P.I.L.: Paul Is Live

By | 10 gennaio 2015

Di fronte alle numerose dicerie che alimentano la leggenda PID (Paul Is Dead), ecco che nasce un’altra leggenda, riassunta sotto l’acronimo PIL, Paul Is Live, che ha esaminato attentamente tutte le dicerie, gli indizi, le ipotesi per cui, come abbiamo visto in precedenza nel dossier che ho preparato, indicherebbero che Paul fosse morto in un incidente stradale nel novembre 1966 e quindi sostituito con un sosia.

In primo luogo, e l’avevamo già sottolineato alla fine del precedente post, vi sono alcuni indizi contenuti in alcuni album che sono usciti prima della presunta data di morte di Paul, e che quindi non possono essere presi in considerazione.

E poi, ecco le altre prove che smontano la teoria del PID.

Distintivo della Ontario Provincial Police

Una delle prove più segnalate dai teoristi del PID ci sarebbe il distintivo della giacca di Paul che si vedrebbe in una delle fotografie che compaiono nel poster di Sgt. Pepper.

Si vedrebbero infatti le lettere O.P.D., che offre due interpretazioni possibili: “Officially Pronounced Dead” (“ufficialmente dichiarato morto”) e “Ontario Police Department” (il dipartimento di polizia dell’Ontario, in cui avrebbe prestato servizio l’ex poliziotto canadese William Sheppard, che secondo i teorici del PID sarebbe proprio colui che ha sostituito il vero Paul morto nell’incidente). In realtà le lettere sarebbero O.P.P. (e non O.P.D.), che stanno per Ontario Provincial Police. Questo distintivo fu ricevuto da Paul quando, nel 1965, i Beatles suonarono a Toronto. La seconda “P” si legge “D” a causa della piega della giacca.

screenshot.968Ancora Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band al centro della nostra ricerca, e più precisamente l’immagine in cui si vede una mano sopra la testa di Paul, che come avevamo visto, per alcune credenze sarebbe un simbolo di morte. Per lungo tempo sembrava che questa mano non avesse padrone, poi invece si è appurato che la mano appartiene dell’attore Issy Bonn, che saluta il pubblico.

Per quanto riguarda il brano A day in the life e la strana traccia fantasma contenuta alla fine del testo, che ripete in continuazione qualcosa di simile a «Never Could Be Any Other Way» (“Non c’era altra soluzione” (cioè di tenere la morte di Paul nascosta al mondo intero?), frase che, se sentita a rovescio, sembrerebbe dire «Will Paul Be Back as Heaven?» (“Tornerà Paul come in paradiso?”), fu lo stesso Paul a raccontare al suo biografo Barry Miles che nell’estate 1967 un gruppo di ragazzi chiese spiegazioni circa questo messaggio segreto, e Paul rispose «Vi sbagliate, dice solo ‘It really couldn’t be any other”, cioè Davvero non potrebbe essere nessun altro. Questo per indicare che le interpretazioni possono essere svariate, e non sempre è possibile individuare un elemento certo. Questo è il caso di Strawberry Fields Forever, in cui Lennon dice “cranberry sauce” (“salsa di mirtillo”) e non “I buried Paul” (“Ho sepolto Paul”).

 

WHITE ALBUM

sosiaIn tanti poi hanno focalizzato la loro attenzione sulla foto tessera presente nel poster interno di White Album, che secondo i teorici del PID rappresenterebbe Campbell, presunto sosia di Paul, prima che si sottoponesse all’intervento di plastica facciale. In realtà è stata avanzata l’ipotesi, a dire il vero non confermata, secondo cui quello sarebbe McCartney stesso, mascherato con occhiali e baffi finti. Sarebbe stata una prassi comune per lui, per sfuggire ai fan.

E poi restiamo nell’abito sosia: il 12 novembre 1966, tre giorni dopo la data della presunta tragedia, Paul McCartney e l’assistente dei Beatles Mal Evans partirono per una vacanza-safari in Kenya, (fonte: Glauco Cartocci, Paul is dead? Il caso del doppio Beatle. Il più completo dossier sulla «morte» di Paul McCartney, Roma, Robin Editore, 2011).

Appare dunque praticamente impossibile che i Beatles abbiano trovato un perfetto sosia di Paul in appena due giorni, sosia che sapeva già cantare esattamente come Paul… Certo, ma è altrettanto curioso che proprio Evans fece una fine tristissima, ucciso dalla polizia il 5 gennaio 1976 nel suo appartamento a Los Angeles. I poliziotti intervennero per sedare una lite scoppiata tra Evans e la fidanzata, e scambiarono il fucile ad aria compressa che l’uomo impugnava per un’arma vera, sparandogli 6 colpi di pistola letali.

