Il mistero delle pietre guaritrici

La chiesetta di Santa Varena, Alessandria

Vicino ad Alessandria c’è un piccolo paese, chiamato Villa del Foro, che di Alessandria è una frazione.
Non è molto conosciuto, e se qualcuno ne ha sentito parlare, è sicuramente per via della sua chiesa principale, dedicata a Santa Varena, che nasconde una particolare curiosità.

Se osservate attentamente la foto, potrete scorgere chiaramente una grossa pietra, liscia e ruvida, che è murata di fianco alla scalinata sinistra della chiesa.
Sono almeno 1700 anni che questa pietra si trova lì, e ancor oggi è utilizzata dalle donne per guarire da mal di schiena e dolori ai reni.
Pietre guaritrici? Sembrerebbe proprio di sì.

Si dice infatti che la chiesa, in quella lastra, conservi parte di un antico altare pagano, che si trovava nella vicina borgata di Parasio. Già a partire dal 300 d.C. su questo altare venivano celebrati riti propiziatori e offerte agli dei. Santa Varena, giunta in Piemonte come vivandiera della Legione di Tebe, e nemica acerrima dei riti precristiani,  per convertire la gente che si affidava a dei culti pagani, strappò la pesantissima pietra dall’altare, la trasportò in volo a Villa del Foro e la depositò al centro del villaggio, invitando i fedeli a pentirsi e a costruire in quel posto una chiesa a lei dedicata.

La chiesa venne edificata, ed è quella che vediamo ancora oggi, e la pesante pietra venne incastonata nella parete esterna della chiesa, con la sua bella iscrizione che ricorda appunto questa storia curiosa e particolare.

Ma non è tutto.

Sembra infatti che la pietra nasconda delle virtù guaritrici, e la fede nelle capacità terapeutiche della roccia, specie nelle donne anziane, è ancora ben viva: appoggiando infatti la schiena a questa pietra, fatto il Segno della Croce e recitato una speciale preghiera, il mal di schiena scomparirebbe.
La preghiera è dedicata proprio a Santa Varena, e così dice:

Santa Vareina, fam guerì dar mà dra scheina
cioè “Santa Varena, fammi guarire dal mal di schiena“.

E del resto, dal punto di vista etimologico, lo stesso nome della santa sembrerebbe richiamare queste proprietà: la parola Varena, o Verena, deriverebbe dal termine dialettale locale varèina, usato proprio per indicare una guaritrice.

In realtà, la spiegazione più probabile riguardo la Pietra e la sua leggenda, è che essa fosse un menhir, o parte di un complesso megalitico, o forse più semplicemente un masso sacro agli antichi, e data la persistenza di un culto così radicato anche in epoca cristiana, e per giunta in un territorio che vive di tradizioni (che spesso rasentano la superstizione), sia stata cristianizzato con la costruzione di una chiesa e con l’associazione alla santa.Il culto è arrivato fino a noi e la chiesa ha per una volta contribuito a conservare un megalite che altrimenti sarebbe probabilmente scomparso…

Le pietre della fertilità

Ma non è l’unica pietra che nasconde virtù guaritrici: nel villaggio di Machaby, ad Arnad, Aosta, si trova infatti una lastra di pietra liscia liscia, che è conosciuta come “pietra della fertilità” o anche “scivolo delle donne”.

Oggi è un piacevole gioco per bambini, ma per secoli a quella pietra liscia sono stati attribuiti veri e propri poteri magici. 

Infatti, secondo una leggenda, le donne della zona desiderose di avere figli si recavano fin qui per lasciarsi scivolare sulla roccia, chiamata guiata, che col passare dei secoli, per il tanto uso, è diventata liscia, come si vede bene dalle immagini.

Superstizione? Stranezza? In realtà si tratta di un antico e misterioso rito della fertilità, in cui il sasso era considerato l’elemento fallico maschile che nasceva dalla stessa terra. 

Le rocce della fertilità sono rocce legate al culto della Dea Madre. La pietra infatti è sempre stata simbolo della dea ctonia. In questi rituali le donne che desideravano avere figli strusciavano l’organo genitale sulla pietra, di solito usandole a mo’ di scivolo, oppure le ragazze che desideravano contrarre matrimonio ci giravano attorno, in quanto le donne cercavano nel contatto con la roccia una spinta magica ed energetica all’atto generativo, convinte che attraverso la forza della terra la fecondazione fosse favorita e fortificata.

Si trattava di un atto non solo magico ma anche fortemente simbolico, confermato dal fatto che anche oggi in ambito tradizionale e alchemico il seme maschile è associato alla pietra. Tali pietre erano in uso nel nord Europa, ed infatti le testimonianze più famose provengono dalla Bretagna e dall’Inghilterra, dove tali pietre si dice che vengano ancora utilizzate, così come in Belgio, dove fino a non molti anni fa, il 25 marzo, i giovani scivolavano su una pietra detta “ride-cul” poiché fungeva da vera e propria grattugia del fondoschiena degli aspiranti sposi, a ridosso di queste pietre vennero quasi ovunque costruite chiese o cappelle e in prossimità di questa pietra belga venne costruita una chiesa denominata dai paesani “Nostra Signora del grattaculo”. Anche in Italia, soprattutto al nord, sono state trovate alcune di queste pietre dagli studiosi.

