Bouvet Island, un’isola piena di fantasmi e misteri

By | 15 marzo 2017

Bouvet Island è il luogo più lontano e dimenticato dell’intero pianeta, un’isola a metà strada tra Africa e Antartide, e probabilmente considerata la terra emersa più lontana da ogni insediamento umano. Bouvet Island si trova a oltre 2.000 km dall’isola di Tristan Da Cunha, ultimo luogo abitato prima dei ghiacci dell’Antartide, e a 2.525 km dal Sud Africa.

Nonostante l’isola, che si estende per 49 km quadrati, sia per il 93% ricoperta da ghiacciai che bloccano la costa est e sud, non è del tutto disabitata: ne hanno fatto il loro habitat leoni marini, foche, gabbiani e pinguini, oltre a specie vegetali semplici come muschi e licheni.

L’isola ha origini vulcaniche: al suo centro si trova il cratere del vulcano Wilhelm II, inattivo da tempo, anche se studi recenti hanno individuato, sotto la caldera, un lago di lava fusa.

L’ isola venne scoperta da Jean-Baptiste Charles Bouvet de Lozier nel gennaio del 1739, che le diede il nome.

In seguito ci fu una piccola diatriba nella sua denominazione: la sua posizione nell’oceano venne registrata in modo scorretto, e James Lindsay, quando nel 1808 sbarcò su Bouvet Island, la nominò Lindsay Island. L’isola mantenne questo nome fino al 1825, quando il capitato Norris riscoprì (per la terza volta nella sua storia) la piccola isola, rinominandola Liverpool Island e consegnandola alla famiglia reale britannica.

Bouvet IslandNel dicembre 1927 attraccò sull’isola un vascello norvegese. L’equipaggio sostò a Bouvet Island per circa un mese, reclamando l’isola come propria e rinominandola Bouvetøya, in onore del primo scopritore Jean-Baptiste Charles Bouvet de Lozier. Da allora, e fino ai giorni nostri, sul suolo di Bouvet Island sventola bandiera norvegese e il sito viene occasionalmente usato per spedizioni scientifiche che hanno lo scopo (dichiarato) di seguire le migrazioni delle balene.

La Norvegia nel 1994 realizzò sull’isola un container che doveva fungere da stazione scientifica, che però dal satellite non è più visibile, nonostante i suoi 36 metri quadrati, poichè nel 2007 venne travolto e sepolto da una valanga.

Se si pensa che raggiungere l’isola sia semplice ci si sbaglia di grosso: non solo per la distanza dalla terraferma, ma anche perchè  le scogliere di Bouvet Island sono a picco sul mare, e per mettervi piede bisogna prima raggiungere la costa con una nave e quindi essere trasportati sull’isola con un elicottero.

Non ci sono né porti né attracchi per le navi, poichè le pericolose scogliere  eil mare perenemmente agitato rendono la navigazione praticamente impossibile.

Insomma, che importanza potrebbe avere Bouvet Island? Ci sono stati forse degli avvistamenti di mostri marini? UFO? Alieni? Specie marine mai scoperte prima? Tesori nascosti? Fantasmi?

La scialuppa fantasma di Bouvet Island

BouvetTutto ebbe inizio nell’aprile 1964, quando il tenente comandante Allan Crawford venne inviato a Bouvet Island a bordo della rompighiaccio HMS Protector, della Royal Navy, per studiare una zona di ghiaccio emerso, generata da una eruzione del vulcano dell’isola avvenuta circa un decennio prima.

L’uomo sorvola il territorio, scatta fotografie per studiarne la morfologia, controlla le mappe in suo possesso, scrive appunti sul suo taccuino, fino a quando si accorge di un lago, situato a nord dell’isola (lago che nelle mappe non è segnato), in cui galleggia una scialuppa di salvataggio.

Crawford inizia a compiere giri concentrici su quella scialuppa, per cercare di capirne di più. La barca non presenta bandiere, e quindi è impossibile risalire alla nazionalità.

Non ci sono vele né motori di alcun tipo. Crawford si accorge che, sulla riva del lago, c’è un bidone di rame vicino a dei remi. Nient’altro. Nessun cadavere, nessuna traccia di presenza umana presente o passata, niente di niente.

Crawford scatta quante più fotografie può di quella scialuppa, dopodichè torna indietro, sulla HMS Protector, e informa chi di dovere su quanto ha visto a Bouvet Island.

Due anni più tardi un’altra spedizione viene inviata sull’isola, e di nuovo viene compiuto un rilevamento attorno al lago, ma questa volta della scialuppa non c’è alcuna traccia. Sparita.

Cosa può essere accaduto alla scialuppa? Due sono le ipotesi: o qualcun altro si è portato via la barca, o questa è affondata. Ipotesi plausibili, ma un elemento resta inspiegabile: come ci è arrivata lì, la scialuppa?

Il lago, al momento della scoperta di Crawford, si era formato da una decina di anni appena, e nessun ente, pubblico o privato che fosse, ne aveva mai rivendicato la proprietà. Chi ha portato la barca fin lì? E dov’è finito il suo equipggio, visto che non c’è anima viva nell’isola? Perché l’equipaggio della scialuppa non ha lasciato alcuna traccia della sua presenza?

Vela incident

Ad aggiungersi a questo mistero, nel 1979 il satellite americano Vela Hotel rilevò un lampo di luce tra Bouvet Island e le Isole del Principe Edoardo. L’ incidente, noto come “Vela Incident”, pare sia stato causato dallo scoppio di una bomba nucleare, frutto di un progetto congiunto tra il Sud Africa ed Israele, anche se nessuno di questi Paesi ha mai ammesso di aver sperimentato armi nucleari nella zona di Bouvet Island.

Il doppio lampo di luce che venne registrato, però, ha tutti gli aspetti per essere collegato a un’esplosione nucleare a tutti gli effetti, e infatti secondo il commodoro Dieter Gerhardt si sarebbe trattato di un esperimento nucleare sud africano chiamato “Operazione Phoenix”.

Si parlò anche di un’ipotesi “celeste” per il Vela Incident, quando si parlò della possibilità che un piccolo meteorite potesse aver colpito la strumentazione del satellite americano, ma venne scartata da un’analisi della Defense Intelligence Agency.

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