Cronaca di un esorcismo

By | 8 marzo 2014

screenshot.710Avevo fatto una scommessa, nel precedente post: vediamo se con questa mia nuova intervista riesco a superare le 6666 visite.

Non ci sono riuscita, purtroppo…ma….ma diciamo che dopo aver pubblicato il post, mi ero resa conto di una serie di errori che avevo compiuto, sia a livello di sharing che a livello di formattazione del blog. E confrontandomi con altri post, e facendo qualche rapido flashback, mi sono data una sonora manata sulla fronte e ho detto che sono una cretina, davvero una cretina! Perchè se non avevo raggiunto il mio obiettivo era stata solo colpa mia, per un errore davvero stupido fatto nell’aggiornare qualcosa a livello tecnico del blog.

Forse riprenderò la questione, perchè dagli errori si impara e magari qualcuno può evitare di fare lo stesso mio errore, ma intanto, riprendo la narrazione di quel post, tentando nuovamente la scalata all’obiettivo 6666, tornando a dare la parola a padre Dario.

Ci eravamo lasciati con il suo racconto circa l’esorcismo che ha eseguito su quella casa che era, pare, infestata dallo spirito di un uomo morto assassinato per colpa di un’eredità contesa. Padre Dario, prima di continuare la sua storia e raccontarmi ciò di cui parleremo quest’oggi, vedendomi abbastanza scontenta (indubbiamente mi aspettavo un racconto più oscuro), si appresta a darmi qualche spiegazione, e dice:

Solitamente, gli esorcismi vengono compiuti per dare beneficio a una persona vessata dal maligno. Nel caso di oggetti, come ad esempio una casa, on si può parlare di esorcismo vero e proprio, quanto di riti di benedizione, di protezione…non sono altro che le medesime preghiere che recita il sacerdote del paese quando compie il giro delle abitazioni, per conoscere chi le abita e chi fa parte della sua parrocchia, e benedice la casa e chi ci abita. Nel caso delle benedizioni che ho pronunciato in quella villa, però, la situazione era un po’ diversa, perchè i fenomeni che si erano manifestati mi avevano portato a credere che effettivamente la casa fosse controllata da uno spirito malvagio, che teneva succubi anche gli abitanti di quella casa. In questo frangente mi è stato chiaro che una benedizione semplice non sarebbe stata sufficiente, e avrei dovuto ricorrere a una benedizione molto più potente. Diverso è invece il caso che sto per raccontare, nel quale a ricevere la benedizione non è stata una casa, ma una persona.

Lì ho esercitato più volte degli esorcismi su questa persona, e ho proseguito per anni, prima di arrivare a una completa liberazione. E sono stato fortunato, perchè spesso non si raggiunge mai la completa liberazione. Questo accade perchè il germe è conficcato nella persona da tempo immemore, ed è molto, molto difficile riuscire a liberarsi di esso. Come se fosse una spina confitta nella carne…più è profonda, più fa male, più nuoce, e più fa male a toglierla e più lascia una cicatrice profonda. Il demone è la stessa cosa, più si addentra nella persona, più si insinua profondamente in esso e difficilmente se ne andrà.

La storia di padre Dario riguarda una donna: la conobbe quasi per caso, quando ella accompagnò un’amica a prendere una benedizione.

Apparentemente, la donna, Emanuela, non aveva alcun segno di qualcosa che non andava. Era normale, tranquilla, serena, ma iniziò a dare qualche piccolo segno di squilibrio quando, benedicendo l’amica con cui era venuta a farmi visita, iniziò improvvisamente a sudare e avvertire nausea e crampi addominali. Ipotizzai inizialmente un malessere dovuto al caldo (eravamo in giugno, e sappiamo quanto siano caldi e afosi ii mesi estivi nella pianura padana), ma quando spruzzai di acqua benedetta le due, Emanuela si scansò, guardandomi con occhi torvi e  rabbiosi. Evidentemente, in lei c’era qualcosa che non andava, e la presi in disparte, dicendole che avevo notato qualcosa di strano nel suo comportamento, e che avrei desiderato rivederla. Lei all’inizio nicchiò, si negò, ma alla fine accettò, di venire da me una volta, una soltanto, perchè, disse, non aveva alcun bisogno di Dio nè tanto meno di un frate vecchio come me. Queste furono le sue parole.

e poi venne?

Sì, ma non una volta sola. La rividi sette volte, e alla fine di quelle sette volte fu finalmente liberata.

Può raccontarmi brevemente cosa accadde?

