Guest post: Angelo Marotta e la leggenda di Rocca Cerbaia

screenshot.766Buona domenica, carissimi di Pensierospensierato!

Oggi vi voglio presentare un guest post graditissimo, scritto per me da Angelo Marotta del blog omonimo, che trovate nel mio blogroll assieme ai miei must, i blog che leggo sempre e dei quali non posso proprio fare a meno.

Angelo è una persona fantastica: a parte farmi letteralmente scompisciare con i suoi divertentissimi status su facebook, ha la passione per il mistero che ho anche io, e il suo blog è pieno di interessanti articoli su tutto ciò che un appassionato di paranormale, e di fantasmi in generale, dovrebbe conoscere. Oltre ai resoconti di leggende di fantasmi, infatti, il suo sito contiene riflessioni sul mondo dei medium, sulle modalità con cui si dovrebbero fare indagini e molto altro.

Ho chiesto ad Angelo di raccontarmi qualcosa, una leggenda delle sue parti…e lui mi ha accontentata… parlandomi, e parlando a voi, della leggenda di Rocca Cerbaia (Cantagallo – PO).

Tra le tante leggende che aleggiano in quel di Prato, troviamo quella di Rocca Cerbaia; il nome sarà sconosciuto agli occhi di molti (ed anche alle orecchie), ma gli abitanti di Prato, conoscono molto bene i suoni” che provengono dalle rovine della rocca.

Ma andiamo per gradi.

Innanzi tutto, dove è ubicata la Rocca? Presto detto: dobbiamo prendere la statale SS. 325, quella tanto per intenderci, che porta verso Vernio-Montepiano-Bologna, dobbiamo passare il paese di Carmignanello e dopo poche centinaia di metri, sulla destra, troveremo un vecchio ponte, quello di Cerbaia sul Bisenzio; a questo punto possiamo parcheggiare e continuare (necessariamente) a piedi.

E qui inizia la grande fatica ;), si arriva “arrampicandosi per circa 400 metri di dislivello, procedendo con grande calma, sul pensiero contrassegnato del CAI; La rocca è predominante su uno sperone che domina tutta la Val Bisenzio, il solo panorama visibile da lassù, vale la fatica di arrivarci.

Personalmente, ho avuto la possibilità di “frequentare” il luogo durante la notte, e vi assicuro che è ALTAMENTE suggestivo.

La prima impressione è quella di andare a ritroso nel tempo, sembra di essere in un’altra dimensione.

Ho conosciuto questo luogo ascoltando le varie voci di paese, ma soprattutto una in particolare, ovvio che sono solo voci, ma è sempre bene verificare di persona. Si narra infatti,  che durante la notte, è possibile udire la voce di un poeta che chiese ospitalità durante una nevosa notte del 1285 ai Conti Alberti, ma tale richiesta gli fu negata e così il poeta si dovette riparare in una capanna di un pastore, posta più a valle, ma essendo una freddissima serata. Il poeta morì assiderato… da allora, le sue urla echeggiano in tutta la valle.

Premetto subito che essendomi informato sulla leggenda, e dopo aver studiato a fondo la questione, devo ammettere che si tratta appunto solo di una mera storia; perché dico ciò?

1)      A quanto pare la capanna del pastore non è mai esistita, dati del catasto alla mano; certo, centinaia di anni fa, non sapevano nemmeno cosa fosse il catasto, ma dobbiamo sempre ricordare che lo studio dei fenomeni paranormali deve basarsi su prove concrete e non su un “sentito dire”: e poi,  non dovrebbe esserci almeno un rudere? Infatti non c’è.

2)      Ho sentito diversi esperti di storia locale, e tutti e dico tutti erano e sono concordi che si tratti di una storia nata a Firenze nel XV secolo.

3)      Sono stato ad indagare di persona, come già detto in precedenza, portando con me apparecchiature “altamente tecnologiche” (sic), con le quali non ho rilevato assolutamente niente… un caso? Non credo proprio 😉

Purtroppo siamo abituati a credere a qualsiasi cosa ci venga propinata, ancora oggi, molte sono le testimonianze in merito a questa storia; proprio l’altro giorno, un mio amico mi raccontava la sua esperienza riguardo alla Rocca, anche lui come molti altri, sentiva i famosi urli.

