Sawney Bean, il serial killer cannibale

By | 19 ottobre 2016

Sawney_beane-2

Tra le tante storie di serial killer in cui mi sono imbattuta, non ne ho ancora trovata nessuna che possa anche minimamente avvicinarsi all’orrore portato a termine da Sawney Bean. La sua storia, c’è da dire, risale addirittura al Medioevo, pertanto non si può essere certi della veridicità di quanto le fonti attestano, ma se davvero quel che si racconta su di lui fosse vero, Sawney Bean potrebbe a ragione essere definito il più sanguinario serial killer della storia dell’umanità.

Sawney Bean nacque nel 1370 nella contea di Lothian, villaggio poco distante da Edimburgo, Scozia. Da subito avviato al lavoro agricolo, ben presto si stancò di quella vita fatta di difficoltà, e fuggì da Edimburgo, iniziando a mendicare e rubare per guadagnarsi da vivere. Durante i suoi continui andirivieni per le grandi città scozzesi incontrò una donna, Agnes Black, mendicante come lui, e i due, innamoratisi, decisero di iniziare una vita a due trasferendosi a Ballantrae, un porto nella parte sud occidentale della Scozia, famoso per essere un florido approdo di pirati. Agnes era una strega a tutti gli effetti: praticava la stregoneria predicendo il futuro nelle carte, e molto spesso riusciva a spillare molto denaro ai creduloni che le si accostavano per farsi predire il futuro, e quando non ci riusciva con la nobile arte della cartomanzia, ci pensava il  marito a portar via il denaro delle “vittime”, a suon di botte e bastonate.

Tuttavia, quel periodo non era molto promettente per le streghe, che venivano catturate e condannate al rogo, e così, visto il diffondersi sempre maggiore di dicerie riguardanti le arti occulte cui la donna era affezionata, i due decisero di fuggire alla volta della costa di Galloway, di fronte all’isola di Man, e qui si rifugiarono in una caverna di fronte al mare, la cui entrata veniva celata ogni giorno dall’alta marea, consentendo alla coppia di vivere praticamente indisturbati. Qui la coppia passò circa 25 anni, assieme ai figli e ai nipoti che nel frattempo nacquero. Ma fu allora che la sinistra fama di cannibale iniziò a farsi strada, e a essere accostata ai nomi di Sawney e, in misura minore, di Agnes.

