Paul is dead: le prove da Magical Mystery Tour ad Abbey Road

By | 25 giugno 2014

Nell’ultimo post avevamo finito di parlare dei numerosissimi indizi riguardanti la presunta morte di Paul McCartney che sono contenuti nell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Se avete perso questo post, ecco il link.

Inizialmente avevo pensato di condensare tutti gli indizi, di tutti gli album, in un unico post, ma scrivendo mi sono resa conto che era impossibile, in quanto il post sarebbe diventato così lungo da risultare oggettivamente noioso (per quanto NON possa essere noioso un simile argomento). Per cui ho diviso la trattazione in due parti distinte, e mi auguro possano bastare.

Procediamo dunque con l’analisi del prossimo album.

Magical Mystery Tour

Questo disco già di per sè costituisce un caso. Uscì infatti l’8 dicembre 1967 in doppio formato, EP per il mercato europeo, poi pubblicato anche in Germania, Francia, Spagna, Jugoslavia, Australia e Giappone, e in formato LP negli USA. Già dalla copertina del disco cominciano ad apparire i primi indizi.

MagicalMysteryTourDoubleEPcover.jpg

EP

MagicalMysteryTourLPcover.jpg

LP

Qui a sinistra vedete i due album affiancati.

I 4 Beatles sono vestiti da animali, e uno, quello in basso con le braccia spalancate, rappresenta un tricheco, personaggio citato anche nel brano presente del disco I am the Walrus.

Secondo la mitologia nordica, questo animale sarebbe portatore di sventura…ma non si sa esattamente chi ci fosse sotto quel costume.

Ma l’LP nasconde un segreto…

Basta capovolgere di 180 gradi la cover ed ecco che la parola “Beatles” composta da molte stelle assumerebbe le sembianze di un numero di telefono: 5371438. 

screenshot.851Non la vedete? ho provato io stessa a capovolgere la cover con Photoshop, ed ecco cosa risulterebbe. Sì, effettivamente non è semplicissimo leggere quei numeri nascosti tra le stelle. Gli unici che si vedono chiaramente sono 5, 3, 7 3 e 8, il 14 proprio si fa fatica a individuarlo, eppure, secondo la teoria PID, chi componeva quel numero di telefono sentiva una voce registrata che forniva indizi riguardanti una strana caccia al tesoro e, soprattutto, dava delle criptiche indicazioni sulla morte di Paul. Ovviamente quel numero adesso non esiste più (ma è poi mai esistito?).

I wasIl disco, nella parte interna, contiene altre fotografie. In una si vede Paul seduto a una scrivania, vestito come un sergente dell’esercito. Un cartello sulla scrivania diceva “I WAS“, (IO ERO)”, e dietro la scrivania due bandiere incrociate, come si mettono nei funerali militari.

Un’altra immagine ritrae i membri della band vestiti di bianco mentre ballano. Ma mentre tre Beatles hanno garofani rossi all’occhiello, solo Paul ha un garofano nero, ovvio simbolo di morte. Interpellato più volte anche su questa stranezza, è stato lo stesso Paul a sentenziare di aver usato il garofano nero semplicemente perchè quelli rossi erano terminati.

Possibile che in tutta Londra non vi fosse un fiorista con un garofano rosso per il Beatle PAUL Mc Cartney? davvero strano. Incredibile, indubbiamente!

Sempre nel testo I Am the Walrus ci sono le parole cantate da John Lennon che colpiscono moltissimo: «stupid bloody tuesday» (“stupido maledetto martedì”): questo elemento si riferirebbe alla sera precedente il giorno della presunta morte di Paul, il 9 novembre 1966: l’8 novembre 1966 era infatti un martedì, e proprio quella sera avvenne il litigio tra Paul e il resto della band.

screenshot.864

Inoltre a metà del video di I am the walrus, in corrispondenza delle parole Sitting in an English garden (“seduto in un giardino inglese”, dove quel “English garden” sarebbe interpretabile come “cimitero”, si vedono i quattro Beatles schierati che indicano qualcosa, poi un primo piano di Paul con gli occhi chiusi e subito dopo si vede sfrecciare sullo sfondo della scena una macchina bianca, la cui traiettoria colpisce proprio la testa di Paul. Le immagini qui di fianco mostrano proprio quanto appena espresso.

