La maledizione di Tamerlano

By | 16 novembre 2015

mausoleo_tamerlanoAnalizzando i post più letti di sempre del mio blog, ho visto la parte del leone, escludendo le interviste, è la serie sui luoghi più infestati al mondo. Oggi voglio parlarvi di una chiesa, che non è la chiesa più infestata al mondo, ma è comunque interessata da una strana maledizione, che ha il sapore di una leggenda.

Non è una chiesa cattolica, lo precisiamo subito, perchè appartiene al mondo e alla religione islamica.
Il suo “essere infestato” è causato da una maledizione che avvolge le sue cupole. Avete mai sentito parlare del Mausoleo di Tamerlano?

Il mausoleo di Tamerlano è conosciuto, in persiano, con il nome di “Gur-i Amir”, che significa “Tomba del Re”. Si trova nella città di Samarcanda, in Uzbekistan, e al suo interno, oltre alla tomba di Tamerlano, si trovano le sepolture dei suoi figli Shah Rukh e Miran Shah, oltre che dei nipoti Ulug Beg e Muhammad Sultan. Verrebbe onorato anche Mir Sayyid Baraka, maestro di Tamerlano.

La parte più antica del complesso venne costruita verso la fine del XIV secolo, e di questa rimangono solo pochi resti, tra cui il portale di ingresso e una parte di uno dei quattro minareti. Solo nel 1403 ebbe inizio la costruzione del mausoleo vero e proprio, in seguito alla morte di Muhammad Sultan, nipote preferito da Tamerlano ed erede designato. Bisogna sapere che questa tomba non era quella che Tamerlano aveva deciso per sè: esisteva infatti una tomba di minori dimensioni a Shahrisabz, vicino al palazzo dell’Aq Saray, ma quando Tamerlano morì, nel 1405, durante la campagna per la conquista della Cina, la neve bloccava i passi di montagna che conducevano a Shahrisabz, e quindi il condottiero dovette esser seppellito a Samarcanda.

(foto Bobyrr per Wikipedia)

Esternamente il Gur-e Amir si presenta come un edificio semplicissimo: una forma a ottagono coronato da una cupola azzurra scanalata, 15 metri di diametro e 12,5 di altezza, di colore blu brillante, decorata da stelle e punti bianchi..  Anche la decorazione esterna della muratura è costituita da piastrelle blu, bianche e azzurre disposte secondo motivi geometrici.

La spettacolarità del Gur-i Amir però si vede all’interno: una vasta e alta sala dotata di nicchie profonde sui lati, decorata da lastre di onice finemente decorate con pitture, e il tutto impreziosito da intonaci dipinti e altorilievi di cartapesta dorati. Le lapidi a intarsio della stanza interna del mausoleo indicano l’esatta ubicazione delle tombe.

Un blocco di giada color verde scuro segna la tomba di Tamerlano: questa stessa pietra era stata oggetto di venerazione all’interno del palazzo dell’imperatore cinese e quindi trono di Kabek Khan, un discendente di Gengis Khan.

LA MALEDIZIONE DEL CONDOTTIERO
E veniamo alla maledizione: nel 1740, il condottiero persiano Nadir Shah tentò di asportare la pietra tombale di Tamerlano, ma questa si ruppe in due: ciò fu interpretato come cattivo presagio e i suoi consiglieri gli suggerirono di lasciare la pietra là dove l’aveva trovata.

Non si era infatti considerata un’iscrizione sulle pareti della tomba, che recita:

quando tornerò alla luce del giorno, il mondo tremerà.

Effettivamente, il mondo aveva già tremato alla presenza di Tamerlano, se consideriamo che durante il suo regno Tamerlano aveva viaggiato in lungo e in largo per il  suo regno, che si estendeva per gran parte dell’odierno Uzbekistan e una porzione del Kazakistan, spingendosi fino in Persia e in India…non erano affatto viaggi di piacere: ansioso di abbellire la sua capitale, Tamerlano risparmiava la vita a coloro che potevano venirgli utili grazie alle loro doti artistiche…dunque importava architetti, scultori, artigiani, pittori, decoratori…mentre il resto della popolazione, che non gli serviva, veniva tranquillamente passata a fil di spada. Si dice che i numeri di questi stermini di massa sono esorbitanti: in un mondo che superava appena i 300milioni di persone, riuscì a uccidere ben 17 milioni di individui.

Già questa di per sè sarebbe una maledizione, ma purtroppo il 22 giugno 1941 accadde un fatto davvero particolare.

Alla cripta dove dormiva Tamerlano ebbero accesso gli archeologi sovietici, guidati dall’antropologo Mikhail Gerasimov, affascinato dal personaggio e desideroso, soprattutto, di provare che si trattasse di un discendente di Gengis Khan. Così spostò per la seconda volta la pietra tombale, ignorando la maledizione, e portò alla luce il cranio di Tamerlano, riuscendo poi a ricostruire i suoi tratti somatici.

Tre ore dopo l’apertura della tomba, la Germania nazista occupò l’Unione Sovietica, dando vita al secondo conflitto mondiale. Così, se il legame tra la tristemente nota “Operazione Barbarossa” e l’esumazione di Tamerlano fosse qualcosa di più di una semplice diceria, ai 17milioni di morti provocati dal condottiero bisognerebbe aggiungere la trentina di milioni di vittime provocate dalla seconda guerra mondiale…

Nel novembre 1942 lo scheletro di Tamerlano è stato nuovamente inumato, e spero davvero che a nessuno venga in mente di togliere più quella pietra!

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6 thoughts on “La maledizione di Tamerlano

  1. Marco Lazzara

    C’era un’iscrizione simile anche sulla tomaba di Thutankamon… comunque se il mausoleo di Tamerlano è un luogo di culto islamico, non può essere definito una chiesa, o no? 🙂

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