Robert, la bambola del diavolo

Chi di voi non ha mai giocato con una bambola? Immagino che non ci sia nessuno che non l’abbia fatto, almeno una volta nella vita. Anche i maschietti, probabilmente, anche solo per strappare la testa alla barbie della sorellina o di una bambina particolarmente antipatica. Anche quello è giocare.
Le bambole sono giocattoli incredibilmente comuni, in tutte le case ce n’è una o più d’una, anche se non vivono bambini nella casa che le ospita… ma possono anche essere incredibilmente inquietanti. Prossimamente parlerò di un tipo di bambola che ho visto recentemente e che mi ha decisamente inquietato, ma oggi vi voglio parlare di una bambola davvero inquietante. No, non Annabelle, la bambola maledetta, ma un bambolotto dall’aria infelice e maltrattata. Robert.

Robert the doll, una bambola stregata?

Il suo volto consumato è stranamente semplice, con un piccolo naso, due occhi neri lucenti, sopracciglia appena accennate, bocca sottile e moltissime scalfitture molto simili a cicatrici. La bambola veste alla marinara, ha un cagnolino di pezza tra le mani e anche se talvolta sembra sorridere, in realtà non è così…

La storia di Robert inizia nei primi anni del 20° secolo, quando un bambino di cinque anni, Robert Eugene Otto, la ricevette in dono da un servitore della sua famiglia. La bambola, che era alta esattamente come il bambino cui venne regalata, ne assunse anche il nome, e pure l’abbigliamento, se si considera che il suo vestito alla marinara è simile a quello che Robert Eugene era solito indossare. A Robert, la sua bambola piaceva davvero moltissimo, e ben presto iniziò a trascorrere moltissimo tempo con essa, quasi fosse un bambino in carne e ossa. Robert la bambola aveva il suo posto d’onore a tavola, gli venivano serviti i pasti come se si fosse trattato di una persona reale, e dormiva nel letto con Robert Eugene.

Tuttavia, strane cose iniziarono ad avvenire, quando la madre di Eugene udì il figlio parlare sommessamente con la sua bambola, e udì, come risposta, una voce bassa e sinistra, che però lei, giustamente, riferì al figlio. Poi, qualcosa iniziò a cambiare. Eugene si svegliava urlando nel cuore della notte, sostenendo che Robert stava cercando di spaventarlo. Anche durante il giorno, mentre la famiglia Otto stava pranzando (con Robert la bambola seduto come sempre al suo posto), l’argenteria volò via dal tavolo da pranzo, un lampadario cadde di colpo e alcune stanze che non venivano utilizzate vennero ritrovate sottosopra.

La servitù non ci mise molto a dare la colpa di tutto a Robert la bambola, che secondo loro era stata maledetta con un potente rito voodoo dal servitore che l’aveva regalata al bambino. Dopotutto, gli Otto erano noti per la loro estrema severità nei confronti dei servitori, e non c’era nulla di strano nel pensare che uno di essi, stanco di subire continue angherie, avesse deciso di punire il signor Otto regalando al figlioletto una bambola maledetta. Prova ne erano i capelli che aveva la bambola, a detta di molti capelli umani, e il fatto che l’imbottitura del pupazzo fosse costituita da stracci insanguinati, ed evidentemente maledetti.

Tuttavia, Robert Eugene si era affezionato a tal punto alla sua bambola da non volersene separare per nessuna ragione al mondo, e difendeva strenuamente il suo amico di pezza sostenendone la piena innocenza. Robert restò il miglior amico di Robert Eugene finché questo ebbe raggiunto un’età tale da non potersi più permettere di svelare che il suo migliore amico era una bambola, ma nonostante tutto, Robert la bambola mantenne un posto di assoluto rilievo nel cuore del suo padroncino. Poi Robert Eugene si trovò, dopo la morte dei genitori, a dover gestire il patrimonio che si era ritrovato in eredità, ed ebbe grandi difficoltà a farlo, anche a causa di Robert: moltissimi dei suoi servi, infatti, erano estremamente superstiziosi, e abbandonarono la tenuta, stanchi di sentir parlare del ghigno malevolo della bambola, dei suoi passi, del suo sguardo indagatore. Così Robert Eugene acconsentì a trasferire la sua bambola in una nuova “casa”, chiamata The Artist House, dove Robert è stato posizionato in una finestra del primo piano… ma anche lì, le cose non andarono meglio, poiché i vicini riferirono a Robert Eugene di aver visto più volte la sua bambola in posizioni diverse da dove era posizionata, e di averla vista apparire e scomparire diverse volte.