E adesso parliamo del film Magical Mystery Tour, in cui verso la fine è presente una scena che ritrae John e George. I due si recano in un night club per assistere a uno spogliarello. Chi suona nel locale, non gli stessi Beatles come qualcuno afferma, ma la Bonzo Dog Doo-Dah Band (cfr. Glauco Cartocci, Paul is dead? Il caso del doppio Beatle. Il più completo dossier sulla «morte» di Paul McCartney, Roma, Robin Editore, 2011esegue una canzone dal titolo Death Cab for Cutie. La canzone racconta la storia di una ragazza che muore in un taxi. Ecco dunque che il titolo della canzone suona come “taxi (cab è notoriamnete il taxi inglese) per il/la carino/a. “Cutie” infatti è aggettivo che può rifarsi sia al maschile che al femminile, e non dobbiamo scordare che all’apice del successo, Cutie era proprio l’appellativo con cui tutti chiamavano Paul. Anche questo un riferimento all’incidente in cui morì Paul?

[important]Lady Madonna[/important]

Nel marzo 1968 uscì un nuovo singolo dei Beatles: Lady Madonna. Il singolo, nella parte finale contiene i versi

 

Tuesday afternoon is never ending
Wednesday morning papers didn’t come

Martedì pomeriggio non finisce mai, i giornali di mercoledì mattina non arrivarono, il che, secondo i sostenitori del PID, starebbe a significare che la notizia della morte di Paul fu tenuta nascosta alla stampa.

ci stiamo avvicinando alla soluzione

White Album

Questo è l’unico album che non contiene indizi nella copertina, per il semplice fatto che è…bianca, proprio come la vedete qui di fianco. Ma non per questo gli indizi non ci sono, anzi!

La maggior parte di essi è contenuta all’interno del poster fotografico riproposto all’interno del White Album.

Qui, come vedete nell’immagine a destra, c’è una scena molto particolare, in alto a sinistra, che ritrae Paul seduto in una vasca da bagno, circondato dalla schiuma. Per molti però, intanto quello non sarebbe affatto Paul, ovviamente, ma William Campbell, il sosia che l’avrebbe sostituito, e secondariamente, la scelta di ritrarre Paul/William nella vasca sarebbe stata architettata proprio per mostrare Paul così come appariva dopo l’incidente mortale, ovvero, quasi decapitato.

Non vi sembra infatti che la schiuma attorno alla sua faccia la renda quasi staccata dal corpo? Per di più, poi, gli occhi chiusi accentuano l’impressione di un uomo effettivamente morto.

E riguardo i brani contenuti nell’album?

Glass Onion già dal titolo è inquietante: con questo termine infatti si indicherebbero le bare di vetro. E poi nel testo John Lennon dice:

I told you about the walrus and me, man
You know that we’re as close as can be, man
Well here’s another clue for you all
The walrus was Paul
Standing on the cast iron shore, yeah
Lady Madonna trying to make ends meet, yeah
Looking through a glass onion

e cioè: Ti ho narrato di me e del tricheco, amico / Sai che non possiamo essere più vicini di così, amico / Bene ecco un altro indizio per tutti voi / Il tricheco era Paul / In piedi sulla spiaggia di ferro, sì / Lady Madonna che cerca di sbarcare il lunario, sì / Guardando attraverso una cipolla di vetro.

Questa frase avrebbe proprio il senso di schernire i fan troppo interessati a cercare indizi nascosti e messaggi in codice nei testi dei Beatles... Il tricheco di I am the Walrus dunque sarebbe stato proprio Paul. Però se così non fosse? cioè se non si facesse altro che unire ancor più gli indizi, assommando ad esempio Lady Madonna (di cui abbiamo parlato poco sopra), I am the walrus, e altri indizi… e si sa che più indizi assieme fanno una prova.

In Don’t Pass Me By Ringo canta: «I’m sorry that I doubted you, I was so unfair, You were in a car crash and you lost your hair» , Mi dispiace di aver dubitato di te, sono stato così scortese, sei rimasto coinvolto in un incidente d’auto e hai perso i capelli.

Credo che non ci siano cose da aggiungere a questa traduzione… tanto più che sembrerebbe che il litigio e il dissapore maggiore la sera dell’8 novembre 1966 sia avvenuto proprio tra Paul e Ringo Starr.

Andiamo avanti?

