2 novembre, commemorazione dei defunti

By | 2 novembre 2013

Dopo aver parlato lungamente dei segnai che annunciano la morte, parliamo di qualcosa che potrebbe avvenire dopo la morte.

Vi pongo una domanda semplicissima: vi è mai capitato di avere a che fare con qualcosa, un avvenimento strano, un fatto inspiegabile, che vi ha fatto capire che in quel preciso istante con voi c’era qualcuno di caro che era morto, magari da poco tempo?

Vi è insomma mai capitato di fare un incontro ravvicinato non con un fantasma, ma con un’esperienza post-mortem, con qualcosa che, appunto, riguarda una persona cara da poco scomparsa?

In questo post, voglio raccogliere tre diverse esperienze che mi toccano da vicino

Le prime due mi sono state raccontate dalle mie nonne, una delle quali è scomparsa ormai da un anno, e che oggi rivive grazie a questa testimonianza che lei stessa, quando ero poco più che una bambina, mi raccontò…ed è il mio modo per ricordala oggi, che è il 2 novembre, giorno dei morti…

Una sera, come ogni sera, stavo lavorando alla mia macchina da cucire, preparando una camicia che dovevo consegnare il giorno dopo (mia nonna era una camiciaia). Era il mese di maggio, e come ogni sera c’era il Fioretto in chiesa, cioè la funzione religiosa in cui si andava a recitare il Rosario e le Litanie.

In casa c’ero solo io e i due figli più grandi, F. e L., che però dormivano nella stanza di là. Mio marito G. era andato al Fioretto. D’un tratto, mentre stavo lavorando, ho sentito il rumore della chiave che tentava di entrare nella toppa, nella porta della mia stanza da letto che dava all’esterno. Credendo che fosse mio marito che era rincasato, non ci ho fatto molto caso, ma dopo pochi attimi, quel rumore di nuovo si fece sentire. Era proprio il suono di una chiave che tenta di essere introdotta nella toppa della porta. Forse G. era passato all’osteria a bere un bicchiere, dopo la funzione, e un po’ brillo non riusciva a trovare la toppa. Allora lo chiamai: “Sito ti, *** ?” (trad. Sei tu, ***?). Nessuna risposta. Continuai a lavorare alla macchina da cucire, e ancora udii quel suono. Allora mi alzai dalla sedia e andai fuori a vedere. Non vidi nulla di strano, nel giardino non c’era nessuno, intorno la casa era tutto deserto, non c’era anima viva. Tornai dentro e mi rimisi a lavorare, e ancora udii la chiave. Fu solo in quel momento che mi spaventai veramente. Corsi in camera di F. e L., ma i bambini dormivano tranquilli e non avevano udito nulla. Tornai in stanza, mi avvicinai alla porta e guardai fuori, e proprio mentre stavo lì, vicina alla porta, di nuovo quel rumore. Allora capii che avevo di fronte qualcosa di inspiegabile, e per la paura non trovai altra soluzione che mettermi a pregare. Dissi tante preghiere, e mentre pregavo non udivo nessun rumore, ma non appena interrompevo le preghiere, il suono si ripresentava. Nel frattempo G. era tornato dalla funzione, e quando gli dissi cos’era successo lui mi rispose che quello doveva essere sicuramente qualche morto che chiedeva preghiere. Andai avanti tutta la notte pregando, e il mattino dopo corsi subito in chiesa, dal parroco, e gli raccontai il fatto. Il parroco mi disse che effettivamente quello poteva essere un defunto che chiedeva preghiere per la salvezza dlla sua anima, e gli fece dire una messa. Da quel momento non ho più udito nulla di strano.

La seconda storia mi venne raccontata dall’altra nonna, la mamma di mia mamma.

Una sera stavo dormendo, quando su per la scala udii dei passi, come di una persona che calza degli zoccoli di legno e che sale le scale. Chiamai per sapere chi stava salendo, ma non mi rispose nessuno. Mi rimisi quieta, ma di nuovo i passi si ripresentarono. Mi ricordai allora che era sempre mio nonno (il nonno di mia nonna) che calzava gli zoccoli di legno, e che quindi era lui che si facea sentire per chiedere preghiere. Iniziai a pregare per la sua anima, e il rumore si chietò.

L’ultima testimonianza invece viene direttamente dalla bocca di un amico. Lascio dunque a lui il compito di raccontarla.