Personalmente non voglio sfatare il Mito della Rocca di Cerbaia, riferisco solo ed esclusivamente gli studi che ho effettuato in passato; non sono una persona che si fa influenzare facilmente, amo toccare con mano e cercare una risposta alle cose di cui mi interesso, misteri compresi.

E quindi, ci sono i fantasmi nella Rocca? A parer mio no, si tratta solo di una storia inventata da una cultura ormai passata ma sempre forte e  dominante.

Ovviamente quello che dico devo essere preso con le pinze, i miei studi, come tutti sanno, si basano su prove concrete e su esperienze personali, e che appunto riguardano la mia persona.

Sarei ben felice se qualcuno mi portasse delle prova inconfutabili; mi piacerebbe confrontarmi con persone che hanno avuto a che fare con questo sito, magari con qualcuno che come me ci è andato di persona proprio per studiare il caso.

C’è qualcuno?

That’s all!!

 

Grazie Angelo!

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Autore dell'articolo: Donata Ginevra

Perchè dovrei scrivere informazioni su di me, quando per questo è stata creata la pagina ABOUT ME?

5 thoughts on “Guest post: Angelo Marotta e la leggenda di Rocca Cerbaia

    Mauro

    (1 gennaio 2015 - 15:11)

    Due parole su quello che hai scritto: il “poeta sconosciuto” è certamente Dante.

    E’ probabile che Dante avesse dei motivi di risentimento nei confronti dei Conti Alberti che possedevano la Rocca, tant’è che li pone all’interno della Caina nel XXXII Canto dell’Inferno tra i traditori dei propri parenti. Potrebbe avere quindi un qualche fondamento la leggenda che vuole Dante respinto alle porte del fortilizio durante un suo viaggio verso Bologna, nel 1285. Si tratta comunque di una leggenda nata in tempi successivi, probabilmente più di cent’anni dopo, in qualche momento del XV secolo.

    Non è possibile che sia morto assiderato in quella circostanza, visto che Dante muore nel 1321 a Ravenna e si tratta di un fatto incontrovertibile e non di una diceria.

    Non è altresì possibile dire con certezza se ci fosse o meno una “capanna di pastori” ai piedi della Rocca, in quanto all’epoca tali generi di abitazioni erano costruite in legno e fango e non certo in pietra, materiale costoso con cui si edificavano le case dei benestanti. Enrico Fiumi, demografo volterrano che ha scritto un saggio molto approfondito sulla popolazione di Prato e del suo contado nel medioevo dimostra documenti alla mano che a fronte di poche abitazioni in pietra nei borghi circostanti la città esistevano moltissime case in legno e fango, nelle quali risiedeva una larga percentuale della popolazione.

    Per ultimo,a la rocca di Cerbaia è a quota 370 metri circa mentre la statale 225, da cui parte il sentiero è a 200 metri di altezza: il dislivello da superare per salire alla Rocca non arriva a 200 metri 😀

    Riguardo agli “urli dei fantasmi” suggerisco una visita al castello durante una giornata di tramontana… se ne sentono fin troppi 🙂

    Un saluto, Mauro Faldi

    Angelo

    (7 aprile 2014 - 15:39)

    Voce che gira, è inteso come un fatto NON certo; e se studi certi fenomeni, prima di scrivere, devi necessariamente esser certo di quello che scrivi.

    Angelo

    (7 aprile 2014 - 15:38)

    Io ho studiato a fondo la questione, stanne certo, e che il famoso poeta fosse Dante Alighieri è semplicemente una voce che gira, e quindi un dato non certo; se leggi attentamente il mio blog, ti renderai conto di quanto possano essere infuttuose certe affermazioni.

    Arturo Pasquinelli

    (6 aprile 2014 - 21:32)

    SE tu hai studiato veramente a fondo la leggenda della rocca cerbaia avresti anche dovuto scrivere che il poeta in questiine era il dante Alighieri. Quello stesso dante Alighieri che nella divina commedia collocò il Conte degli Alberti della Rocca cerbaia all’inferno. E se lo collocò all’inferno ci sarà stato pure un fatto di risentimento personale. Dice infatti l’Alighieri riferendosi alla roccaq cerbaia “onde la valle del bisenzio si dichina mi inotrai per una selva oscura ecc.ecc.. Il resto dell’approfondimento lo lascio a te perche io non sono un o studioso.

    Angelo

    (6 aprile 2014 - 11:24)

    Grazie, troppo bona… emh… buona!!

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