Revolution 9 inizia con una voce che pronuncia le parole Number nine. Tutto normale? No, perchè queste parole se ascoltate al contrario suonerebbero come «Turn me on, dead man» (“eccitami, uomo morto”).
Il numero 9 sarebbe sia il numero delle lettere che compongono il nome McCartney, sia il giorno della presunta morte, 9 novembre 1966.

Fra i rumori di questo brano (disponibile qui, al contrario) si sentirebbero una frenata d’automobile, uno schianto, e sempre ascoltando la traccia al contrario si sentirebbe una voce che grida «Get Me Out! Get Me Out!» (“Tiratemi fuori! Tiratemi fuori!”) e pure un coro che sembra ripetere: «Paul is dead, Paul is dead», e infine una voce che grida: «I’m die!» (“Io sono morto!”). Poi si sentono delle urla, e le voci, forse di Lennon e Harrison, che dicono: «Watusi… The twist… El dorado…». Ancora una volta, ascoltandole al contrario, svelerebbero l’arcano: «Paul is dead… since the… his suicide» (“Paul è morto… fin dal… suo suicidio”).

 

Altro brano. Alla fine di I’m So Tired, John Lennon fa uno strano mormorio, che se ascoltato al contrario sembrerebbe dire «Paul is dead, man: miss him, miss him, miss him!» (“Paul è morto, amico: mi manca, mi manca, mi manca!”).

Secondo Wikipedia, molto clamore ha suscitato l’uscita di una versione primitiva della canzone Revolution9 sul documentario Anthology nel 1996, con un mixaggio differente. La canzone termina con la strofa «I’d give you everything I’ve got for a little peace of mind», cioè “Ti darei tutto quello che ho avuto per un po ‘di pace della mente”. Sopra l’ultimo colpo di grancassa, prima dell’ultima ripetizione della frase, si sente Lennon mormorare qualcosa di incomprensibile, che suonato al contrario, sembra dire «Are you listening?» (“State ascoltando?”), e conclude con «Paul is a dead man. Miss him. Miss him. MISS HIM!». Curioso è il fatto che questo nuovo mormorio compaia solo nel documentario video e sia stato eliminato nella versione del brano presente sul disco Anthology 3.

 

Yellow Submarine

Sulla copertina di Yellow Submarine, album uscito il 13 gennaio 1969 negli USA e quattro giorni dopo in Europa, non ci sono moltissimi indizi. Si vede soltanto il sottomarino giallo sepolto sotto la collina, che a molti sembra una bara, e ancora una volta c’è una mano sopra la testa di Paul. Sappiamo che la presenza di una mano sulla testa di una persona, in alcune civiltà orientali, equivale a un simbolo di morte. Poi, consideriamo altri brani presenti nell’album.

In Yellow Submarine, durante i brusii che appaiono a metà canzone, dal minuto 1:47 al minuto 1:57,  se si ascolta con attenzione, una voce sembra dire «Paul is dead». Può essere un indizio un po’ “tirato”, ma anche il lungometraggio Yellow Submarine contiene alcuni indizi.

Ad un certo punto apparirebbe brevemente un frame con una lapide mortuaria che reca la scritta N° 49 Here Lie Buried William McMilley” (“Numero 49 – Giace qui sepolto William McMilley”).

Intanto, il numero 49, potrebbe indicare sia il numero della tomba, cosa più probabile, sia il numero delle lettere che compongono il nome del defunto… 4 e 9, come PAUL MCCARTNEY. Ma c’è dell’altro. Il nome ricorderebbe infatti sia William (Campbell), il presunto rimpiazzo, sia McCartney (McMilley). Inoltre in un’altra scena del lungometraggio appaiono per breve tempo due Paul McCartney stile cartoon. Da alcuni questo fatto starebbe a indicare che davvero ne esisterebbero due, uno, quello morto, e il suo sosia.

In Only a Northern Song George canta: «If you think the harmony is a little dark and out of key, you’re correct, there’s nobody there» (“se pensi che l’armonia sia un po’ tetra e stonata, hai ragione, non c’è nessuno là”; là dove, al posto di McCartney?.

