo Mondo, Virginia Dare… Eppure, nessuno tra i coloni di Roanike Island era perfettamente a conoscenza di quanto accaduto in precedenza tra le due tribù, e nessuno sapeva che i Secotan fossero gente particolarmente vendicativa… subito dopo l’arrivo del gruppo, uno dei coloni, George Howe, venne assassinato da un Secotan mentre si affacciava alla finestra della sua casa. A questo punto i coloni chiesero formalmente a White di tornare in Inghilterra per avere rinforzi al fine di fronteggiare l’ira crescente dei nativi americani. White lasciò il suo gruppo di coloni a Roanoke… senza rendendersi conto che non li avrebbe mai più rivisti.

Simboli e misteri

È stato un indizio scoperto in un’antica mappa, “La Virginea Pars”, tracciata proprio da John White, a par partire le ricerche per risalire alla sorte dei coloni di Roanoke Island. White, infatti, aveva applicato due “toppe” sulla mappa, e Brent Lane, archeologo della First Colony Foundation (gruppo incaricato di portare a termine le ricerche archeologiche) scoprì che nascondevano un piccolo simbolo rosso e blu. Cosa rappresentava quel simbolo?

Eric Klingelhofer della Mercer University di Macon, Georgia, responsabile del progetto di ricerca, ipotizzò che l’esplorazione nel Nord America condotta da Sir Walter Raleigh fosse parzialmente coperta dal segreto di Stato, e che i simboletti identificassero un elemento da nascondere a possibili agenti stranieri. Per anni White tentò di tornare alla colonia, ma i suoi piani vennero fermati più e più volte: le navi che aveva noleggiato non potevano viaggiare a causa del brutto tempo, poi imperversava la guerra anglo-spagnola ed era impossibile mettersi in viaggio, poi le navi vennero attaccate dai pirati spagnoli che depredarono lenavi di tutti i loro averi e le costrinsero a far ritorno in Inghilterra. Il 18 agosto 1590, White tornò finalmente a Roanoke, per trovarla completamente vuota. Nessuna traccia degli altri coloni. Tutto ciò che trovò erano due iscrizioni: la scritta “CROATOAN” sul pilastro del forte e le lettere “CRO” incise su un albero a poca distanza. L’insediamento era semplicemente sparito: sembrava che le case e gli edifici fossero stati smantellati dai coloni, senza lasciar traccia alcuna, suggerendo a White che il gruppo avesse abbandonato il luogo di propria volontà, per trasferirsi altrove, e l’aveva fatto di proria spontanea volontà: White infatti aveva istruito i coloni di incidere una croce maltese sulla corteccia di un albero, se fossero stati minacciati in qualche modo, ma nessun simbolo venne trovato.

L’ipotesi più accreditata è che i coloni avessero abbandonato Roanoke, spostandosi per una settantina di chilometri a sud verso Hatteras Island, che venne in seguito battezzata Croatoan Island… ma ci fu anche chi ipotizzò che i coloni avessero seguito un’altra direzione, spingendosi verso ovest, lungo l’Albemarle Sound, dove alla foce del fiume Chowan viveva una tribù amichevole. A conferma di questa idea, sono state individuate le tracce un piccolo insediamento di nativi americani, chiamati Mettaquem, che potrebbero aver inglobato buona parte dei coloni.

Per la maggior parte dei ricercatori tuttavia l’ipotesi più probabile è che i coloni siano stati decimati da una malattia per la quale non avevano alcuna cura, causata magari da un batterio sconosciuto che non erano in grado di fronteggiare. Secondo questa teoria, molti si sarebbero ammalati e in seguito sarebbero morti, mentre i superstiti sarebbero emigrati altrove in cerca di salvezza. Si sarebbero dispersi in piccoli gruppi, cercando fortuna altrove, spingendosi verso zone in cui sapevano avrebbero potuto trovar salvezza. Una di queste zone, secondo i ricercatori incaricati di trovare le tracce dei coloni scomparsi, sarebbe stata situata proprio alla fine dell’Albemarle Sound, da cui ci si può spingere verso nord per raggiungere il fiume Chowan in Virginia, oppure verso ovest, alle Blue Ridge Mountains, in cui era molto florido il commercio.

Le ricerche

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Gli scavi a Roanoke island

Dopo la scoperta dell’indizio sulla mappa, Klingelhofer, insieme con la fondazione First Colony, che studia le prime colonizzazione del Nuovo Mondo, ha organizzato una spedizione al fiume, con strumenti all’avanguardia (magnetometri e georadar), per indagare maggiormente, soprattutto sul sottosuolo. Lo fece con una metodologia non invasiva, usata in geofisica: il GPR, ground penetrating radar. Malcolm LeCompte, ricercatore presso la Elizabeth City State University in North Carolina, responsabile diretto delle analisi GPR per risalire alla sorte dei coloni perduti di Roanoke, ha iniziato con un sondaggio satellitare del sito alla foce del fiume, confrontando i risultati con le mappe dell’epoca, per stabilire che tipo di cambiamenti sono avvenuti nel corso del tempo, e quando sono avvenuti. Una volta individuati i punti in comune tra mappe antiche e mappatue moderne, si iniziano le ricerche con il georadar, che emette onde radio nel terreno, misurando poi l’eco del segnale che rimbalza su tutto ciò che si trova nel sottosuolo, e stabilendo quindi cosa si trova sotto la superficie terrestre, celato agli occhi. Grazie a questo metodo, LeCompte e i gli altri scienziati hanno registrato delle anomalie che potrebbero indicare che nel sottosuolo, a circa un metro sottoterra, si potrebbero trovare delle strutture, anche di una certa dimensione, realizzate forse in legno, forse in pietra. Segno, quindi, che alla foce di quel fiume si era stabilito un insediamento umano, in tempi remoti.

Il georadar è stato affiancato nella sua ricerca a un magnetometro, strumento molto più sensibile di un metal detector, che viene usato per verificare i dati del georadar, identificando, tramite distorsioni del campo magnetico provocate da oggetti sepolti, ogni cosa che si trova fino a quattro metri nel sottosuolo. Ciò che complica ancor più la vicenda è che in quella zona sono stati individuati altri siti coloniali, risalenti al 1700, quindi ben oltre la sparizione della calonia di Roanoke Island.

Quello però che le noderne tecnologie non riescono, e non riusciranno a ricvelare, è che ruolo abbiano avuto, in tutta questa faccenda, le tribù dei nativi americani, che in effetti potrebbero aver avuto un ruolo di primo piano nella controversa sparizione dei coloni di Roanoke Island. Sappiamo con certezza che Roanoke era situata nel punto dove si incontravano le tribù dei Secotan, che dominavano Roanoke, e i Chowanoke, che controllavano invece i corsi d’acqua. In particolare, la tensione era molto alta con le tribù locali, soprattutto con i Secotan, che non vedevano di buon occhio l’invasione dei coloni. E per di più, il fatto che gli inglesi avessero già esplorato in più tempi la zona dominata dai Secotan, disturbando i nativi americani, non fece che complicare le cose. Così, se il secondo gruppo di “invasori” era stato respinto in Inghilterra, l’arrivo del terzo rappresentò un grosso problema per i nativi, che vollero liberarsi, a tutti i costi, degli invasori.

 

Il mistero tuttavia resta, e quella di Roanoke Island è uno dei casi più controversi di “sparizione” di un intero popolo.

 

Fonte: national geographic

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Autore dell'articolo: Donata Ginevra

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