A Borzoli fino a non molti anni fa venivano praticati dei riti della fertilità sulla cosiddetta “Pria scugente”, una roccia di serpentino verde menzionata addirittura in alcuni documenti risalenti al 1359, ciò che toglie ogni dubbio su ciò che avveniva sopra questa pietra è che la stessa veniva definita “pietra lubricam”. Altri riti venivano praticati in provincia di Biella su quella che era chiamata la “roc d’la sguija”, su cui ancora oggi è ben visibile il lucido solco lasciato dalle fanciulle “in età da marito” che vi si strofinavano…stessa cosa che si può vedere a Cranna.
Due pietre della fertilità si potevano trovare anche a Pignone, dove si trovava “sass prenuà” o “roccia di Noè”, così come a Gurro in Val Cannobina, chiamata “pietra sbarrata” dal dialetto “sburr” che significa “slittare con le terga”. Purtroppo ora queste pietre non esistono più.
Nella Val Vigezzo c’è il”sasso della Lissera” usato ancor oggi dai bambini come scivolo, mentre a Sesto Calende in località Locca, c’è la “pietra bruja” un masso somigliante a una testa di falco, in cui venivano praticati riti di fertilità e su cui sono ancora ben visibili tracce di antiche incisioni rituali. Sembra che il nome del paese derivi dal latino Locum, indicante il luogo dove avvenivano i riti dedicati alla dea madre.

A Oropa in provincia di Biella c’è la “roch d’la vita” situata nel santuario. La leggenda racconta di Sant’Eusebio nel 369 nascondesse in una nicchia di questa roccia la statua lignea della Vergine, ancor oggi visibile, per salvarla dalle persecuzioni anticristiane.
Attorno a questo masso su cui anticamente venivano celebrati riti di fecondità fu dapprima edificata una cappella che pian piano vene ampliata inglobando così il “roch d’la vita” e facendo contemporaneamente scomparire l’antica usanza pagana.

Prima dell’avvento di Sant’Eusebio, infatti, le donne con problemi di sterilità giravano più volte attorno alla roccia della fertilità e, al termine del rito, strofinavano l’area genitale sulla roccia con il palese intento di trasferire nel loro corpo le energie collegate alla sacralità del masso.

Con la costruzione della cappella, nel 1690, rimase un piccolissimo varco tra il masso e il muro, varco in cui, anche se a fatica, le donne riuscivano a passare per continuare il rito che la Chiesa aveva tentato di cancellare per sempre dalla memoria degli abitanti del luogo. Oggi nonostante il pertugio sia stato ostruito da una colata di cemento, alcune donne si siedono ancora sulla parte sporgente del masso, certe così di facilitare i loro futuri rapporti amorosi e le conseguenti gravidanze.




FONTE: http://www.infoculturale.it/Newsletter_N15/newsletter_N15_10Itinerari_SantaVarena.htm
http://www.flickr.com/photos/clic13/4734581605/

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Autore dell'articolo: Donata Ginevra

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4 thoughts on “Il mistero delle pietre guaritrici

    gattonero

    (2 marzo 2013 - 19:42)

    Letta tutta d’un fiato questa carrellata sulle pietre ‘magiche’ e sul loro uso rimasto, ancora fiducioso, nel corso dei secoli.
    E’ perfino un peccato che si tratti solo di leggende. Interessante, in particolare, quella su santa Varena, sarebbe da divulgare a favore del borgo, non fosse che dopo poco tempo quelli di Striscia ne demolirebbero le capacità taumaturgiche.
    Ciao, Donata, ben tornata, sursum corda.

      Donata Ginevra

      (3 marzo 2013 - 9:45)

      Beh sai, ne ho trovate molte altre di leggende di questo tipo, e un po’ alla volta le proporrò…non son tanto quelli di Striscia che mi preoccupano, quanto quelli del CICAP o ancor peggio quelli di Mistero…strano, vero? ma in quella trasmissione non c’è proprio nulla che valga la pena d’esser seguito, a parte forse le indagini dei GHT, gli altri tendono a banalizzare un po’ troppo le cose, a trovare il mistero anche dove non c’è…non mi stupirebbe che dicessero : ah sì, questa pietra…un calore incredibile che entra nelle viscere…ah sì…sto quasi per svenire….” e il giorno dopo i “turisti del mistero” arrivano e portan via quel poco che di queste meraviglie resta…per cui dico che è bene parlarne, ma con producenza, perchè a volte parlar troppo di qualcosa equivale alla sua ruina 🙂
      Sursum corda semper!

    Nick Parisi.

    (2 marzo 2013 - 16:49)

    Fantastico post! Sei tornata alla grande!
    Mi piace moltissimo tutto l’ escursus sui menhir e sulle credenze pagane.

      Donata Ginevra

      (2 marzo 2013 - 17:01)

      Grazie zio Nick, sì ho pensato che alla fine non va bene rinchiudersi in se stessi e star qui con le mani in mano…hai ragione tu, chi nn mi vuole nn mi merita, dunque andiamo avanti a testa alta 😉 nn ha senso smettere di scrivere perchè son triste…non lo trovo giusto verso di voi che sempre mi leggete 🙁

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