Suoni, sensazioni, immagini d’altri tempi: alla ricerca dei fantasmi del Catajo

By | 28 ottobre 2013
Sono stati pubblicati i risultati dell’indagine svolta dicembre 2012 dal Team Orizzonti Paranormali presso il Castello del Catajo di Battaglia Terme (PD). 
 
Sapete quanto io sia affezionata a quel castello, che è stato il primo al quale mi sono recata, e il primo sul quale ho “investigato”, con la bella esperienza che ho raccontato qui sul blog
 
Mi sono soprattutto affezionata alla figura di Lucrezia degli Obizzi.

Nella foto che vedete qui di fianco è riprodotto ciò che resta di quella che fu la casa padovana degli Obizzi, ed è qui che Lucrezia venne assassinata, nella notte tra il 15 e il 16 novembre 1654, per aver rifiutato le avances dell’amico del figlio, Attilio Pavanello

In vari siti internet, e pure in certe pubblicazioni, si dice che in realtà Lucrezia venne uccisa nel Castello del Catajo, ed è questo un grave errore che va smentito!
 
La narrazione del delitto fece la fortuna del libro di Andrea Gloria, Lucrezia degli Obizzi e il suo secolo, e se vi interessa conoscere la storia di questa donna, potrete trovare l’intero libro in formato ebook QUI.
 
A Lucrezia degli Obizzi venne dedicata una statua nel Palazzo della Ragione di Padova, un monumento per meglio dire, con un’iscrizione in lingua latina che così recita: 
venera (o visitatore) 
l’immagine e la vittima della Pudicizia,
Lucrezia Dondi Dall’Orologio
moglie di Pio Enea degli Obizzi, Marchese d’Orciano. 
Questa di notte nel letto nuziale 
col suo sangue pudico 
smorzò le fiamme furenti di un nuvello Tarquinio.
E superò la romana Lucrezia,
gloria del talamo intemerato.

Alla sua grande eroina la città di Padova
con mani generose
dedicò questo monumento
per decreto il 31 dicembre 1661.

 

La povera Lucrezia venne sepolta all’interno della Basilica di sant’Antonio, a Padova, nella cappella oggi denominata “della Madonna Mora”, poichè vi si trova una statua della Madonna col bambino che appariva scura in volto, a causa del nerofumo delle candele, ma che oggi, dopo un intervento di restauro, è tornata all’attuale splendore.

Lucrezia, come dicevamo, riposa nella tomba di famiglia degli Obizzi, poichè la nobile famiglia padovana aveva la sua cappella di famiglia proprio nella più importante Basilica padovana, nel nucleo primario della chiesa, la cosiddetta chiesa di Santa Maria Mater Domini, e proprio qui ci sono le sepolture degli interi membri della famiglia Obizzi. La tomba di Lucrezia la vedete qui di fianco, nella foto che ho scattato, e che ricorda come la donna venne qui sepolta dal figlio. L’iscrizione che c’interessa è quella posta alla fine della lapide, tra i due cerchi d’ottone che la chiudono.

 

E sapete la cosa più curiosa, e per certi versi, terribile?

Anche la tomba del Pavanello, il suo omicida, si troverebbe all’interno della Basilica, poichè i Pavanello erano un’altra nobile famiglia di Padova e ogni famiglia con un titolo nobiliare poteva aveva la sua tomba nella Basilica antoniana.

Però, per quanto io l’abbia cercata, non c’è stato verso di individuare questa tomba. Che ci fosse stata lo testimonia la trascrizione dell’epitaffio presente nella raccolta di tutte le epigrafi funebri della Basilica, contenuta nella monumentale opera di Zaramella, Guida alla Basilica del Santo, che ci racconta anche come fosse lo stemma gentilizio della famiglia, uno scudo con tre bande e un leone rampante che abbranca una stella. Però lo stesso libro testimonia anche lo stato quasi interamente corroso dell’epigrafe, che forse andò perduta, proprio perchè illeggibile e gravemente danneggiata, durante la traslazione di molte altre epigrafi che si trovavano nel Chiostro dei Novizi della Basilica, non visitabile se non su appuntamento.

Comunque sia, il destino ha giocato finalmente dalla parte di Lucrezia, impedendo che lo “scempio” dell’assassino dormiente per l’eternità a fianco dell’assassinato, fosse perpetrato.

 

Ma concentriamoci adesso sulla storia del fantasma.

Ne avevo già parlato nel mio post dedicato al fantasma di Lucrezia degli Obizzi, che scrissi dopo essere stata in visita al castello. Avevo scritto due post distinti, parlando sia di Lucrezia sia di Gabrina  e Barbara Querini, gli altri due presunti spiriti del Castello…ma nessuno mai prima d’ora si era messo in testa di indagare sul Castello e sui suoi fantasmi.

 

Ci hanno pensato gli Orizzonti Paranormali, che ho più volte ospitato nel blog, prima con le loro ricerche a San Pelagio e che ospito oggi presentando i risultati delle loro indagini compiute al Castello del Catajo.

