Terremoti: il caso storico del Veneto

By | 20 giugno 2012

L’attività sismica in Emilia Romagna continua fortunatamente a diminuire, sia come numero di terremoti per giorno, che come magnitudo massima. Tuttavia, come sempre accade nelle prime settimane dopo un forte terremoto, l’andamento presenta delle variazioni e qualche evento di una certa rilevanza non è escluso possa ancora accadere. L’ultimo terremoto avvertito è avvenuto la scorsa notte alle 23:48, di magnitudo 3.5 ed epicentro localizzato tra le province di Mantova e Modena.
Come sempre, la mia curiosità in merito ai terremoti si è messa in moto nuovamente, ma stavolta con un occhio di riguardo alla storia sismica della regione in cui vivo.

Ho sempre sentito dire infatti che il Veneto non è una regione a rischio sismico, anche se in passato ha avuto a che fare con diversi sismi, alcuni davvero terribili, e girovagando sul web mi sono imbattuta in alcune cronache davvero interessanti, oltre che a un preciso resoconto storico del sisma che ha colpito Venezia nel 1348, l’anno della terribile “Morte Nera”, la peste, alla quale, tra l’altro, qui sul blog ho in passato dedicato ampie pagine di resoconti e racconti.

LA STORIA SISMICA DEL VENETO: VENEZIA
Il sito del Comune di Venezia riporta una interessante cronaca dei principali sismi che colpirono Venezia nel passato. Si parte dal 745 (e/o 758), quando Venezia fu colpita da un terremoto che “rovinò molti edifizi e fu terribile per tutte le isole”.
Venezia poi aveva appena visto superato il famigerato anno Mille, quand’ecco, nel 1093, un altro devastante terromoto “storse il Campagnel di S. Angelo e ne seguì, addietro mortalità e carestie“.

SECOLO XII
All’inizio del secolo XII sono da annoverare due terremoti: il primo attorno all’anno 1106 (terremoto di Malamocco) ed il secondo del 1117 (terremoto di S. Ermagora), noto in letteratura scientifica e generalmente attribuito alla Lombardia -Veneto, chee addirittura raggiunse l’XI grado della scala Mercalli. Il primo, oltre che della distruzione di chiese e palazzi, fu responsabile del maremoto che sconvolse Malamocco: “il mare, come scosso dal suo fondo, penetrando furioso per tutti i porti e le aperture della laguna superava i lidi e tutto inondava. Tante case rovesciate, tanti fondaci guasti. Un’intera isola scomparve ingoiata dai flutti, l’antica Malamocco“. Il secondo fu probabilmente molto più violento e risentito in tutta l’alta Italia ed in Svizzera e a Venezia “fu un grandissimo tremuoto, e venne un’acqua sulfurea (forse metano) che appiccò fuoco alla Chiesa di S. Ermagora. Il Canal Grande rimaneva ogni tratto asciutto in modo da lasciare vedere il fondo, mentre l’acqua si riversava ora da un lato ora dall’altro“.

SECOLO XIV: VILLACH
Nel secolo XIV merita senza dubbio menzione il terremoto di Villach del 1348, anch’esso dell’XI grado, per il qual disponiamo di questa interessante cronaca, reperita nel Corriere del Veneto, a firma Lorenzo Tomasin.

Nel chiostro dell’antica Scuola della Carità, una spettacolare iscrizione gotica dipinta a vivaci colori conserva il ricordo di quell’evento drammatico e di un’altra sciagura che, di lì a poco, verrà indebitamente collegata al terremoto. «A dì 25 de zener, lo dì dela conversion de Sen Polo cerca ora de bespero fo gran taramoto in Veniexia…»: la violenta scossa che il 25 gennaio 1348 fece crollare a Venezia «molte cime de canpanili e case e camini» e danneggiando seriamente la chiesa di San Basilio. La città d’acqua e la sua terraferma non furono le zone più colpite (molto peggio andò, in quell’occasione, sulle Alpi orientali, dove ad esempio Villach fu completamente distrutta), eppure proprio a Venezia, per il «gran spavento» della scossa di quel giorno, «quasi tuta la zente pensava de morir», e la psicosi collettiva fu alimentata dal prolungarsi dello sciame sismico per circa quaranta giorni.

