La torcia umana? esiste davvero!

By | 13 novembre 2013

screenshot.516Sabato 9 novembre Beppe Grillo, nel suo blog, aveva pubblicato questa divertente vignetta che vedete qui di fianco,  parlando dei partiti flambè. E aveva sottolineato, nel suo solito stile irriverente, di come stia dilagando il fenomeno della combustione politica dilagante.

Oltre a questo, consideriamo che uno dei miei film preferiti è I fantastici 4, e tra i 4 supereroi, manco a farlo apposta, quello che prediligo è lui, la torcia umana. Al di là del fatto che il protagonista del film di Tim Story, Chris Evans, è un gran bel pezzo di figliolo, ma a me la torcia umana è simpatica davvero.
E nella dinamica dei fatti mi sono sempre chiesta: è possibile che qualcuno possa prendere fuoco in maniera spontanea? L’autocombustione esiste davvero?


Circa tre anni fa, nel dicembre 2010, è stato trovato morto un’uomo nella sua casa, in Irlanda. Nulla di strano, visto che ogni giorno nascono e muoiono centinaia, se non migliaia, di persone. Ma ciò che rende questa morte davvero curiosa è il modo in cui l’uomo, che aveva 76 anni e si chiamava Michael Faherty, è stato trovato morto. Era completamente bruciato.

Certo, una sigaretta dimenticata accesa che ha dato fuoco alla coperta che avvolgeva l’uomo; una candela caduta improvvisamente e il poveretto non se n’è accorto, perchè magari aveva avuto un malore che l’aveva lasciato privo di sensi…le ipotesi effettivamente sono tante, ma…

ma il coroner che è stato chiamato per fare l’autopsia sulle ceneri di Faherty ha emesso il suo verdetto con una sola parola: autocombustione.

Non è stato certo il primo caso: la contessa Cornelia Di Bandi morì bruciata nel 1731 a Cesena: il suo corpo era intatto, a parte le dita, le gambe e la testa che erano completamente carbonizzati. Autocombustione.
Un senzatetto fu trovato moribondo in una strada periferica, in Gran Bretagna, nel 1967. Un vigile del fuoco che passava di là in quel momento potè assistere alla scena, e disse di aver visto una specie di fiamma di color azzurro che usciva dall’addome dell’uomo.

Nel 1951, in Florida, una signora venne trovata carbonizzata in salotto: con lei erano inceneriti una pila di giornali e tutta la zona di moquette su cui giaceva il corpo, ma il resto del mobilio era in normali condizioni. Si chiamava Mary Reeser.

Nel 1985 Frank Baker, residente in Vermont, ha dichiarato che se ne stava tranquillo sul divano quando improvvisamente ha sentito puzza di bruciato…credendo che la sua casa stesse andando a fuoco, si è subito alzato in piedi per mettersi in salvo, e ha così scoperto che era lui stesso a bruciare per autocombustione.

L’anno seguente, a NewYork, un altro individuo, George Mott, di professione vigile del fuoco in pensione (oltre al danno la beffa!) è stato rinvenuto cadavere: di lui erano rimasti solo una gamba, il teschio e alcune costole. Tutto il resto era andato a fuoco, e anche in questo caso si parlò di autocombustione spontanea.
Un bimbo indiano di pochi mesi è stato ricoverato d’urgenza in ospedale, nel luglio di quest’anno, dopo che la mamma l’aveva visto prendere fuoco spontaneamente nella culla.

Il primo caso nella storia della medicina di autocombustione risale al XV secolo e si verificò in Italia. A prender fuoco fu un cavaliere di Milano, Polonio Vorzio che, dopo aver bevuto un bicchiere di vino, davanti allo sguardo spaventato dei familiari, si bloccò col bicchiere in aria e prese fuoco. Letteralmente. Morendo carbonizzato in pochi istanti senza che la famiglia potesse far qualcosa per aiutarlo.

Da allora si sono susseguiti nel corso del tempo altri rari episodi di autocombustione, senza però che si riuscisse a individuarne la causa scatenante.

Molti scienziati rifiutano categoricamente la possibilità che un essere umano possa prendere fuoco così improvvisamente, senza alcune (apparente) ragione. Si tende infatti a sottolineare che la maggior parte delle persone bruciate erano anziani o ubriachi, con i riflessi un po’ allentati, e sole in casa, ipotizzando quindi che la causa scatenante potesse essere l’alcolismo: le fiamme scaturirebbero all’interno del corpo quando si è in presenza di una quantità eccessiva di etanolo, che si ha, ovviamente, in presenza di chi alza il gomito troppo spesso. Se poi si pensa che ci possa essere una fonte di fiamma nelle vicinanze, una candela ma molto più semplicemente un mozzicone di sigaretta, il conto è presto fatto.
Ci sono però altri ricercatori, come il dottor Gavin Thurston, medico legale londinese, che parlano di un “effetto stoppino”, secondo cui il grasso corporeo verrebbe assorbito dagli abiti e brucerebbe, anche a temperatura ambiente, quindi senza la presenza di un elemento scatenante.

Però un professore di biologia molecolare, Brian J.Ford, non convinto delle teorie strampalate dei suoi illustri predecessori, ha deciso di provare tali ipotesi. Ha messo a macerare della carne di maiale in etanolo e ha atteso che prendesse fuoco. Ma non c’è stato il maiale flamè, nemmeno quando l’ha avvolta in una garza bagnata con l’alcol etilico.

E così si è giunti alla conclusione: l‘etanolo non c’entra – ha spiegato il ricercatore di Cambridge- anche considerando che non è normalmente presente nei tessuti umani. Ci potrebbe però essere un’altra sostanza chimica, altamente infiammabile, prodotta dalle nostre cellule e presente naturalmente nel corpo umano. Si tratta dell’acetone, la cui concentrazione può aumentare in particolari condizioni, come  l’alcolismo, una dieta priva di grassi, il diabete e persino in momenti particolari della vita di un bambino, come la dentizione.

In questi momenti particolari, il corpo sviluppa la chetosi, fenomeno nel quale si produce l’acetone. Così Ford ha provato a intridere il maiale in questa sostanza chimica, e ha acceso un fuoco nelle vicinanze dei maiali: nel giro di pochi minuti erano interamente ridotti in cenere.
E non è necessario un fuoco vivo: basta anche una piccola scintilla, come l’interruttore della luce, o l’elettricità statica che ogni girono accumuliamo, la stessa che ci prendere quella fastidiosissima scossa quando scendiamo dalla macchina.

L’autocombustione, dunque, è reale! Dovremmo abituarci a girare con un mini estintore tascabile nella tasca dei pantaloni….

Per approfondire: http://digilander.libero.it/spectracomfoundation/autocobustione_umana.html
Sito fonte delle immagine presenti nell’articolo. 

 

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