Mary Bell, baby serial killer

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MARY BELL, a 16 anni

La storia di oggi ci porta alla metà del secolo scorso, in Inghilterra, in un paese chiamato Newcastle upon Tyne, contea di Tyne and Wear. Qui viveva una donna, Betty, che di mestiere faceva la prostituta. Ad aggravare la situazione, consideriamo che in un paese come Newcastle upon Tyne, in cui quasi nessuno aveva la fedina penale pulita, appare quasi “normale” che la delinquenza fosse il pane quotidiano delle famiglie che lì vivevano, e che tutti vivessero di espedienti. Un giorno Betty, che non aveva nemmeno 16 anni, rimase incinta con un uomo rimasto sconosciuto, e il 26 maggio 1957 nacque sua figlia, Mary Flora Bell.

Betty, nonostante la nascita della piccola, continuò a esercitare la professione più antica del mondo. Alla piccola Mary serviva comunque un padre, e questi venne individuato in Billy Bell, un criminale arrestato e condannato per furto d’armi, che sposò Betty quando Mary aveva appena qualche mese. Betty una volta tentò anche di annegare la figlioletta, per non condannare la bambina a una vita di stenti come quella che stava vivendo lei, ma fortunatamente (o sfortunatamente?) non riuscì nel suo intento, e la piccola Mary visse… e spesso era costretta dalla sua stessa madre ad assistere ai suoi incontri…e quando la bambina fu più grande, venne coinvolta nel “mestiere” dalla madre. Ci sono infatti prove concrete che la piccola Mary subì violenze sessuali, in tenera età, e maltrattamenti di ogni tipo.

Mary Bell, bambina e assassina

Con un clima familiare così compromesso, e vivendo in una zona ad alto tasso di delinquenza com’era Newcastle upon Tyne, non c’è dunque da stupirsi che la bambina manifestasse fin da subito dei comportamenti anomali… a scuola, picchiava spesso i compagni, e compiva atti di vandalismo… poi, il 25 maggio 1968, il giorno prima del suo undicesimo compleanno, Mary decise, assieme alla sua migliore amica Norma Jean Bell di “giocare” con un vicino di casa, Martin Brown, di appena 4 anni.

Le due ragazzine, che pur avendo lo stesso cognome non erano parenti, attirarono Martin con la scusa di offrirgli delle caramelle, e lo attirarono in un casolare abbandonato poco distante…dove lo strangolarono.

Non vedendolo tornare per cena, i genitori di Martin allertarono le forze dell’ordine, e dopo solo una notte di ricerche il cadavere del bambino venne ritrovato. Le autorità archiviarono il caso come incidente: sul corpo del bambino non c’erano segni che potessero far pensare a un omicidio, e si pensò che il bambino fosse morto per un malore o per un gioco finito male… per sua fortuna, Mary non aveva stretto le mani al collo di Martin così forte da lasciargli i segni dello strangolamento che avrebbero potuto condannarla.

Non erano passate che tre settimane dall’omicidio del bambino, quando nella scuola materna che frequentava Martin accadde un fatto sconvolgente: qualcuno mise sottosopra le aule scolastiche, distruggendo armadi, banchi e sedie, e imbrattando i muri con scritte, fatte con gessi e pennarelli, in cui si affermava che il piccolo Martin era stato assassinato. Ovviamente quel qualcuno non si era firmato, e così la polizia, che pure aveva indagato, archiviò l’episodio attribuendo il gesto a qualche vandalo…

Le autrici del gesto? Ovviamente Mary e la sua amica Norma, che riuscirono nuovamente a farla franca.

Le due decisero a questo punto di alzare il tiro. Il 31 luglio dello stesso anno Mary e Norma addocchiarono un altro bambino, di 3 anni appena: Brian Howe. Anche stavolta il bambino venne attirato dalle due ragazzine con la scusa delle caramelle, e venne strangolato, esattamente come avvenuto a Martin.