E siamo finalmente arrivati all’ultimo album, quello con più prove in assoluto…

 

Abbey Road

Abbey Road venne pubblicato il 26 settembre 1969. La sua copertina è indubbiamente insolita: c’è semplicemente una foto dei 4 di Liverpool, in fila indiana, che attraversano una strada, la strada più famosa al mondo. Gli abiti indossati dai quattro suggerirebbero una processione funebre: John completamente vestito di bianco, quasi fosse un sacerdote o addirittura un angelo, Ringo con un completo nero simile a quello che indossano normalmente i portatori delle bare, quindi segue Paul a piedi scalzi, con gli occhi chiusi, e infine la processione si chiude con George che indossa un semplice completo in tela jeans…quasi una tenuta da lavoro… potrebbe essere dunque lui il becchino incaricato di scavare la fossa?

Altri due elementi da notare:

Paul è l’unico dei Beatles che cammina avanzando il piede destro, contrariamente agli altri che camminano con il sinistro più avanzato, forse a simboleggiare la sua estraneità al gruppo…

e poi tiene la sigaretta con la mano destra, pur essendo notoriamente mancino. Su questo punto, sul quale molti che credono nella leggenda PID hanno fatto il loro punto di forza, c’è però da fare una puntualizzazione, e cioè che in una foto scattata del 1964, prima della presunta morte, e pubblicata nell’album Beatles for Sale, Paul tiene una sigaretta con la mano destra.

Non è la prima volta che si pone l’attenzione alle scarpe di Paul. Recentemente infatti sono state vendute all’asta delle fotografie realizzate nel backstage di Abbey road, e in queste foto, nelle quali tra l’altro la “processione” dei Beatles andava in senso contrario rispetto l’originale, Paul indossa dei sandali.

Interpellato sul perchè se li sia tolti durante le riprese, Paul spiegò che fece quella scelta semplicemente perchè aveva caldo.

La stessa risposta che diede qualche tempo prima per la realizzazione di un’altra fotografia che doveva accompagnare un altro album, il già citato I am the walrus.
In questa foto, che riprende i 4 mentre suonano in un giardino, si vede Paul mentre suona, e Ringo seduto alla grancassa; ma Paul appare scalzo, e difatti sulla destra dello strumento di Ringo (quindi alla sinistra per chi guarda) ci sono le scarpe di Paul, lasciate lì per terra.

Quest’immagine tra l’altro è stata oggetto di numerosissime interpretazioni.

 

Innanzitutto, la pagina in cui appare Paul e la grancassa è la numero 13, e sappiamo bene cosa significhi nel mondo anglosassone questo numero.

Osservando un ingrandimento della foto, ad esempio, possiamo vedere come le scarpe di Paul appaiano macchiate di un liquido rosso, che dai più è stato individuato come sangue.

screenshot.868La stessa cosa appare anche nel filmato della canzone I Am the Walrus, dove si vedono chiaramente le scarpe di Paul posate a terra.

Ma c’è molto di più.

Sembrerebbe infatti che sulla grancassa stessa sia nascosto un messaggio in codice.

Leggendo le parole scritte in giallo, infatti, possiamo scorgere chiaramente LOVE e sotto THE BEATLES.

Tra le due parole ci sarebbe però una scritta che apparirebbe come un 3…e dunque la frase “incriminata” andrebbe letta come “Love the 3 Beatles”, ama i tre Beatles… tre, come i Beatles superstiti?

Ma torniamo ad Abbey Road.

L’elemento principale è la targa del Maggiolino Volkswagen bianco parcheggiato a sinistra della strada, sul quale si legge la targa LMW 28IF.

Da molti questa targa è stata interpretata come 28 IF, cioè 28 se, intendendo “se” come “28 anni SE fosse ancora vivo”.

Molti però hanno fatto notare l’inesattezza dell’indizio: essendo la foto infatti stata scattata l’8 agosto 1969, Paul, che era nato il 18 giugno 1942, aveva 27 anni, però se si calcola l’età a partire dalla data del concepimento (cosa che in alcune culture si fa, specie orientali), i conti tornano.

E “LMW”? Per alcuni sta per “Lie ‘Mongst the Wadding“, e indicherebbe il poemetto dello scrittore americano Stephen Crane, morto a 28 anni e legato ai Beatles anche per la sua presenza nella copertina di Sergent Pepper’s). Altri invece hanno interpretato “LMW” come “Linda McCartney Widowed” (vedova) o come “Linda McCartney Weeps” (piange), ma anche questo indizio sembra inesatto, perchè se davvero Paul fosse deceduto nel 1966, avrebbe dovrebbe essere Jane Asher, sua fidanzata dell’epoca, a piangerne la scomparsa. Altre teorie leggono la targa dell’auto come LivingMccartney Was 28 If, e cioè “Se fosse in vita Mccartney, questi avrebbe 28 anni”.

beatles-abbey-roadE gli indizi non si fermano qui.