Con il tempo, Eugene si sposò, ma la moglie ebbe subito uno scontro con il bambolotto: lo sorprese a fissarla con un’espressione così malevola negli occhi che la poveretta, terrorizzata, costrinse il marito a portare il bambolotto in soffitta e relegarlo lì, per calmare la sposa spaventata. Ma evidentemente Robert prese molto male questa nuova sistemazione, e si arrabbiò moltissimo con la giovane coppia di sposi, iniziando a muoversi da solo, cambiando di posizione, ridendo e parlottando in maniera molto sinistra. Poi la salute di Robert Eugene peggiorò improvvisamente, l’uomo cadde colpito da una broncopolmonite e volle a tutti i costi avere vicino a sè il suo amico d’infanzia. Così Robert la bambola venne riportato giù dalla soffitta, e posto a sedere su una sedia, davanti al letto del moribondo. La moglie non apprezzò assolutamente questa scelta, anche perché aveva visto un’espressione del tutto diversa nel volto di pezza della bambola: non più arrabbiata, ma sprezzante e malevola, quasi volesse dire che la malattia di Robert Eugene era stata direttamente voluta, e provocata, da lui stesso. Poi Robert Eugene, morì, nel 1947 e la prima cosa che fece la moglie è afferrare Robert e gettarlo in soffitta. Non aveva coraggio di buttarlo in mezzo alla strada o distruggerlo nel fuoco (forse sarebbe stato meglio l’avesse fatto!), perchè temeva che, in un modo o nell’altro, Robert sarebbe tornato, e più arrabbiato di prima.

Poi, anche la moglie abbandonò quella casa, dimenticando il bambolotto in soffitta.

Ma la solitudine di Robert non durò molto: una nuova famiglia prese possesso della casa che fu di Robert Eugene Otto, e la figlia di dieci anni trovò ben presto Robert. Il bambolotto le piacque e lo mise a sedere su una poltrona, ma una notte la ragazzina si svegliò urlando, affermando che Robert aveva tentato di strangolarla nel sonno. Ed effettivamente, il bambolotto non era più sulla sedia dove era stato posato, ma giaceva per terra sul pavimento, ai piedi del letto della ragazzina.

Così il bambolotto venne di nuovo relegato in soffitta.

La casa che fu della famiglia Otto venne in seguito trasformata in un museo, il Fort East Martello Museum a Key West, Florida, e Robert è tenuto rinchiuso all’interno di una teca di vetro al centro della propria stanza privata presso il Museo. I dipendenti del museo hanno riferito regolarmente di vedere la bambola muoversi, durante la notte. Alcuni hanno anche sentito strani rumori o risatine spettrali provenire da Robert.

C’è poi una prassi piuttosto comune, presso i visitatori del Museo, quando devono scattare una foto a Robert: devono infatti chiedere il permesso al bambolotto, altrimenti corrono il rischio di vedersi inceppare la fotocamera, di scattare una foto completamente in bianco e nero oppure di vedere una strana espressione dipinta sul volto di Robert… se gli va bene.

Molta gente ha infatti deriso il bambolotto, non credendo alla leggenda e prendendolo in giro. A queste persone, sempre stando alla leggenda, sono capitati alcuni incidenti, non gravi, ma comunque abbastanza seri da portarli a chiedere scusa a Robert per averlo deriso.

Verità? Leggenda? Di certo, un bambolotto considerato non a caso un oggetto infestato.

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Autore dell'articolo: Donata Ginevra

Perchè dovrei scrivere informazioni su di me, quando per questo è stata creata la pagina ABOUT ME?

2 thoughts on “Robert, la bambola del diavolo

    mikimoz

    (4 luglio 2017 - 12:23)

    Mi dispiace pure un po’ per il bambolotto, sai?
    Dopotutto lui che colpa ne ha se lo hanno usato come veicolo della maledizione? E’ un destino sfortunato, costretto a essere monello…

    Moz-

      Donata Ginevra

      (6 luglio 2017 - 10:14)

      sì, in effetti anche a me pare una storia un po’ triste, diversa dalle altre in cui era coinvolto un bambolotto “stregato”…vedi Annabelle, ad esempio

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