I giornali di oggi, Mattino di Padova e Gazzettino di Padova, hanno dato ampio rilievo alla notizia, pur commettendo due errori:

1) gli Orizzonti Paranormali, come spiegano nel loro sito internet, non sono padovani, ma vengono dalle province di Vicenza, Bologna, Ferrara e anche Padova…questa precisazione per distinguerli da un altro gruppo, i Ghost Hunter Padova, che appunto sono padovani d.o.c.

2) non sono ghost busters!!! Leggere stamattina sul Mattino di Padova 

Fantasmi al castello del Catajo: immortalata la dama azzurra
Presentati gli esiti dell’indagine dei ghost busters padovani

mi ha fatto ridere, perchè pensare agli OP come a dei GhostBusters, che girano nei castelli con la Ghostmobile e con gli zaini protonici è francamente ridicolo…il Team lavora da anni con uno stile serio e rigoroso, svolgono vera e propria ricerca scientifica, non considerano le indagini come puro intrattenimento e svago…e il fatto che si definiscano questi studiosi appassionati “acchiappa fantasmi” o “ghostbusters”, è un po’…come dire…squallido…
 
PRIMO STEP: ELIMINARE I FENOMENI NATURALI.

Durante la ricerca, effettuata tramite apposite apparecchiature quali microfoni,telecamere e macchine fotografiche di varie tipologie, e l’uso di strumentazioni sperimentali per l’irradiamento, la misurazione di frequenza ad ampio spettro (gamma infrarossa e ultravioletta), sono stati individuati e isolati tutti quei fenomeni che avrebbero potuto essere riconducibili a fonti inquinanti naturali e quindi falsare il risultato finale dell’indagine. I leggeri bagliori di luce, generati dai fari delle autovetture in transito nella vicina strada, se riflessi sui vetri delle finestre e sulle pareti del Castello, avrebbero potuto essere erroneamente scambiati per apparizioni anomale. Allo stesso modo, i versi dei daini che pascolano nel parco del castello e lo zigare dei numerosi conigli nelle vicinanze avrebbero potuto essere benissimo scambiati per rumori, che ben si collocherebbero in uno scenario tipico da castello-infestato. E anche il passaggio del treno a poca distanza del castello non aveva nulla di paranormale. 

 
SECONDO STEP: ASCOLTARE E REGISTRARE I SUONI
Chi è questa donna?

Dopo il lungo e approfondito lavoro di analisi spettro-acustica, sono risultate svariate anomalie che non presentano caratteristiche di natura comune, e che sarebbero anzi il risultato di una “interconnessione dinamica” tra ambiente e soggetti presenti. Davvero curioso è stato uno dei campioni acustici carpito nella zona del primo piano, nel corridoio adiacente alla scalinata scavata nella roccia: un membro del team stava percorrendo la scalinata che conduce al secondo piano, e la cadenza dei passi avrebbe rigenerato o richiamato un’interazione di tipo atemporale, dimostrata con la registrazione di canti di probabile natura gregoriana. 

 

Nella famosa “Sala della Pietra Insanguinata”, quella che conserva un pezzo del pavimento della casa di Padova in cui venne assassinata Lucrezia degli Obizzi, e che riporta ancora le tracce del sangue della sventurata, è stato registrato un suono assomigliante a un possibile mugugno, udita in tempo reale da tutti i presenti. Sempre in quella stanza è stata registrata una probabile voce maschile, che si esprimeva in una lingua sconosciuta. La voce è stata analizzata dal software in uso al team, che ha rilevato come questa voce avrebbe una modulazione ben diversa dalle voci emesse da corde vocali “umane”. Una voce dell’altro mondo, insomma. E anche la stanza confinante con quella della pietra avrebbe manifestato fenomeni inconsueti, con un suono di passi che si sono poi tramutati in due suoni simili a un vocalizzo, assumendo intensità importanti. È da precisare che nella stanza non era presente nessuno e che i protocolli del team sono molto severi nella metodologia di svolgimento della ricerca.

 

TERZO STEP: L’INDAGINE FOTOGRAFICA

L’analisi fotografica, invece, è se possibile ancora più curiosa. Durante la ricerca, il Team si è avvalso di  una delle apparecchiature sperimentali, denominata “Over Line”. Ed ecco cosa è emerso.

La possibile spiegazione della foto di prima

La prima foto, eseguita nella zona del secondo piano, nel disimpegno del corridoio degli appartamenti privati dei Duchi D’Asburgo Este, è stata scattata dopo che il sensitivo del Team  aveva asserito più volte di percepire in tale zona una forte connessione legata all’ambiente. 

Durante l’indagine, il sensitivo infatti avvertiva la presenza di una “memoria del posto”, legata a una figura femminile. Nello stesso istante, durante l’indagine, veniva monitorata la temperatura non solo dell’ambiente, ma anche quella nel punto esatto indicato dal sensitivo, e la variazione termica riscontrata in tale istante è stata superiore a 6.6 C. Una specie di hot spot. Ma dovuto a cosa? O a chi?