Dall’altra parte della strada c’è un camioncino della polizia, molto simile a un carro funebre, che appariva già nel video di free as a bird e che i fautori della teoria del PID sostengono essere l’automezzo che accorreva in soccorso negli incidenti stradali.

Sullo sfondo un’automobile si allontana, in linea con Paul.

E gli indizi contenuti nei brani sono ancora più interessanti.

Partiamo da She Came In Through the Bathroom Window: alcuni dei versi conterrebbero alcuni indizi sulla vita di William Campbell prima di prendere il posto di McCartney: «So I quit the police department and got myself a steady job» (“così lasciai il dipartimento di polizia e mi trovai un lavoro fisso”).

In Come Together John canta: «one and one and one is three» (“uno più uno più uno fa tre”): un’indicazione sul numero dei veri Beatles rimasti? Nel verso successivo della stessa canzone, John dice: «Got to be good-looking ‘cause he’s so hard to see», cioè “ci vuole un buon occhio perché lui è molto difficile da vedere”. Come interpretare questa frase? Che siccome Paul è morto è difficile da vedere, oppure che è difficile accorgersi della differenza tra il vero e il falso Paul?

E arriviamo agli ultimi due dischi su cui si soffermiamo.

Let It Be

Let It Be è il titolo dell’ultimo disco pubblicato dai Beatles. Fu registrata nel gennaio 1969, con la particiolarità che venne messa in commercio, l’anno successivo, l’unica versione che ne venne eseguita, dal momento che non ci furono più registrazioni tra cui scegliere la migliore. Ed è l’ultimo disco registrato dai FAB4, prima dello scioglimento. Anche sulla copertina di questo disco sono disseminati alcuni indizi. Intanto il più palese è lo sguardo di Paul: è il solo che guarda in direzione diversa rispetto agli altri, ed è il solo ad apparire su sfondo rosso (sangue, ancora una volta il richiamo a questo elemento).

In più, se si ascoltano al contrario i ritornelli di due brani, ecco che appaiono altri indizi (potete trovare le tracce su youtube): su Let it be si sente qualcosa di simile a «He is been dead» (“lui è morto”); e Get Back nasconderebbe qualcosa di simile a «I need some wheels! Help me! Help me!» (“aiuto, aiuto, ho bisogno di copertoni!”), forse un riferimento a un incidente stradale…

 

Anthology3_beatlesAnthology 

E arriviamo al terzo volume dell’Anthology, realizzata unendo i “pezzi” di vari dischi (provate a individuarli tutti).


Qui però, mentre i visi di 
Ringo, John e George sono esattamente quelli tratti da Let it be, l’immagine di Paul è quella usata nell’album Rubber Soul che risale al 3 dicembre 1965, quindi quando il vero Paul era ancora vivo. 

E non è ancora tutto…perchè non dobbiamo scordare che anche Rubber Soul conterrebbe degli indizi: nella sua copertina infatti, la scritta del titolo sembrerebbe un cuore rovesciato e spezzato. Poi nel brano Nowhere Man Lennon canta: «Nowhere man, can you see me at all?» (“uomo invisibile, puoi vedermi?”), che starebbe a significare che siccome Paul è morto e sepolto, non può vedere più nulla.

Però questo indizio sarebbe da scartare a causa di una incongruenza temporale: l’album fu pubblicato nel 1965, l’anno precedente la morte.

E poi un’ultima chicca: nel dicembre 1965 (che da alcuni viene vista come una data alternativa a quella del presunto decesso) il singolo We Can Work It Out, già nel titolo contiene una curiosità, in quanto significa “Noi ce la possiamo fare”, forse a continuare senza Paul?.

Ma il mistero è presto svelato: la canzone sarebbe infatti ispirata alla relazione turbolenta fra McCartney e l’attrice britannica Jane Asher, che nel 1965 stavano attraversando un momento di tensione.

Bene, per ora è tutto….o quasi.