Ma stavolta Mary e Norma pensarono di sfidare apertamente la polizia, e, credendo di poterla far franca anche stavolta, si accanirono sul cadavere del bambino. Gli incisero una grande M sul petto con delle forbici, gli tagliarono delle ciocche di capelli, gli mozzarono le dita, gli tagliarono i genitali, e quindi abbandonarono il cadavere del bambino in un campo, a poca distanza da dove Brian abitava. Il cadavere venne ritrovato subito, e di fronte allo scempio cui era stato sottosto Brian, la polizia iniziò a sospettare che Brian fosse stato vittima di un pedofilo. Quando poi si ripensò anche al caso di Martin, iniziò a circolare una parola: serial killer.

Le indagini partirono dagli interrogatori dei circa 1200 bambini che vivevano a Newcastle upon Tyne, e quando anche Norma Jean Bell e Mary Bell vennero interrogate, le due fornirono risposte sospette e contrastanti. L’attenzione si concentrò sulle due amiche, e dopo interrogatori più pressanti, le due amiche crollarono e Mary ammise entrambi gli omicidi. Nell’agosto del 1968 Mary e Norma vennero arrestate, ma mentre Mary fu dichiarata colpevole di entrambi gli omicidi, Norma fu assolta perché ritenuta solo spettatrice dei delitti. A questo punto, vedendosi accollata tutta la colpa, Mary tentò un’ultima mossa, e dichiarò che i delitti erano stati commessi anche da Norma e che, soprattutto, era stata proprio Norma ad aver attirato e colpito a morte entrambi i bambini.

Mary Bell, una nuova vita?

Ovviamente il fatto sconvolse il Regno Unito: Mary Bell era la più giovane serial killer che il Regno avesse mai conosciuto, e, sebbene Mary fosse solo una bambina, fu trattata come adulta nel momento della condanna, e le venne data la stessa condanna che sarebbe toccata a un adulto che avesse commesso un duplice omicidio:  l’ergastolo. Il 17 dicembre 1968 fu emesso il verdetto: Mary venne mandata in carcere, non soltanto vista la violenza e l’atrocità dei delitti, ma anche perchè sussisteva la possibilità che, rilasciandola, avrebbe forse potuto commettere altri omicidi. E qui entra in scena la madre di Mary, che sfruttò completamente la fama di cui godeva sua figlia per arricchirsi… rilasciò infatti interviste e dichiarazioni, a giornali e tv locali, guadagnando cospicue somme di denaro.

Mary Flora Bell rimase in carcere solo 12 anni: durante la detenzione, infatti, fu sottoposta a diverse cure psichiatriche e alla fine venne giudicata “guarita”. Mary Bell fu scarcerata nel 1980 e tornò a una vita “normale”. Nel 1984 ebbe anche una figlia, e grazie all’anonimato che lo Stato inglese le aveva assicurato, riuscì a iniziare una nuova vita assieme a sua figlia. Per un po’ tutto andò bene, poi un reporter scoprì la loro vera identità e madre e figlia furono costrette a una fuga precipitosa. L’anonimato della figlia fu garantito fino ai 18 anni, ma a Mary Bell questo non era sufficiente, e il 21 maggio 2003 vinse una battaglia legale perché l’anonimato di entrambe fosse esteso fino alla morte.

Se volete approfondire il caso della più giovane serial killer inglese, sappiate che furono scritti molti libri sul caso Mary Bell: i più famosi, entrambi di Gitta Sereny, sono The Case of Mary Bell (1972), che contiene un’accurata descrizione dell’omicidio, e Cries Unheard: the Story of Mary Bell (1998), biografia basata su interviste alla stessa Mary e ai suoi parenti, e che contiene testimonianze rese da persone che conobbero la donna durante la sua detenzione. La pubblicazione dell’ultimo libro, tuttavia, fu abbastanza controversa, poiché Mary fu pagata per rilasciare le interviste che costituiscono l’ossatura del libro… Addirittura, alcuni tabloid e lo stesso governo di Tony Blair cercarono un qualche impedimento legale per evitare che qualsiasi criminale potesse guadagnare raccontando a terzi dei particolari di crimini da lui commessi, ma senza successo.

Ma non è la prima volta che crimini del genere vengono commessi da bambini… un altro caso che ho avuto modo di studiare è, se possibile, ancora più raccapricciante, perchè per la prima volta viene coinvolto, e in prima persona, un elemento “paranormale“… ma di questo parleremo prossimamente.

 

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