Quando mi sono trasferito a Ferrara, pochi anni dopo che ero là venne a mancare mia nonna, che viveva con mio padre e mia madre nella nostra casa di famiglia di Bari, dove sono nato e cresciuto e dove ho vissuto fino ai 20 anni. Quando però morì nonna, io ero all’estero per motivi di studio, quindi non venni a sapere subito che nonna Concetta era morta. Lo seppe mia sorella, che partì subito per la Puglia per i funerali, e mi telefonò per dirmi che dovevo scendere. Purtroppo ci furono dei problemi dovuti agli aerei, e io non riuscii ad arrivare a Bari in tempo per vedere mia nonna e per seppellirla. Arrivai giù quando già erano passati tre giorni da quando nonna era stata seppellita. Ricordo che quando arrivai a casa, appena entrato nel viale della casa, sentii un odore forte e acre, come di cadavere e puzza di candele, e mi spaventai perchè era intanto un odore davvero insopportabile, e poi avevo paura che mia nonna fosse morta in casa e che qualcosa fosse rimasto. Mano a mano che mi avvicinavo a casa, quell’odore si faceva sempre più forte e fastidioso, tanto che mi veniva quasi da vomitare, ma non appena arrivai alla porta di casa, di colpo la puzza svanì. Chiesi a mia madre se nonna fosse morta in casa, e lei rispose di sì, e quando mi chiese perchè lo volevo sapere, io risposi che avevo sentito la puzza del cadavere della nonna.
Mia mamma rispose che era impossibile perchè il corpo della nonna era stato trattato e messo in una specie di cella frigorifera quando era stata allestita la camera ardente e che il corpo di nonna Concetta non aveva mai mandato cattivo odore, anche perchè erano state portate centinaia e centinaia di fiori profumati per allestire la camera ardente per esporla alla visita dei parenti e di quanti volessero darle l’estremo saluto.
Le chiesi anche delle candele, e lei mi rispose che non erano state accese candele per nonna, solo in chiesa.
Non riuscivo a capire da dove venisse quell’odore così nauseabondo che avevo sentito arrivando. Poi entrai in casa e volli andare nella stanza dove era morta mia nonna. L’avevano lasciata tale quale. Il letto perfettamente a posto, le tende tirate, perfino un vaso con delle rose bianche, le preferite di nonna, sulla specchiera. Mentre guardavo la stanza di nonna Concetta, sentii una specie di vento freddo sul viso, solo che tutte le finestre erano chiuse perfettamente, e quindi non capii da dove proveniva quel vento. Sentii che l’aria puzzava di cera di candele, lo stesso odore che avevo sentito quando era arrivato, per fortuna senza puzza di cadavere. Rimasi lì, come incapace di muovermi, perchè quell’aria mi faceva rabbrividire, mi guardai attorno e mi accorsi che nel tempo che ero stato lì il copriletto del letto di nonna Concetta si era tutto sciupato, come se qualcuno si fosse seduto o meglio sdraiato sopra. Il che era impossibile, perchè in quella parte della casa c’ero solo io e poi avevo controllato appena entrato, e il copriletto era liscio e in ordine.
Ho chiuso la porta della stanza e sono sceso di corsa giù con i miei, non spaventato ma sicuramente intimorito da quello che avevo visto, e che non mi sapevo spiegare. Era come se mia nonna fosse stata lì e mi avesse voluto salutare per l’ultima volta.
Non sono mai più entrato in quella stanza da allora. So che adesso è adibita a stanza per gli ospiti, ma nessuno ha mai dormito lì dentro…e posso capire il perchè.

Direi che ogni commento a quanto esposto sopra è inutile.

Leggi anche: http://www.pensierospensierato.com/2013/11/nella-nebbia-della-pianura-padana.html

5 thoughts on “2 novembre, commemorazione dei defunti

  1. Francesca

    Pazzesche… l’ultima mi ha dato i brividi.
    A un amico capita che, a casa di sua nonna, si sente sempre il suo profumo, anche se lei è morta da molti anni… l’ho sentito anche io una volta.

    Reply
    1. Donata Ginevra

      sì l’ultima è davvero da brividi, e sapere che chi mi ha raccontato questa storia non crede minimamente ai fantasmi, beh ha il suo peso! Ma lui stesso ha assicurato che dopo questa esperienza, e alcune altre, qualche dubbio in più ce l’ha eccome 🙂

      Reply
    2. Roberto De Angelis

      La tesi del profumo è verace, ma c’è da dire che quel profumo lo fa sentire un demone, non c’entra nulla l’anima di quella nonna! Infatti i demoni possono far sentire sia l’odore dei fiori, che l’odore dello zolfo, ne hanno facoltà:-)))

      Reply
    3. Donata Ginevra

      addirittura?? non pensavo, io ad esempio sento spesso che si dice “in odore di santità”, ed è il profumo che si sente ad esempio in prossimità delle tombe di Santi…io stessa ho sentito profumo di fiori freschi vicino alla tomba di San Leopoldo Mandic, qui a Padova, e son certa non fosse un demone. Però interessante questa cosa, puoi spiegarla meglio? garzie 🙂

      Reply
    4. Fabio Silingardi

      In teoria un indice di possessione dal demonio sarebbe in effetti un fetore anomalo proveniente da una persona, e per anomalo intendo escludere gli odori riconducibili a sudore, sebo ecc… Spesso i posseduti ricordano l’odore di cadavere o carne marcia. A me ad esempio successe un fatto interessante mentre ero in un ristorante in Austria: di fianco al mio tavolo c’era una madre con un bambino che sarà stato di 7,8 anni, i quali stavano mangiando tranquillamente. Ad un certo punto sentiamo un fetore orrendo spargersi per il locale, simile proprio a quello di un cadavere: il bambino inizia a piangere e la madre, a dir poco spaventata, si mette la mano al piccolo crocefisso che aveva appeso al collo, va a pagare in fretta e furia ed esce con il bambino. Improvvisamente il fetore scomparve. Ora, magari ciò si potrebbe spiegare con una cisti sebacea che il bambino ha rotto, peccato però che l’odore non fosse quello tipico del sebo maleodorante e che il bambino non mostrasse almeno in evidenza segni di dermatite seboica. Che la madre avesse davvero motivo di toccarsi il crocefisso?

      Reply

Rispondi