Affronteremo anche le “prove delle difesa”, cioè quelle disseminate negli album da solisti e  da Paul McCartney stesso per affermare che “Paul is NOT dead”!

 

 

Il caso: la presunta morte di Paul

Le prove nascoste nei dischi dei Beatles: da The Butcher Cover (1966) a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967)

Le prove nascoste nei dischi dei Beatles: da Magical Mistery Tour (1967) ad Abbey Road (1969) (questo articolo)

Gli indizi nascosti negli album dei solisti

PIL: Paul Is Live

8 thoughts on “Paul is dead: le prove da Magical Mystery Tour ad Abbey Road

  1. Angelo

    Ottimo articolo, come sempre del resto; vorrei dire la mia a tal proposito. Credo fermamente, che il vero Paul, sia sempre lui e tutta questa storia sia stata montata dai Beatles stessi per aumentare le vendite dei loro dischi… ed infatti le vendite aumentarono (e sono aumentate tutt’ora). Un grande abbraccio.

    Reply
  2. paul

    Nel film Magical Mystery Tour appare inspiegabilmente un corpo decapitato per ben tre volte e fuori contesto rispetto alla (esile) trama del film. Durante l’incubo della zia di Ringo in sovraimpressione appare, al minuto 31.39, un corpo senza testa con indosso una camicia da uomo; accanto in orizzontale rispetto al corpo si distingue un occhio fuori dall’orbita e un orecchio (immagine decisamente inquietante). Durante l’esecuzione della canzone di George Harrison, Blue Jay Way, appaiono alcune immagini proiettate alle spalle di George: si distingue un torace nudo maschile senza testa sia al minuto 38.36 che al 40.18. Sul torace si legge una scritta, fatta probabilmente sulla stessa diapositiva proiettata, che recita: “Magical mystery boy”, come a volere indicare agli eventuali “ricercatori” del futuro la pista da seguire. Trattavasi, dunque, di un preciso riferimento alla leggenda che sin dal 1966 attribuisce la presunta morte di McCartney ad una decapitazione causata dall’esplosione della sua auto incidentata.
    Dietro George appare un Aston Martin con una targa ritratta insistemente e più volte: nè è certo un caso, che poi lo stesso George venga visto quasi travolto da un autobus giallo alla fine della canzone.
    Al minuto 05.29 Paul dice ad una ragazza seduta accanto a lui sul bus che egli è trentenne, ma che sembra un pò più giovane: “Myself I’m thirty but I look younger” (nel 1967 Paul non sarebbe stato trentenne, ma solo venticinquenne dato che James Paul Mc Cartney era nato nel 1942). Salta, infine, all’occhio, come in tantissime foto e film post 1966, la differenza di altezza di Paul rispetto a John e George, (si veda ad es., l’immagine dei quattro al minuto 50.45 del film Magical Mystery Tour o in Let it Be, durante il concerto sul tetto)

    Reply
  3. Angie

    MikiMoz, ha perfettamente ragione, tutto è andato come doveva, potrebbero dire : in fondo non siamo stati onesti? Non so se Paul è morto, ma il fatto che i connotati non coincidano tra il Paul precedente e quello successivo….non può non far pensare .
    Per risolvere la questione resto della mia idea solo il dna …..ma come? Basterebbe una cartolina con francobollo spedita prima dell’anno fatidico…
    Ma vedrai che il dna non lo faranno mai…

    Reply
    1. Donata Ginevra Post author

      sì infatti, credo anche io, troppi interessi sotto…avevo sentito dire che da qualche parte esiste una fetta di torta praticamente incartapecorita che i Beatles mangiarono a una festa e che è stata conservata finora…magari, se riuscissero a estrarre il dna da quella, qualcosa ci sarebbe…ma credo sia fin troppo fantascientifico!

      Reply
  4. Nick Parisi

    Gli indizi sono tanti, io però preferisco credere che non solo Paul McCartney sia vivo e vegeto ma che rida di tutte queste teorie complottiste.

    Reply
  5. MikiMoz

    Sono sempre più convinto che l’han pensata bene.
    che sia morto o meno non importa: è marketing allo stato puro, e ha funzionato!!

    Moz-

    Reply
    1. Donata Ginevra Post author

      sì, penso sia uno dei casi più eclatanti di marketing…come quello di Elvis o del recente caso di Michael Jackson…

      Reply

Rispondi