La prima volta, Emanuela venne da me il sabato successivo. Era il 13 giugno, giorno in cui festeggiamo qui a Padova Sant’Antonio, che tra i suoi tanti miracoli aveva avuto anche quello di aver liberato dal demonio una persona. Ebbene, Emanuela venne, e subito iniziai a benedirla e a farle recitare la preghiera del Santo, quella famosa, che dice

Si quaeris miracula, mors, error, calamitas, daemon lepra fugiunt, aegri surgunt sani.
Cedunt mare vincula, membra resque perditas, petunt et accipiunt, iuvenes et cani.
Pereunt pericula, cessat et necessitas, narrent hi qui sentiunt, dicant paduani!

«Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute. S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità: lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova».

E lei non riuscì a dire la parte della preghiera in cui si parla dei demoni. Segno, questo, che indica chiaramente la presenza di qualcosa di malvagio in lei. L’ho fatta comunicare, e lei mi ha detto, ingoiando a fatica l’ostia, che il Corpo di Cristo aveva sapore di carne, però sapeva da marcio, e le veniva da vomitare. L’ho obbligata a ingoiare tutto, continuando a pregare.

Mentre in Basilica venivano portate fuori in processione le reliquie del Santo, ho iniziato, assieme ad altri due sacerdoti, il primo esorcismo sulla donna, con le preghiere di rito. All’inizio il volto della donna era sereno, sorridente, poi ha iniziato a muovere la testa ritmicamente, a ruttare, e stringere gli occhi e fare bave dalla bocca. Mi dice che odia il marito ma soprattutto sua suocera, quella vecchia strega che le fa sempre doni sgraditi: tre sassolini sulla finestra, tre piume disposte a triangolo, boccette di profumo che lei detesta. La odia e vorrebbe vederla morta. Le rispondo che non può desiderare la morte di una persona per dei regali che questa le fa, e lei mi risponde che la suocera marcisce sotto terra perchè è lei che l’ha fatta marcire.

un’assassina??

No, certo che no! ma l’odio nei confronti di quella donna è così forte che ha portato Emanuela a covare astio e rancore nei suoi confronti, e desiderio di vendetta. Le rispondo che non è così’ che ci si comporta, e per tutta risposta lei mi sputa addosso. Non vomito verdastro, come ti aspetteresti, ma un semplice sputo. Non è raro che le persone indemoniate vomitino, quando vengono esorcizzate, ed è per questo che non faccio mai da solo gli esorcismi, in presenza di casi particolari: perchè gli indemoniati possono soffocare nel loro stesso vomito, se non li si sorregge e aiuta. E anche perchè spesso, hanno una forza sovrumana, che deriva da quello che hanno dentro di loro, e per tenerli fermi, e impedirgli di far male a loro stessi e agli altri, servono molte braccia e molte, moltissime preghiere.

Così continuo le preghiere, e le benedizioni, e dopo quindici minuti circa Emanuela si calma, e riesce a pregare con me.

Liberata?

Oh no! Questo è stato solo il primo esorcismo, ce ne sono voluti altri sei per liberarla! Ma intanto qualcosa ha fatto.
Il secondo esorcismo, che ho fatto a luglio dello stesso anno, è andato come il primo: pianti, strepiti, e un po’ di violenza: Emanuela mi ha colpito con un graffio al volto: per fortuna porto gli occhiali, sennò credo mi avrebbe cavato un occhio. Non ti spaventare: sono cose che succedono!

Il terzo esorcismo, siamo nel mese di agosto, in prossimità della festa dell’Assunta, ha iniziato a dare qualche frutto: meno violenza da parte di Emanuela, ma ancora si presentava cattiva, e pericolosa: ma tentato di azzannare, letteralmente, la mano di un sacerdote che tentava di pulirle la bocca dopo che aveva vomitato.

Nel quarto esorcismo ho tentato di provocare il demone che era dentro Emanuela portando con me qualche immagine della Vergine Assunta. Non appena le ha viste, Emanuela ha iniziato a scalcare con tutte le sue forze. Urlava che le bruciavano gli occhi, che la viste della Madonna la feriva. Aveva gli occhi tutti iniettati di sangue, sembravano uscirle dalla testa. Le ho posto sul capo il Crocifisso e si è calmata subito, pur continuando a dimenarsi e a gridare che il Cristo la bruciava. L’ho colpita, ma per sbaglio, con l’aspersorio dell’acqua benedetta: non ha sentito alcun dolore, solo dopo, a esorcismo terminato, si è portata la mano alla fronte dicendo che qualcosa l’aveva colpita.