Nello stesso momento, è stato realizzato uno scatto fotografico, e ciò che ne è risultato rappresenterebbe una donna. Esaminando la fotografia si può infatti intravedere una figura evanescente che sembra dirigersi verso il centro di una porta, a poca distanza dal sensitivo, e da uno dei responsabili del luogo. Sembrerebbe che tale figura femminile indossi abiti di altri tempi e che stia stringendo un fazzoletto in mano. Si tratta forse di Lucrezia degli Obizzi? O forse di Gabrina, la servetta lasciva cui tanto piaceva scherzare? O ancora di Barbara Querini, il cui epitaffio è presente all’interno del parco?

La seconda anomalia è stata rilevata nella Sala della Pietra Insanguinata, esattamente al pian terreno del Castello, dove è conservata la famosa pietra. 

 
Sulla sinistra, la pietra insanguinata. Sulla destra, una strana figura. Riuscite a vederla?
 

Nelle vicinanze della pietra insanguinata sarebbe infatti stato ritratto un uomo, alto circa 2,30 metri, che indosserebbe, oltre a una casacca, anche una tipica calzamaglia, molto simile a quelle tipicamente vestite in epoche passate. Altra probabile memoria intrappolata nel castello.

La potete vedere qui di fianco, una figura alta, indubbiamente alta, con una specie di calzamaglia.

Guardando la foto, a me è venuto subito da pensare che le figure ritratte potrebbero essere due, a destra l’uomo “gigantesco”, a sinistra, una strana figura che, almeno per quel che vedo io, potrebbe indossare un cappello a punta, tipo quello delle streghe, per intenderci.

Io sinceramente non ho mai visto nulla di simile…al di là delle foto che secondo me sono sensazionali, ma tutto ciò mi lascia davvero interdetta…

Anche perchè, per chi conosce la storia tragica di Lucrezia degli Obizzi (e io mi ci sono particolarmente affezionata), quando Lucrezia venne trovata cadavere nella sua stanza da letto, stringeva tra le mani un fazzoletto, con il quale aveva probabilmente tentato di tamponare il sangue scorgato dalla ferita che il Pavanello le aveva inflitto alla gola…un fazzoletto dunque, come quello che il team ha ipotizzato possa essere tenuto in mano dal fantasma ritratto nelle due prime foto.

Ma c’è dell’altro. Quando fu ritrovato il corpo di Lucrezia, la donna giaceva esanime nel proprio sangue, riversa a terra, con la lama di un rasoio spezzata e due cordicelle di bottoncini ornamentali. Pavanello giurò e spergiurò di essere del tutto estraneo al delitto, del quale furono ingiustamente accusati (poi scagionati), due padovani che in passato erano entrati in conflitto con Pio Enea…ma nella stanza di Attilio Pavanello furono ritrovati un fodero di rasoio, compatibile con la lama spezzata rinvenuta in camera di Lucrezia, e due bottoni d’ambra senza cordelline, le stesse cordelline, guarda caso, trovate accanto al cadavere della nobildonna.

 

Osservando la foto, specialmente quella in colore giallo che risalta moltissimo la figura della donna, a me par proprio che in mano la donna regga qualcosa di simile a una cordicella, forse un Rosario (pregava moltissimo Lucrezia, e anche quando fu uccisa stava pregando). Una cordicella, dunque, quasi a voler mostrare ancora, ai giorni nostri, in che modo fu uccisa, da chi, soprattutto…

O almeno, queste sono le mie sensazioni, avute non appena ho visto questa foto.

 

Ma non solo suoni e immagini. Anche sensazioni. Nella zona degli appartamenti privati dei Duchi D’Este, veniva infatti avvertito da più persone un senso di pesantezza alla testa immotivato, visto che l’ambiente era ventilato… Nel complesso, la sensazione generale è che la struttura conservi dei segreti ancora non svelati e che, a parte alcune zone, trasmetta una certa armonia e tranquillità, al contrario di quanto, invece, si possa pensare quando si parla di “fantasmi”. 
Vi ricordo che la relazione tecnica più dettagliata dell’indagine è disponibile sul sito www.orizzontiparanormali.com

 

Iscrivetevi alla pagina facebook degli ORIZZONTI PARANORMALI, e seguiteli nel loro sito internet!

 

E per oggi è tutto!

4 thoughts on “Suoni, sensazioni, immagini d’altri tempi: alla ricerca dei fantasmi del Catajo

    1. Donata Ginevra

      Pavanello fu a sua volta ucciso, , ovviamente x vendetta, dallo stesso figlio di Lucrezia, Ferdinando, sulla strada che conduceva a Ponte Corvo, a Padova, non appena seppe che Attilio età tornato av Padova… infatti un processo c’era anche stato ma attilio che età di nobile famiglia era riuscito a cavarsela… così Ferdinando con l’aiuto dei suoi uomini, sparò all’assassino della madre e infine lo decapitò con la spada..Tutto xk erano convinti che Pavanello avesse ucciso Lucrezia dopo che questa aveva resistito alla violenza e x qst era stata uccisa.

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