La leggenda dei leoni del Duomo di Bolzano

By | 20 gennaio 2014

Chi di voi, da bambino, non è mai salito in groppa a un animale finto?

Avete presente le giostrine che si trovano spesso fuori dai bar o nei centri commerciali, quelli che con una monetina da 50 centesimi (500 lire ai miei tempi), permettono di provare l’ebbrezza di farsi un giro in groppa a cavalli, elefanti, draghi e via discorrendo?

caffè Pedrocchi - Padova

Caffè Pedrocchi – Padova (12 febbraio 2013)

Ricordo che, da piccola, il mio divertimento più grande era salire in groppa ai leoni che si trovano fuori dal padovano Caffè Pedrocchi (o a quelli di Piazza San Marco a Venezia), e cavalcarli immaginando che prendessero vita e mi portassero in mondi fatati. Il più delle volte il mio sogno si interrompeva a causa delle urla dei guardiani, ma un cinque minuti di sogno li avevi comunque ottenuti.

Oggi voglio parlarvi di un’altra coppia di leoni, meno famosa forse, tanto che ho cercato sulla Rete se qualcuno già ne avesse parlato, e invece…a quanto pare nessuno conosce il segreto dei leoni stilofori del Duomo di Bolzano.

Duomo di Bolzano

Duomo di Bolzano

Il Duomo di Bolzano si trova sul lato sud-ovest di Piazza Walther, ed è la cattedrale della diocesi di Bolzano – Bressanone, dedicata a Maria Assunta. Gioiello di arte romanica e gotica, il Duomo, costruito a partire dal XI secolo, conserva al suo interno le fondamenta della prima basilica romanica, mentre l’esterno, ricostruito dopo essere stato parzialmente distrutto durante la seconda guerra mondiale, è un chiaro esempio di architettura gotica. Particolarmente bello il rivestimento, realizzato nel XIV secolo dai fratelli Schiche di Augusta in marmo rosso (proveniente dalla Val Gardena) e giallo (della Bassa Atesina), tutto decorato di doccioni e balaustre lavorati con il cesello.

Bellissimo poi è anche il Tesoro della Cattedrale, una delle più ricche raccolte di arredi sacri di età barocca dell’area tirolese, con preziosi paramenti liturgici e prodotti di oreficeria del XVIII secolo, gonfaloni dipinti da famosi artisti, ostensori e antiche pergamene risalenti al XIV secolo e provenienti dalla sede papale di Avignone. All’interno del Duomo si trova poi la Cappella delle Grazie, aggiunta verso la metà del XVIII secolo e situata alle spalle del grande altare barocco, con soffitto affrescato da Carl Hendrici.

In questa cappella è custodita, e venerata, una statuetta romanica in marmo, che rappresenta la “Madonna delle Palude”, che secondo la leggenda è dell’origine della costruzione della chiesa. La leggenda narra infatti di come un carrettiere l’avrebbe estratta dal terreno paludoso in cui si trovava a passare, dopo che una voce misteriosa implorava aiuto. Il carrettiere avrebbe visto spuntare dalla palude la sommità della statua, e quando l’ebbe estratta dalla palude, gli parve quasi che la statua della Madonna inchinasse il capo come per ringraziare…Subito il carrettiere costruì un’edicola per conservarla, e fin da subito iniziò un pellegrinaggio di gente che veniva a vedere la miracolosa statua della Madonna trovata nella palude. Così divenne necessario edificare prima una cappella e poi una chiesa vera e propria, che sarebbe appunto il Duomo di Bolzano. Potete fare un tour più completo consultando il sito dedicato al duomo, all’indirizzo http://www.bolzano.net/duomo.htm

screenshot.723Ma ciò che a noi interessa, in questo frangente, sono la coppia di leoni che sorreggono le colonne del portale romanico del Duomo, d’epoca duecentesca.

I due leoni, infatti, di giorno sono mansueti, ma di notte prendono vita, un po’ come il cavallo del monumento veneziano di Bartolomeo Colleoni del Verrocchio. Un giovane, molti anni fa, per vantare il suo smisurato coraggio, volle infilare la mano nelle fauci del leone che si trova a destra, guardando il protiro.

Quando l’orologio della Cattedrale suonò i 12 rintocchi della mezzanotte, il leone serrò le fauci intrappolando il giovane. La mattina seguente, i primi fedeli che arrivarono alla chiesa per assistere alla prima Messa della giornata, lo trovarono lì, più morto che vivo, impaurito e con la mano ancora intrappolata nella bocca del leone.

Venne il prete, che benedisse il leone, ma non ci fu verso di liberare il giovane, che ormai piangeva disperato per la paura e la vergogna di esser stato gabbato e preso in giro da tutta Bolzano. Allora venne uno scalpellino, che tanto battè e tanto lavorò sul leone, che alla fine riuscì a liberare la mano del impavido “cuor di leone”, rompendo però in questo modo la mascella alla statua. Ed è proprio per questo che, al leone, manca la mascella.

Duomo di Bolzano: leoni stilofori

Duomo di Bolzano: leoni stilofori (FOTO CLAUDIO PEDRAZZI)

Da questa foto (per la quale ringrazio Claudio Pedrazzi per avermi dato il permesso di usarla), vedete chiaramente la differenza tra i due leoni: a quello più vicino a noi, il leone sfidato, manca la parte inferiore della mascella.

C’è qualcuno che ha coraggio di mettere la mano nella bocca dell’altro leone? 🙂

4 thoughts on “La leggenda dei leoni del Duomo di Bolzano

  1. Claudio Pedrazzi

    Ecco qui il primo commento: interssantissimo, io ho fatto la foto e non ne avevo la più pallida idea. Come si suol dire: si vede solo quello che si sa. Complimenti per l’interessante e approfondita descrizione.
    Claudio

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    1. Donata Ginevra Post author

      grazie, e complimenti a te per la foto! su internet è l’unica che ho trovato che li riprende esattamente da quel punto, evidentemente senza saperlo il tuo subconscio ha parlato 🙂 grazie grazie

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