Nel quinto esorcismo, ho portato con me qualche quadretto della Beata Vergine Maria di Monteberico, la cui festa ricorre a settembre. Ho interrogato lo spirito che abita in Emanuela. Dico al demone di liberare Emanuela, lui mi risponde che non se ne andrà ancora, che è troppo presto, e che deve far soffrire Emanuela perchè “lei era sua e con le mie preghiere la sto allontanando da lui”. Emanuela, finito l’esorcismo, si sente spossata, ferita, dolorante come se dentro di lei tutte le ossa fossero rotte. Mi dice che è come se una guerra senza fine si stesse combattendo nel suo corpo, tra due forze opposte, in cui quella oscura sta tentando di prevalere sull’altra, ma senza esito. le chiedo come si sente: mi dice che sta meglio, perchè prima vedeva tutto nero, adesso sta iniziando a vedere meglio. E anche i rapporti con il marito, che però non è mai voluto venire ad assistere agli esorcismi, stanno andando meglio. Ancora non va bene con la suocera, che ancora la vessa e dalla quale vorrebbe liberarsi.

A questo punto capisco che gran parte della colpa è proprio da individuarsi nella suocera, e la mando a chiamare. Ho una serie di colloqui con lei, e vengo a sapere, così, che la donna non ama Emanuela, perchè a suo dire ha irretito il marito e che non è la sposa giusta per lui. Le dico che non è bene quello che sta dicendo, perchè non ci si deve immischiare nelle cose di moglie e marito, e che ciò che Dio ha unito in matrimonio non deve essere diviso da alcun umano. La suocera mi conferma che il marito ama profondamente Emanuela, ma è spaventato e nello stesso tempo preoccupato da questi suoi comportamenti. Trovo però molto strano che, dal momento che gli stessi si manifestavano già da molto tempo, nè lui nè la madre nè la stessa Emanuela non abbiano mai pensato di rivolgersi prima a un sacerdote. In questo modo a Emanuela si sarebbero risparmiate inutili sofferenze, chè a liberare una persona dal demonio non gli si fa del bene, almeno fisicamente, perchè il demonio non ha mai intenzione di lasciare la sua vittima senza provocarle sofferenze immense.

Nel sesto esorcismo, pochi giorni dopo, siamo a fine agosto, il demone mi dice che non gli piace più stare nel corpo di Emanuela, che la donna prega sempre di più, va a Messa, si comunica, fa la “brava cristiana”, e che c’è fin troppa luce nel suo corpo. Mi dice che è giunta l’ora, per lui, di andarsene. Dice che se ne andrà da Emanuela in settembre, l’8 settembre, la festa della Natività della Madonna. E così fa.

Nel settimo esorcismo, infatti, che avviene proprio l’8 settembre, Emanuela viene da me e dice di sentirsi bene, quasi bene, che ho però ancora un grosso peso all’altezza dello stomaco, che le fa male. Le chiedo se è andata dal medico, e lei mi risponde che lì, ci è andata, che ha fatto tutti gli esami, tra cui una gastroscopia, ma l’esito è stato negativo: Emanuela sta bene, apparentemente, ma ci sono delle malattie non diagnosticate e non diagnosticabili, di origine “altra”, e per guarire da queste malattie non ci sono medicine nè medicamenti. Però prima bisogna fare tutte le analisi per capire perchè ci sono questi disturbi, e trovare la cura migliore.

Così, l’8 settembre, faccio l’ultimo esorcismo: il rituale è sempre lo stesso, quello di Leone XIII, e dopo le preghiere di rito e le richieste di liberazione, il demone finalmente lascia Emanuela. La donna recita con noi le preghiere, poi come prevedibile inizia a contorcersi, e alla fine rigetta una poltiglia di terriccio marrone mescolato a grumi di sangue, che emana un fortissimo odore di carne putrefatta. Subito il sacerdote che mi accompagna prende quel grumo, lo asperge con l’acqua benedetta e lo brucia. Il demone ha lasciato libera Emanuela.

Lei è spossata: le faccio bere acqua benedetta e la comunico.

Tutto finito?

Sì, è tutto finito. Adesso Emanuela sta bene. Il male l’ha liberata, sta bene, anche se ogni tanto ha ancora degli incubi che le ricordano quanto di brutto ha passato. Ma sta bene. fa una vita da buona cristiana, va a Messa, si comunica regolarmente, e spesso viene a trovarmi, per una benedizione. Ma non si è mai capito perchè abbia iniziato ad avere tutti quei problemi, anche se suppongo che la causa di tutto fosse da ricercare dell’invia della suocera…a volte, l’invidia può far male, e quando qualcuno lancia delle maledizioni, dettate da invidia, beh non dovrebbe farlo, perchè spesso attecchiscono, se trovano terreno fertile. Per questo dico che è sempre meglio bene-dire, anzichè male-dire. Perchè le benedizioni fanno sempre bene, mentre le maledizioni possono nuocere, e molto.