caveSawney Bean e i 1000 morti

Bean assaliva e depredava gli ignari viandanti che transitavano per le strade vicine alla caverna, lasciando poi libere le vittime, ma quando il rischio di essere riconosciuto dai derubati crebbe col passare dle tempo, Sawney pensò a un modo per far sì che le vittime derubate non potessero parlare e denunciare cosa avveniva in quella caverna. Decise quindi di uccidere il malcapitato e di sotterrarne il cadavere nella sabbia. Quando poi nacquero i primi figli, le bocche da sfamare aumentarono, e con esse crebbe proporzionalmente il numero delle persone da depredare e uccidere, ma il denaro che i viandanti portavano non era sufficiente a sfamare i figli della coppia, e quindi Sawney inventò un modo, decisamnete raccapricciante, per “riutilizzare” i corpi delle persone che uccideva, dopo averle depredate.
Aveva infatti scoperto che i corpi nascosti sotto la sabbia, a contatto con l’acqua salmastra, in quesat specie di salamoia si conservavano perfettamente, acquisendo anche un buon sapore…e così fu che la caverna divenne mattatoio, in cui le vittime venivano macellate e conservate in salamoia, pronte a diventare, al momento della necessità, il pasto per la famiglia Bean.
Come detto, i Bean procrearono, mettendo al mondo 14 figli, 8 maschi e sei femmine, più una serie di nipoti nati in seguito a pratiche incestuose… E intanto la mattanza di viandanti continuava: viaggiatori singoli, coppie che passavano lì vicino, ma anche gruppi di persone.
Se nell’area di Galloway le attività della famiglia Bean rimanevano avvolte nel mistero, le centinaia di sparizioni iniziarono a suscitare qualche domanda in più, e molta gente venne condannata a morte, a causa di queste sparizioni. La loro unica colpa? essere stati gli ultimi ad aver visto vivi gli scomparsi.
I veri responsabili dei massacri sembravano introvabili, sia perchè abilissimi a far sparire (letteralmente) qualsiasi traccia dei massacri, sia perchè il luogo in cui veniva perpetrato il delitto rimaneva occultato per lunga parte della giornata grazie all’alta marea che, appunto, ricopriva l’entrata della caverna in cui i Bean risiedevano.
La preoccupazione crebbe ancora di più verso la fine del 1430, quando arti e pezzi di corpi umani furono trovati nelle coste che si trovavano vicine alla caverna di Galloway: le forze dell’ordine cercarono ovunque il nascondiglio di quel mostro marino che divorava uomini e donne e poi ne risputava in mare le membra, ma senza esito, perchè la conformazione di quei luoghi, ancora una volta, impediva a chiunque di individuare la presenza dell’entrata alla grotta, sempre ben protetta dalla marea.
Nel 1435 i Bean assalirono una coppia di sposi a cavallo. La donna fu sgozzata di fronte al marito, che assistette impotente mentre i cannibali facevano a pezzi la consorte, ma durante il crimine sopraggiunse un gruppo di persone, e i Bean furono costretti a fuggire, lasciando così un superstite al massacro.
L’uomo così si recò, terrorizzato, dalle autorità locali, raccontando la sua disavventura, e fu allora che a tutta la gente di Galloway fu ben chiaro cosa era avvenuto negli ultimi 25 anni: non un mostro marino, ma una famiglia di mostri…umani, assassini e cannibali.
400 uomini, con a capo il re di Scozia Giacomo I in persona, batterono palmo a palmo la costa per stanare il nascondiglio degli assassini, che anche stavolta l’avrebbero fatta franca, essendo l’ingresso della caverna coperto nnuovamente dall’alta marea… Ma i cani da caccia che le guardie avevano portato con loro, attirati dall’odore nauseabondo dei cadaveri macellati che provenivano dalla caverna, si misero ad abbaiare come forsennati, puntando un punto ben preciso della cogliera, in cui evidentemente doveva trovarsi l’entrata di una caverna, in quel momento occultata dal mare. Così gli uomini rimasero pazienti in attesa che le acque si ritirassero, e quando finalmente la marea si abbassò, ecco spuntare l’entrata della caverna dei Bean.
All’interno della grotta lo spettacolo era decisamente orribile: corpi umani pendevano da ganci appesi al soffitto, sparse ovunque c’erano giare con dei pezzi di carne umana conservati in salamoia, e in fondo alla grotta un tappeto di ossa umane. Fu così che ebbe fine il massacro di Sawney Bean: la famiglia fu rinchiusa nel carcere di Leith, a Edimburgo, e senza neanche un processo, viste la gravità delle prove raccolte, furono tutti condannati a morte, gli uomini squartati e le donne bruciate al rogo.

La verità sulla storia

Come anticipavo, della storia di Sawney Bean molto probabilmente non c’è un briciolo di verità, sebbene lo storico locale Charles Johnson, fonte principale degli eventi, scrisse:
“Gestirono quel mattatoio per venticinque anni, e si macchiarono le mani del sangue di almeno un migliaio di vittime”.
In realtà quella di Sawney Bean è probabilmente una figura mitica, così come l’intera sua famiglia di figli e nipoti cannibali. Dopotutto, non esistono fonti storiche dell’epoca che documentino sia l’esistenza di questa famiglia sia, cosa più importante, la sparizione di un numero così elevato di persone. E del resto non ci sono resoconti riguardanti l’impresa compiuta del re Giacomo I di Scozia nello scovare e giustiziare il clan di assassini.