Dopo la morte, Evans fu cremato e le sue ceneri spedite per posta in Inghilterra, ma andarono smarrite….così come andò smarrita la famosa valigetta che l’uomo aveva sempre con sè, e che si suppone contenesse registrazioni inedite dei Beatles, foto e documenti… La valigetta sembra che andò smarrita dalla polizia e divenne famosa come “il perduto archivio segreto di Mal Evans”.

Ricomparve nel giugno del 2004, quando Frasier Claughton, un turista inglese, l’acquistò per soli 36 dollari a Melbourne, in un mercatino delle pulci, ignaro del contenuto della stessa. Ma quando successivamente gli esperti esaminarono il contenuto della valigetta, si scoprì che conteneva solo delle fotocopie risalenti agli anni novanta e dichiararono l’archivio ritrovato un falso… verità? falsità? cosa conteneva davvero la valigetta di Evans? magari proprio le prove a sostegno della tesi del PID? Oppure le prove che dicevano Paul is live? (FONTE)

 

I MISTERI DI ABBEY ROAD

Per molto tempo la critica e le leggende attorno alla presunta morte di Paul McCartney hanno focalizzato la loro attenzione, oltre che sull’album Sgt. Peppers, anche su Abbey Road.

Sulla strana processione che si vede attraversare la strada, è proprio Paul a spiegare che tutti i Beatles indossavano i vestiti di tutti i giorni, e che Paul non indossava le scarpe poichè era una giornata piuttosto afosa…

Molto si è detto anche sulla macchina bianca parcheggiata a lato della strada, che si “trovava semplicemente là” quando è stata scattata la fotografia (nonostante a me sembri una spiegazione troppo semplice per essere ritenuta vera, e non ditemi che sono una complottista!), e si è invece posto l’attenzione sulla targa della macchina, su quel famoso 28IF che starebbe per “28 se”, lasciando intendere che qualcuno (Paul) avrebbe avuto 28 anni se (l’incidente non fosse avvenuto).

In realtà, Paul McCartney nacque a Liverpool il 18 giugno 1942, e dunque, essendo la foto stata scattata l’8 agosto 1969 (Abbey Road uscì il 26 settembre 1969), Paul aveva 27 anni e non 28. 

Immagine iconica: Preso allo stesso tempo come la famosa copertina dell'album Abbey Road nel 1969, questa immagine mostra chiaramente Paul McCartney, terzo da sinistra, con indosso un paio di sandaliSi vede poi Paul tenere in mano la sigaretta con la mano destra, mentre Paul era mancino…eppure, esiste un’altra foto in cui Paul tiene la sigaretta con la mano destra, ed è quella che si trova nell’album Beatles for Sale, del 1964. E c’è di più: il Daily mail ha riportato la notizia secondo cui un anonimo acquirente si è aggiudicato per 20mila sterline una versione molto speciale di Abbey Road, una rara fotografia dei Beatles che confuta una delle teorie del complotto. La foto mostra la band che cammina nella direzione sbagliata sulle ormai note strisce pedonali di Abbey Road…e, cosa più importante, mostra che McCartney indossa un paio di sandali in pelle bianca. Furono fatte decine di foto da Iain Macmillan per la copertina dell’album, e alla fine fu scelta quella che tutti conosciamo…ma anche la foto qui riportata ha molto da raccontare!

 

Paul is LivePAUL IS LIVE
A giocare sulla sua stessa morte ci pensò poi lo stesso Paul, che nell’album solista del 1993 Paul Is Live, si fa riprendere mentre attraversa le famose strisce di Abbey Road in compagnia di un cane, che sembra trascinarlo, pur restando fermo.

In questa copertina c’è ancora il maggiolino Volkswagen sulla sinistra della strada, ma la targa dell’auto, anziché 28 IF, recita 51 IS, ovvero l’età effettiva di Paul.

 

Del resto, già in precedenza era stato ribadito con forza PAUL IS STILL WITH US, “Paul è ancora tra noi”, quando il 7 novembre 1969 la rivista Life pubblicò una lunga intervista a McCartney, nella quale egli disse:

Forse la voce ha cominciato a diffondersi perché non sono apparso molto sui giornali ultimamente. Sono stato assediato dai giornalisti per una vita intera, e non ho niente da dire in questi giorni. Sono felice di stare insieme alla mia famiglia e lavorerò quando avrò voglia di lavorare. Sono stato sotto pressione per dieci anni e non ho mai staccato la spina un attimo. Adesso mi prendo una pausa ogni volta che posso. Preferirei essere un po’ meno famoso di questi tempi

e anche

Le persone che stanno facendo queste voci dovrebbero guardare a se stessi un po’ di più. Non c’è abbastanza tempo nella vita. Dovrebbero preoccuparsi di se stessi, invece di preoccuparsi se io sono morto o no.

