Il canto triste dell’usignolo

By | 1 settembre 2012
Cima 11 e Cima 12

Una delle esperienze più belle che si possano fare è mettersi in ascolto dei suoni della natura, e fermarsi per un istante ad ascoltare le sue voci: lo stormire del vento tra le foglie, l’acqua di un ruscello che scorre in lontananza, il ronzio degli insetti, il fruscio di qualche animale nascosto nell’oscurità, il canto degli uccellini nascosti nel folto del bosco…
Insomma, è un momento perfetto per rilassarsi e diventare tutt’uno con la Natura.

Se si è poi dalle parti del Sassolungo, può accadere di udire un suono melodioso provenire da qualche albero, melodioso ma molto triste.

…era nascosto un piccolo Usignolo impaurito…

In un bellissimo castello, ai piedi del Sassolungo, viveva una principessa, che ogni giorno andava a passeggiare nel bosco.
Una mattina di primavera, vide uno sparviero che volava attorno a un cespuglio con fare minaccioso. Avvicinatasi al cespuglio e messo in fuga il rapace, la principessa si accorse che in quel cespuglio era nascosto un piccolo usignolo impaurito. L’uccellino, vistosi salvo, si rivolse alla principessa, parlandole con voce umana, e la ringraziò per avergli salvato la vita. Le disse anche che, per ricompensarla per il gesto che aveva fatto, le avrebbe dato un dono molto prezioso:
-Ti trasformerai e ritrasformerai in usignolo ogni volta che lo vorrai, ma perderai questo dono quando una persona che ti ama perderà la sua vita per te.

Per qualche tempo la principessa approfittò di questo magnifico dono che l’usignolo le aveva donato, e si divertiva molto a diventare usignolo, gorgheggiare sui rami degli alberi e poi riacquistare la forma umana.

Un giorno la principessa-usignolo si posò sui rami di una quercia e udì due beccacce parlare fra di loro di un giovane principe che viveva, da solo, in un grande castello situato sul limitare del bosco, a molta distanza dal regno della principessa, e che passava tutte le sue giornate a cacciare nei suoi poderi. Il castello, diroccato, era una sorta di difesa per questo principe, che non era infatti mai uscito dai confini del suo regno, per paura, forse, del mondo che lo circondava.

…castello situato sul limitare del bosco…

Impietositasi per la storia del principe, la principessa si trasformò in usignolo e volò a lungo, fino a quando non raggiunse il regno del principe. Il castello si chiamava Valleombrosa.

Lo scorse mentre, spada alla mano, si esercitava a colpire alcuni fantocci di paglia. La principessa si posò sui rami di un albero lì vicino e si mise a cantare. Subito il principe interruppe i suoi esercizi e si mise alla ricerca di quel suono paradisiaco. Si accorse dell’usignolo posato sui rami dell’albero e gli si avvicinò, e allora la principessa, impaurita, tacque e volò via, col cuoricino che le batteva all’impazzata.

Il principe, rattristato per aver spaventato l’usignolo, lo pregò di rimanere, e allora la principessa-usignolo, contenta, tornò a posarsi sull’albero e cinguettò per il principe fino a quando il sole iniziò a tramontare. Allora la principessa volò via e lasciò il principe sconsolato.

Il giorno seguente, e così avanti per tre giorni, il principe attendeva sempre il suo usignolo, e questo prontamente arrivava ad allietargli la giornata con il suo canto melodioso. Il principe però stava male, soffriva immensamente, e si recò a far visita al vecchio saggio del paese, che dopo averlo visitato e ascoltato, emise la sua diagnosi: era semplicemente innamorato di una donna che gli aveva stregato il cuore. Il principe rimase sbalordito, poiché lui non conosceva nessuna donna, però il parere del saggio era questo, e il principe tornò al castello, ancora più triste.