Si iniziò a parlare delle vicende della famiglia Bean su alcune riviste scandalistiche inglesi di basso livello, apparse fra il 1688 e il 1746, durante il periodo delle insurrezioni Giacobite, probabilmente come mossa politica per screditare il popolo scozzese.Un articolo del 2005 scritto da Sean Thomas fa notare come, sebbene la documentazione storica all’epoca dei fatti fosse molto precisa e copiosa, non sono mai stati trovati riferimenti alla vicenda, e che anzi questa presenti varie incongruenze, specie riguardo al tempo in cui i fatti avrebbero dovuto verificarsi… probabilmente un fondamento di verità in questa leggenda potrebbe anche esserci, anche se non è dato saperlo, a posteriori.

Risultati immagini per sawney bean storiaA gettare acqua sul fuoco, diminuendo di molto la credibilità della leggenda e vedendola quindi come un atto dispregiativo nei confronti degli scozzesi, anche la derivazione del nome Sawney, nomignolo dispregiativo usato, almeno fino all’inizio del ‘900, per indicare “Lo Scozzese”: che sia davvero mai esistito un uomo chiamato Sawney Bean? Inoltre la sua storia si intreccia con quella di Christie Cleek, anche lui assassino e dedito al cannibalismo, accompagnato a un clan di figli e nipoti che si nascondevano non sul mare, ma sui monti Grampian, in Scozia.

Riguardo la caverna che pare fosse abitata da Sawney Bean, ad aumentare un po’ la leggenda ci pensò Tom Robinson, fabbro di Galloway, sensitivo per passione, convinto della veridicità al racconto dopo aver assistito ad apparizioni di fantasmi in una grotta di Galloway, quella che egli considerava coma la grotta di Sawney Bean. Robinson infatti ritiene che invece di essere condannata a morte a Edimburgo, la famiglia Sawney venne sigillata viva nella loro caverna, condannata a morire in modo lento e pieno di agonia. Robinson individuò nella grotta diversi fantasmi, che però non sarebbero quelli di Sawney e della sua famiglia, ma delle loro vittime che sono stati maledette dai Bean prima di essere uccisi e mangiati. All’interno di questa grotta, in particolare, Tom Robinson udì l’urlo di una donna e vide una forma femminile trascinata sul retro della grotta da 12 luci bianche, mentre una forma luminescente più grande stava immobile sul pavimento della caverna. Robinson è tornato più volte in quella grotta, e nel 1991 compì un esorcismo per allontanare ogni energia negativa da quel posto, che però, sebbene visitabile, ha perso molto del suo fascino macabro che poteva avere nel passato (fortunatamente).
Tuttavia questa storia così macabra non poteva non avere dei riscontri “mediatici”, e difatti Wes Craven si ispirò a essa per il suo film cult horror Le colline hanno gli occhi del 1977, il regista Rob Schmidt ne trasse ispirazione per Wrong Turn – Il bosco ha fame del 2003 e lo scrittore statunitense Jack Ketchum scrisse alcuni romanzi basati sulla storia di Sawney Bean. Due di essi, Offspring e The Woman, sono stati recentemente trasposti in versione cinematografica.
fonte: http://mirino-viewfinder.blogspot.it/2012/12/scottish-myths-22.html

7 thoughts on “Sawney Bean, il serial killer cannibale

  1. Nick Parisi

    Beh, cosa dire ? Sei sempre una sicurezza per quanto riguarda i racconti e le leggende del passato. In questo caso specifico, forse la leggenda deriva dall’abitudine praticata da certi villaggi costieri – anche in Inghilterra e Scozia- nel periodo a cavallo tra il Medio Evo e tutto il 1700 di derubare i naufraghi spingendosi anche in molti casi a provocare veri e propri naufragi,

    Reply
    1. Donata Ginevra Post author

      sì, credo anche io che abbia quei fatti alle spalle, sarebbe interessante sapere se vi sono altre leggende simili, in altre parti non solo europee…ma al momento non ho trovato granché.

      Reply
  2. theobsidianmirror

    Strano che tu non l’abbia detto, ma sono sicuro di ricordarmi che la vicenda di Sawney Bean avesse anche ispirato il personaggio di Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street…

    Reply
    1. Donata Ginevra Post author

      che figata! cioè, figata sia il fatto che ti ho fatto tornare alla mente qst cosa, sia il raccontino che avevi scritto! davvero carino 🙂

      Reply

Rispondi