Ma già il 21 ottobre 1969 era stato emesso dall’ufficio stampa ufficiale dei Beatles un comunicato stampa che doveva smentire le dicerie sulla morte di McCartney. Nel comunicato si definì l’intera faccenda “un cumulo di stupidaggini” ed si aggiunse: «La storia circola già da circa due anni, riceviamo centinaia di lettere da sballati di ogni genere ma Paul è ancora tra noi». Paul is live!

 

Però i dubbi restano, anche in relazione a un reperto “storico”, al centro di varie indagini. Che fine ha fatto l’Aston Martin DB5 “Saloon” su cui Paul morì?

L’auto, che è stata effettivamente tra i possedimenti di Paul, riapparve misteriosamente a fine 2010, ed è attualmente in fase di restauro presso un’officina di Corsico, nell’hinterland milanese, dove è stata portata dal nuovo proprietario. Ebbene, sull’auto sono stati effettivamente rinvenuti segni di un passato incidente che risalirebbero a molto tempo prima (forse al fatidico 1966?). Tuttavia tali segni non sarebbero tanto gravi da far ipotizzare la morte o il ferimento grave del guidatore al momento dello scontro…

Cosa c’è dunque dietro la leggenda del PID? e cosa dietro il PIL? Forse, come credono molti, i Beatles hanno davvero volutamente “giocato” con la leggenda che stava nascendo, o per lo meno l’hanno alimentata attraverso varie immagini e indizi disseminate nei dischi… Qualcuno di loro, (Lennon in particolare), amava l’humor nero, tanto che una foto, tra quelle degli esordi al Cavern, lo ritrae mentre si finge morto attorniato dai componenti della band che lo vegliano, e la stessa cosa appare nelle varie fotografie del 1968 quando uscì il White Album. (Fonte: wikipedia)

Paul McCartney in bianco e nero

Credete che Paul sia vivo o morto?

Confesso che con questi post, man mano che li scrivevo, un’idea mi è venuta in mente, e cioè che gli indizi sui vari album e sulle canzoni siano davvero “tirati per i capelli” e cercati (e trovati) a tutti i costi…

Ma ho tenuto per l’ultima puntata di questa serie di post sulla leggenda della morte di Paul McCartney le prove più solide, quelle che faranno traballare ogni vostra certezza, e che, una volta lette, vi faranno dire:

forse Paul non è davvero morto, forse è vero che Paul Is Live, ma quello che canta ed è diventato baronetto NON è il vero Paul McCartney.

 


Il caso: la presunta morte di Paul

Le prove nascoste nei dischi dei Beatles: da The Butcher Cover (1966) a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967)

Le prove nascoste nei dischi dei Beatles: da Magical Mistery Tour (1967) ad Abbey Road (1969)

Gli indizi nascosti negli album dei solisti

PIL: Paul Is Live

PID: le prove forensi

 

8 thoughts on “P.I.L.: Paul Is Live

  1. Marco Lazzara

    Ci voleva questa seconda parte!
    Però sempre questa storia su Paul McCartney e nessuno che si interroga mia sull’altro inquietante mistero dei Beatles: perchè in certe canzoni canta Ringo Starr? Paura. 🙂

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    1. Tommaso Guanalini

      Forse perchè le ha composte lui??
      Allora come mai “here comes the Sun” la canta George Harrison??? La rispsta è una e semplice, la ha composta lui!!
      😉

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  2. The Obsidian Mirror

    Sempre più affascinante! Sicuramente c’è un grosso lavoro alle spalle di tutti questi indizi, favorevoli all’una o a l’altra delle ipotesi. Non dico che sia una tecnica marketing, ma perlomeno è ovvio che qualcuno si è divertito un sacco. Detto questo il mio parere è che il Paul attuale non sia lo stesso Paul delle origini!!! (ecco, l’ho detto)

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  3. MikiMoz

    Sì, io penso che un po’ ci abbiano giocato -perché dietro di loro c’erano grandi geni del marketing- e un po’ i fan vedono indizi dove non ci sono. Ed è una cosa normalissima, perché la mente galoppa! L’ho visto io stesso con Onirica e le vostre interpretazioni… tutto può essere sempre plausibile! 🙂

    Moz-

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