L’indomani, l’usignolo tornò ancora a cantare, e non appena ebbe emesso qualche suono, il principe subito riconobbe nel canto melodioso dell’uccellino la voce di una donna, e la chiamò a sé, affinché restasse vicino a lui. La principessa però, vistasi scoperta, fuggì via e il povero principe la chiamò inutilmente. La principessa non osava far ritorno al castello del principe, poiché non sapeva come giustificar il suo aspetto. Così per tre giorni rimase nel suo castello, senza sapersi decidere.

…un gufo, dall’alto di un albero, aveva osservato tutta la scena…

Un giorno, mentre passeggiava nel bosco, la principessa vide una grossa aquila che tentava di catturare una colomba bianca che cercava riparo in un buco del terreno. Inorridita, la principessa raccolse un sacco da terra e lo scagliò contro l’aquila, mettendola in fuga.
Poi si rivolse alla colomba, per sincerarsi delle sue condizioni di salute, e si accorse che un gufo, dall’alto di un albero, aveva osservato tutta la scena. La principessa parlò allora con il gufo, meravigliandosi di quanto crudele fosse stata l’aquila a voler catturare la colomba, ma per tutta risposta il gufo le rispose:
Con che coraggio parli tu, che di crudeltà ne hai manifestata molta di più?
Non capendo a cosa il gufo si riferisse, la principessa gli chiese spiegazioni, e l’uccello le disse:
Con che diritto accusi gli altri? L’aquila non ha ucciso, ma tu sì, e per un semplice capriccio. Vola al castello di Valleombrosa e capirai!

Subito la principessa, quasi intuendo cosa fosse successo, si trasformò in usignolo e volò velocissima al castello diroccato dove viveva il suo principe, e dall’alto guardò nel cortile.

Il principe giaceva lì in terra, morto, ai piedi della vecchia torre. I cani fedeli gli giravano attorno, guaendo e leccandogli le mani, nel disperato, e inutile, tentativo di riportarlo alla vita.
Quando si accorsero dell’usignolo, uno dei cani gli abbaiò contro, dicendogli:
Arrivi troppo tardi! Invano il padrone ti ha atteso, per tre giorni, fino a quando, vinto dal dolore, si è lasciato morire di crepacuore!

La principesse, sconvolta dal terrore e dal rimorso, volò nuovamente verso il suo castello, senza mai fermarsi. Arrivò quasi morta per la stanchezza nel suo giardino, e appena ebbe ripreso fiato, desiderò di riprendere le sembianze umane, ma non vi riuscì. Tentò e ritentò, ma inutilmente.
Solo allora ricordò le parole che le aveva sussurrato l’usignolo che quel dono le aveva fatto:
Ti trasformerai e ritrasformerai in usignolo ogni volta che lo vorrai, ma perderai questo dono quando una persona che ti ama perderà la sua vita per te.

Da allora la principessa non fu più in grado di ritrasformarsi in un essere umano, e continua a vivere, nelle sembianze di usignolo, nei boschi del Sassolungo. Per questo, quando passeggiate in quei luoghi, tendete l’orecchio, e udirete il suono del piccolo usignolo che canta il suo canto d’amore.

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7 thoughts on “Il canto triste dell’usignolo

  1. gattonero

    Un po’ tanto triste. Il buono delle leggende è che consola il pensiero che siano ‘solo’ leggende; ma il canto di un usignolo in effetti ha già un senso di tristezza che, legato a una leggenda triste viene da questa accentuato.
    Ciao, fantasmina, buona domenica e buona settimana.
    (Segui il consiglio di Angie, non per favore, ma per dovere; stamattina qualche buona notizia è filtrata, ma bisogna battere il ferro finché è caldo, e ogni firma è un colpo di martello che dovrebbe riuscire a conficcare il chiodo del buon senso in teste che in effetti ne hanno ben poco).

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    1. angie

      Bellissima veramente, anche se molto triste, profondamente significativa.
      Un bacione grande grande
      Da Angie

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    2. LadyGhost

      Grazie, sottoscritta a fatica per problemi di internet ma ce l’ho fatta, o almeno spero 🙁

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