Jane Toppan, la serial killer di Boston

By | 27 aprile 2016

toppanLa storia di oggi ci permette di fare un salto nel passato, anche se in un passato abbastanza recente, per andare a vedere da vicino una delle serial killer più spietate di tutti i tempi. Jane Toppan. Jane Toppan, nata Honora Kelley, è nota al pubblico che si interessa di cold cases con il nome di Jolly Jane. Nacque a Boston nell’ottobre 1857 da una famiglia di immigrati ebrei e morì a Taunton, Inghilterra Sud occidentale, il 17 agosto 1938.

La sua fedina penale conta ben 31 omicidi, che la fecero entrare a pieno diritto tra gli Angeli della Morte. La giovane Jane perse la madre, Bridget Kelley, quando era piccolissima, ad appena tre anni. Il padre, un sarto di nome Peter Kelley, era una persona eccentrica, violenta, irascibile e con una forte dipendenza dall’alcool. Era spesso ubriaco e una delle leggende più note su Jane Toppan riferisce che il padre si sia cucito le palpebre con ago e filo. Evidentemente, la pazzia che aveva colpito il padre dovette colpire anche la famiglia intera, se è vero che Nellie, la sorella maggiore di Honora, venne rinchiusa in un ospedale psichiatrico all’età di 20 anni.
Nel 1863, pochi anni dopo la morte della moglie, Peter portò Honora e la sorella Delia in un orfanotrofio per bambine indigenti di Boston. Da quel momento le sorelle Kelley non videro più il padre, e sicuramente fu un bene, se consideriamo che, stando a quanto riportano i documenti dell’orfanotrofio, le due bambine avevano vestiti trasandati, non si lavavano e probabilmente avevano subito ripetuti abusi da parte del padre.

Jane Toppan, l’angelo della morte

Nel novembre 1864, Honora impietosì la famiglia Toppan, che decise di prenderla sotto il suo tetto, ma non fu adottata da quella famiglia di Lowell (Massachusetts): divenne semplicemente la serva di quella ricca famiglia, diventando Jane Toppan. Purtroppo però la vita di Jane non era affatto semplice: la signora Toppan era solita punire corporalmente la ragazzina, e anche sua figlia, Elizabeth, non le risparmiava critiche e cattiverie.

Nel 1874, a 18 anni, finì di lavorare per i Toppan, ma continuò a lavorare per Elizabeth, che nel frattempo si erasposata con Oramel Brigham, un giovane diacono in una chiesa locale. Passarono 10 anni, e Jane, per motivi sconosciuti, abbandonò la famiglia Brigham, iniziando a lavorare come infermiera nel Cambridge Hospital…. ma non era esattamente un’infermiera modello…

Si divertiva infatti a usare i pazienti come cavie per esperimenti con morfina e atropina, alterando le dosi prescritte loro e divertendosi nell’osservare i disastrosi effetti sul sistema nervoso. Causò la morte di numerosi pazienti, e addirittura si racconta (ma è una leggenda mai confermata, che fosse affetta da necrofilia: si divertiva a uccidere i pazienti per poi compiere atti sessuali su di loro).
Fu sospettata di commettere anche dei furti, ma fu attenta a non farsi mai scoprire. Nel 1889 fu raccomandata da due dottori al Massachusetts General Hospital, dove però qualcuno iniziò a insospettirsi sul suo strano modo di comportarsi: prescriveva le dosi di farmaci con molta indifferenza, soprattutto oppiacei, e l’estate dello stesso anno fu espulsa dall’ospedale, senza aver ricevuto la licenza medica sebbene avesse conseguito il diploma.

toppanTornò quindi all’ospedale di Cambridge, ma fu nuovamente allontanata nella primavera del 1890 perché prescriveva oppiacei in modo sbagliato, e anche perchè nel frattempo, durante il suo stato di servizio, quattro persone erano morte in circostanze misteriose. Tutte persone gravemente malate. Nel 1891 cominciò a guadagnarsi da vivere esercitando come infermiera privata… ma anche qui la sua condotta non fu affatto irreprensibile: fuori dall’orario di lavoro, infatti, Jane beveva birra e raccontava pettegolezzi, e come se non bastasse, gli omicidi inspiegabili che avvenivano mentre lei era in servizio aumentarono a dismisura.

Nel maggio 1895 avvelenò un proprietario terriero di nome Israel Dunham, che a quanto pare era un malato terminale, e l’anno seguente uccise anche la moglie dell’uomo, che non si era più ripresa dalla morte del marito.

Tuttavia nell’agosto 1897 uccise con una dose di stricnina la sorella Elizabeth Brigham, e imbrogliò il marito di lei, Oramel, chiedendogli ripetutamente di avere il suo orologio e la catenina d’oro fingendo che la moglie, in punto di morte, glieli avesse donati. IN realtà i gioielli le servivano non per ricordo della sorella, ma per essere impegnati in un banco dei pegni e guadagnare qualcosa. La morte della sorella fu una gioia per Jane…fu infatti la prima vittima che Jane uccise provando odio.