Dunque la colpa di tutto è stata della suocera di Emanuela, visto che palesemente le maledizioni sono giunte da lei? è possibile che fosse stata lei a fare questo maleficio?

Sì, è possibilissimo, tante volte accade, proprio perchè la gente maledice con troppa facilità non sapendo che quando la maledizione è fatta con certezza, sicurezza e volontà, attecchisce bene. Così le ho parlato, e lei ha chiesto scusa a Emanuela, aveva bisogno tanto di convertirsi e chiedere perdono ad Emanuela per il male che le ha fatto: e così è morta serena.

13 thoughts on “Cronaca di un esorcismo

  1. Lucia Foglia

    Ciao, ti posso chiedere una cosa? leggendo quanto hai scritto, non ho capito bene quali sono i sintomi che fanno dire che una persona è possessa da un demonio. Perfavore puoi dirmi che segnali dà? è molto importante, grazie

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    1. Donata Ginevra Post author

      Ciao Lucia, i sintomi di una possessione diabolica non sono molto semplici da riconoscere in effetti. Però ho in programma di scrivere, tra qualche giorno, un post specifico a essi dedicati. Se però hai fretta, puoi contattarmi attraverso la mail che trovi in alto e sarò ben lieta di darti qualche indicazione, grazie!

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  2. filomena

    chiedo aiuto…suggerimenti….mia suocera ha fatto un maleficio a me e mio marito….vuole separarci!!!!!!!

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  3. filomena

    salve!!!! un sacerdote mi ha detto che anch’io e mio marito abbiamo un maleficio….farci separare….fatta da mia suocera….sono 3 anni circa di tribolazione…..ho pazienza ….spero che questo sacerdoti ci aiuti!!!!!!!!!!!!!! <3 è la prima volta che scrivo.

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  4. filomena

    salve!!!! un sacerdote mi ha detto che anch’io e mio marito abbiamo un maleficio….farci separare….fatta da mia suocera….sono 3 anni circa di tribolazione…..ho pazienza ….spero che questo sacerdoti ci aiuti!!!!!!!!!!!!!! <3

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  6. temistocle

    Ti ringrazio di cuore! non è detto che non ci faccia un pensierino! Quel che io volevo dire concretamente, e che non ho fatto per ‘rispetto’ al frate esorcista (ma visto che tu ne hai fatto cenno… ) è che non c’è bisogno di alcun intermediario per la preghiera di liberazione dal maligno, come per qualsiasi altro rito o funzione nella vita cristiana. Ma qui entreremo nel discorso riguardante la chiesa cattolica, i preti e la loro opera di ‘mediazione obbligatoria’ che secondo loro svolgerebbero a favore del cristiano.

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  7. Nick Parisi

    Beh, direi che è vero il detto comune riguardo al malocchio. Tante volte è l’ invidia altrui che ci crea problemi.

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  9. temistocle

    Mi verrebbe da fare una battuta sulle suocere, ma mi astengo perché il contesto non lo permette! A parte la celia devo dire che personalmente ho qualche remora su questo tipo di attività. Non che non creda nella presenza di entità malvagie che possono condizionare l’uomo, ma penso che siano solo e solamente il nome di Dio, il sangue di Cristo e la potenza dello Spirito che possono lberare. E, naturalmente, la volontà dell’uomo che intraprende una strada di coscienza personale tramite la preghiera e la lettura della Scrittura, Se un intervento esterno ci può essere è quello della comunità e non di un singolo; e comunque solo per accompagnare e incoraggiare. Nessuno può mettersi a posto nostro perché la vita (e l’anima) appartiene a noi. Il discorso sarebbe molto più lungo e complesso, e non voglio tediare o uscire fuori tema. Comunque complimenti per il tema e soprattutto per aver fatto “parlare” l’intervistato: a volte alcuni sembrano autointervistarsi!

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    1. Donata Ginevra Post author

      grazie Tim! Difatti è quello che mi aveva detto più e più volte il frate, che una persona è veramente liberata in nome di Dio, e il Rituale di Leone XIII è proprio questo che prevede. Ma mi ha anche fatto notare che moltissimi demoni hanno letteralmente paura della Madonna, proprio per il suo compito antico di “schiacciare la testa al serpente”…in effetti l’argomento è vasto, troppo vasto, ma non è detto che non ci ritorni, prima o poi…e se anzi hai qualche contributo da dare, beh, stavolta sono io che apro il mio garage a te! 😉

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