Jharia, l’anticamera dell’Inferno

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(C) immagine: http://jhariacoalfieldfire.wordpress.com/

Centralia, la città che brucia continuamente, non è certo l’unico esempio di “braciere sotterraneo” esistente.
Nel nordest dell’India infatti, nello stato di Jharkhand, la gente del villaggio di Jharia vive da oltre un secolo con un autentico inferno sotto ai piedi.
Tutto a causa di centinaia di miniere di carbone dismesse, che per diverse cause concatenate si infiammano al primo apporto di ossigeno che riesce a incunearsi in uno dei pozzi chiusi male o troppo frettolosamente… e iniziano a bruciare, senza che nessuno riesca a trovare il modo di chiuderli.

Questo, in sostanza, è quello che è accaduto a Jharia, che nessuno sa più come gestire.
Il problema è che nelle sue immediate vicinanze vivono 500mila persone, e il forno gigante che conta settanta focolai distinti, e che si estende per centinaia di ettari, sta cominciando a diventare un grosso problema.
“Cominciando”, perché almeno inizialmente gli abitanti di Jharia avevano anche ricavato un buon profitto dalle miniere di carbone, che danno effettivamente da vivere a molti nuclei familiari… e le donne hanno saputo sfruttare anche in modo diverso il calore che si sviluppa dalle miniere, adoperandolo per salvaguardare la propria economia domestica: basta infatti posare una semplice pentola sullo sbocco di una fenditura nel terreno, e il vapore incandescente che proviene dalle viscere della terra cuoce istantaneamente qualsiasi pietanza, con un grande risparmio energetico… altrettanto dicasi per i mesi invernali, in cui questa strana forma di energia geotermica riesce a riscaldare perfettamente qualsiasi abitazione.

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(C) immagine: http://jhariacoalfieldfire.wordpress.com/

C’è tuttavia un rovescio della medaglia, piuttosto pesante a dir la verità: gli abitanti di Jharia infatti cominciano a essere abbastanza stanchi di veder le proprie case raggiungere le temperature, davvero invivibili, di oltre 50 gradi; per non parlare dei fumi tossici della combustione del carbone che rendono l’aria irrespirabile, facendo di Jharia il luogo con l’aria più inquinata di tutto il subcontinente.
E poi non dimentichiamo l’aspetto “paranormale” della vicenda, tirato in ballo per spiegare le costruzioni che crollano perchè letteralmente bruciate e divorate dal calore, e anche, purtroppo, le sparizioni di diversi bambini che vengono inghiottiti dalla terra in crepe che si aprono all’improvviso.
Gli abitanti di Jharia vedono in tutto questo un segno della collera divina, che brucia dalle fondamenta la città, per purificarla…
Ma Jharia si trova a dover fronteggiare anche un altro problema: la terra che con l’immenso calore diventa incoltivabile, e, soprattutto, la scellerata scellerata politica di controllo dell’incendio che è stata portata avanti: pensate che si è deciso di trasformare una parte delle miniere sotterranee in combustione in cave di carbone a cielo aperto, per recuperare una parte del combustibile…ma così facendosi è immesso nel sottosuolo una grande quantità di ossigeno, che va ad alimentare l’incendio, contribuendo ad accelerare la diffusione dei focolai.
E così Jharia brucia, e continuerà a farlo,ancora per molto, molto tempo.

 

FONTI IMMAGINI e per saperne di più: http://jharia.jharkhand.org.in/

http://jhariacoalfieldfire.wordpress.com/

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Autore dell'articolo: Donata Ginevra

Perchè dovrei scrivere informazioni su di me, quando per questo è stata creata la pagina ABOUT ME?

6 thoughts on “Jharia, l’anticamera dell’Inferno

    Andrea Cabassi

    (2 dicembre 2015 - 10:45)

    *_*

    Marco Lazzara

    (12 novembre 2015 - 21:15)

    Su di un altro blog avevo letto di questa città in America dove ci sono dei roghi che vanno avanti da decenni per la presenza di miniere di carbone nel sottosuolo. Solo non mi ricordo se fosse la città di Centralia che tu citavi.

      Donata Ginevra

      (16 novembre 2015 - 9:18)

      sì sì era proprio Centralia, la stessa che ha ispirato il film Silent Hill

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