Il 29 dicembre 1897 avvelenò Mary McNear e la derubò degli abiti: fu la prima vittima che non conosceva personalmente. L’11 febbraio 1900 uccise Myra Conners somministrandole della stricnina: verso Myra, Jane covava un certo risentimento, in quanto la donna occupava un carica in una scuola teologica che Jane desiderava. Ottenne il posto, effettivamente, ma fu scacciata dopo pochi anni per irregolarità finanziarie.

Uccise altre persone nel frattempo, e ne avvelenò altre, tutto per ottenere i “privilegi” di cui le vittime disponevano: denaro, cariche pubbliche, posti di lavoro…

Poi nel giugno 1901 iniziò a somministrare ripetutamente dosi di morfina a una donna di nome Mary “Mattie” Alden, sposata con un anziano chiamato Alden Davis, fino a mandarla in coma profondo e provocarne la morte. Perchè Jane uccise Mary? si parla di un debito di 500$ che Jane doveva restituire e che non aveva, ma si parla anche di gelosia…difatti, a fine mese, Jane sposò Alden Davis, e andò a vivere con lui, teoricamente per prendersene cura…invece, meno di una settimana dopo il matrimonio appiccò un incendio alla proprietà Davis, incendio che fu subito domato… pochi giorni dopo ritentò, appiccando il fuoco e andandosene a passeggiare mentre l’anziano marito dormiva al piano di sopra, ma i vicini si accorsero del fumo e diedero l’allarme, salvando la vita ad Alden… non c’è due senza tre, e un terzo incendio fu appiccato, ma Alden sopravvisse anche a questo.

Il 26 luglio 1901 avvelenò Genevieve Gorden, la figlia più giovane di Alden, e tentò di far passare l’omicidio come suicidio, asserendo che Genevieve si era uccisa perchè depressa dopo la morte della madre. L’8 agosto riuscì finalmente a porre fine alla vita di Alden, e pochi giorni più tardi uccise anche la figlia maggiore dell’uomo, Minnie Gibbs, e per rendere ancora più macabro questo rituale, pose vicino al corpo della donna il figlio di dieci anni…

Il 26 agosto tornò a Lowell nella speranza di sposare Oramel Brigham, marito della sorella, che lei stessa aveva assassinato…e per spianarsi la strada assassinò la sorella di lui, che considerava un ostacolo… e, al culmine del suo delirio di onnipotenza, avvelenò anche Oramel, ma senza ucciderlo, per provare a lui e a se stessa che era perfettamente in grado di farlo tornare in salute… il suo delirio culminò quando giunse ad avvelenare se stessa… evidentemente credeva di poter dimostrare a Oramel che aveva la capacità di guarire se stessa, e tutti gli altri, da sintomi di avvelenamento…un tentativo di depistaggio? “guardami, sono stata avvelenata e sono guarita, come possono pensare che io abbia avvelenato tutte quelle persone? anzi, io le avrei guarite!”.
Tuttavia il 29 settembre 1901 Oramel la allontanò. In questo periodo Jane aveva iniziato a bere pesantemente anche quando era in servizio. Alla fine della sua carriera lavorativa, ormai caduta nell’alcolismo, Jane decise di andarsene da quei luoghi in cui aveva commesso tanti omicidi, e così si recò a New Hampshire, a nord del Massachusetts, per visitare una sua vecchia amica, Sarah Nichols.

Il 31 agosto 1901 il suocero di Minnie Gibbs, capitano di polizia, ordinò a Leonard Wood, tossicologo, di svolgere un esame sul cadavere di Minnie: risultò che la donna era stata avvelenata, e quando la polizia locale si mise sulle tracce dell’ultima persona che aveva frequentato la famiglia, risultò il nome di un’infermiera privata: Jane Toppan, la stessa donna che si era presa cura non solo di Minnie ma anche di Alden…e della moglie dell’uomo, anch’essa tragicamente perita, per avvelenamento da morfina.

toppanFu così che Jane venne accusata di omicidio, e quindi arrestata e incarcerata a Barnstable il 26 ottobre 1901. Pur essendosi inizialmente dichiarata innocente per tutti gli omicidi, dal 1902 confessò 11 omicidi, e affermò di averlo fatto perchè desiderava “uccidere più persone – senza possibilità di aiuto – di ogni altro uomo o donna che sia mai vissuto”.

Fu giudicata insana di mente, e questo stratagemma le consentì, il 23 giugno 1902, di essere assolta completamente da tutte le accuse di omicidio in quanto, appunto, non colpevole, ma proprio per la sua pazzia venne internata a vita nel Taunton Insane Hospital, dove iniziò a temere per la propria vita, arrivando a ipotizzare che le guardie avvelenassero il suo cibo.
Morì il 17 agosto 1938, a 81 anni di età.

Poco dopo il processo, il New York Journal pubblicò la confessione che Jane Toppan aveva fatto al suo avvocato, James Stuart Murphy, ammettendo di aver ucciso 31 persone…
Ecco la storia di Jane Toppan, la serial killer di Boston…

 

One thought on “Jane Toppan, la serial killer di Boston

  1. Marco Lazzara

    Ci sono proprio tutti gli elementi della sindrome dell’angelo della morte: senso di potere dato dal controllo di chi è inerme, sadismo, fascino della morte, acquisizione di vantaggi personali.
    Purtroppo è una tematica molto attuale.

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