I "segnai" della morte: il fagotto

Dopo qualche giorno di pausa, riprendo a scrivere…E riprendo per portare alla conclusione lo special sui fenomeni di morte che avevo iniziato quasi un anno fa. Dodici tappe per illustrare altrettanti fenomeni che sembrerebbero, nella mentalità popolare, annunciare la morte di qualcuno.
Oggi parlo di uno dei fenomeni che più mi ha colpito, non solo per la sua (apparente) semplicità, ma anche, e soprattutto, perchè è davvero molto curioso.
L’immagine di Calimero qui a fianco non tragga in inganno: è un fenomeno tutt’altro che sereno e allegro, e leggendo gli esempi di seguito riportati, capirete perchè.

Quando el mort fa fagòt, prapara el caselòt” (quando il morto fa fagotto, prepara la bara) è un noto proverbio bellunese.

Fare fagotto è anche un’espressione comunemente usata per indicare l‘atto di andarsene da qualche parte per sempre.

Fagotto, poi, è anche il termine con cui s’identifica il panno nero posto sopra le bare dei defunti nelle chiese.

Il fagotto, dunque, è un elemento che con la morte ha molto a che fare.

Ed è, a pieno titolo, uno dei segnai, cioè uno dei fenomeni che, nella mentalità popolare, annunciano la morte.

Fagotto. Gli ammalati, specialmente quando stanno per morire, ammucchiano spesso le lenzuola alla fine del letto. Quell’ammasso di lenzuola prodotto dai movimenti senza fine degli agonizzanti può, a ben vedere, essere visto come un fagotto di stracci.

Fagotto è anche l’espressione usata (fare i fagotti) in Trentino ma anche nel Cadore per indicare quel caratteristico e lento gesticolare delle mani del moribondo, con la punta delle dita accostate e mosse, quasi come se volesse legare un pacchetto con lo spago. Se la piega del lenzuolo viene presa dalle mani del moribondo, si vedrà bene come, a causa di questi movimenti, tale piega diventi ben presto un fagotto. (Ricordo bene questi movimenti, quando mio nonno stava morendo).

Ma in questo caso, il segnal che stiamo trattando parla di vedere il fagotto, cioè vedere un ammasso di stracci, specie se di colore nero, che appare sia di giorno che di notte.

Qualche esempio.

Un ragazzino stava passeggiando lungo un sentiero, in montagna, quando ai bordi di quel sentiero scorse un ammasso di cenci buttati in disparte. Si avvicinò per vedere meglio, ma mentre si avvicinava al fagotto sentì un improvviso freddo, e tornò indietro. Di lì a pochi giorni si seppe che un prete, camminando lungo quello stesso sentiero, scivolò nel burrone sottostante e perse la vita.

Due donne stavano camminando nel bosco in cerca di legna. A un certo punto, giunte nei pressi di una catasta, una delle due scorse due fagotti in cima ai tronchi accatastati. Subito lo disse all’altra, la quale però non vide nulla, e anzi andò avanti per cercare qualche pezzo di legno vicino a quella catasta. La donna che aveva visto i fagotti però ebbe paura, e chiamò l’altra affinchè lasciasse perdere, ma l’altra non le diede ascolto e prese ugualmente dei pezzi di legna, senza vedere i due fagotti che si trovavano proprio sopra di lei. Due giorni dopo, il marito e il figlio della donna che non aveva visto i fagotti persero la vita.

Ecco poi un terzo esempio tratto da Paranormale e Società dolomitica di V. Pallabazzer.

Dopo l’annessione del Veneto all’Italia (1866) si sviluppò lungo il nuovo confine, un fenomeno di contrabbando, che come tutte le cose illegali diede origine a lotte, sequestri e prigionie portati avanti dai finanzieri che tentavano di arginare i traffici illeciti. Una donna di Alleghe percorreva la strada che dalla malga Piola conduceva verso il paese. Lungo il tragitto, ecco che le apparve una specie di fagotto posto a lato del sentiero, che assomigliava tanto a un insieme di cenci insanguinati. La donna ebbe un cattivo presentimento, e subito allertò i compagni che si trovavano con lei, affinchè vedessero il fagotto, ma loro non videro nulla. Dopo pochi giorni, le guardie di finanza colsero in flagrante due contrabbandieri, e spararono contro di essi, uccidendoli. Tolsero a uno di loro i vestiti macchiati di sangue e li ammucchiarono a fianco del sentiero, esattamente nel punto in cui era apparso alla donna il segno premonitore nefasto.

Qui il fagotto,  a differenza dei casi sopra riportati, ha uno specifico legame con i vestiti del contrabbandiere ucciso.

Davvero curioso, questo segnal!

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Autore dell'articolo: Donata Ginevra

Perchè dovrei scrivere informazioni su di me, quando per questo è stata creata la pagina ABOUT ME?

4 thoughts on “I "segnai" della morte: il fagotto

    TheObsidianMirror

    (14 aprile 2013 - 6:41)

    Uso spesso l’espressione “Faccio il fagotto e me ne vado”. Non avrei mai pensato che c’entrasse con la morte…

      Donata Ginevra

      (19 aprile 2013 - 16:28)

      sì, è davvero strano, si usano espressioni così, magari senza sapere cosa significhino davvero..

    Nick Parisi.

    (13 aprile 2013 - 16:44)

    Grazie a te ho imparato il significato di questa espressione.
    Non avrei mai pensato che avesse un senso negativo fino a questo punto.

      Donata Ginevra

      (19 aprile 2013 - 16:27)

      nemmeno io sinceramente…

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