Un tempo capace di suscitare nell’uomo medievale suggestioni bibliche e timori irrazionali, ulteriormente aggravati, di lì a poco, dallo scoppio di una delle più gravi epidemie nella storia d’Europa: è la peste del 1348, la stessa descritta da Boccaccio nel Decameron e da innumerevoli cronisti del tempo. L’anonimo autore dell’epigrafe ricorda che alcuni degli appestati sputavano sangue, altri erano aggrediti da pustole sotto le ascelle e all’inguine, o dal carbonchio. Ben presto si rivela la natura contagiosa del male, e l’epidemia si prolunga per sei mesi. Sebbene essa non abbia né possa avere alcun legame con la serie di terremoti che aveva interessato il Nordest durante l’inverno, ai contemporanei sembra impossibile che i due fatti non siano correlati.

Non è solo un fenomeno medievale, visto che anche in queste ultime settimane non è mancato chi ha voluto attribuire la causa degli ultimi terremoti alla «superluna» dell’inizio di maggio, cioè alla coincidenza tra la luna piena e il momento di massima vicinanza alla terra del nostro satellite naturale


1504: LA PAURA A VENEZIA
La paura, in questo come in altri casi simili nella storia dei terremoti, la fa da padrona: proprio come accadde ancora nel 1504, quando in seguito a una potente scossa di terremoto si assistette anche a Venezia alla fuga di molte persone verso i luoghi aperti e i campi. Persino i senatori riuniti nel Consiglio dei Pregadi si precipitarono fuori dal Palazzo Ducale, giungendo in Piazza San Marco di fronte a uno spettacolo spaventevole: il campanile di San Marco (più basso, allora, rispetto ad oggi, e privo della sua caratteristica cuspide) tremava in modo tale che sembrava volesse cadere. Al solito, il sisma fu interpretato negli anni successivi come un sinistro preavviso della guerra che seguì la formazione della Lega di Cambrai, nel 1508: uno dei momenti più cupi nella storia della Serenissima.

1511: ALTRO SISMA!
Eppure la terra tornò a tremare ancora nel 1511: l’epicentro fu localizzato in Friuli, ed ebbe una magnitudo del IX-X grado sulla scala Mercalli, ma a Venezia fu avvertito con una magnitudo di poco inferiore: VII-VIII grado, e produsse vari effetti distruttivi, danneggiando in più punti la facciata della chiesa di San Marco e di nuovo la sua torre, le cui campane furono tenute in silenzio per qualche giorno, per paura che la loro vibrazione ne potesse causare il crollo. Dalle cronache si apprende anche di distruzioni e morti in Venezia per caduta di comignoli, statue, merli ed ornamenti e case vecchie.

LIEVI SCOSSE TRA XVII E XIX SECOLO
Nei secoli seguenti sembra assistere ad una diminuzione dell’intensità dei sismi pur aumentando la quantità e l’accuratezza delle informazioni circa la sequenza delle scosse registrate nei secoli XVII e XVIII. Ed anche il secolo XIX fu caratterizzato da “quiete sismica” poiché nell’area veneziana si ebbero pochi risentimenti di rilievo.

L’attività sismica, proveniente dalle aree sismogenetiche limitrofe, è sempre meglio documentata. Alcuni terremoti hanno raggiunto in Venezia il VI grado, quale il terremoto dell’Alpago del 1873 e quello di Rimini del 1875, trasmessosi con intensità maggiore del V grado nella parte meridionale della provincia ed in Venezia ha raggiunto il III IV grado.

Sul finire del secolo, nel 1895, il terremoto di Lubiana fece risentire i propri effetti su tutta la provincia di Venezia con intensità del VI grado.

Anche nel XX secolo continua la calma sismica, interrotta episodicamente da risentimenti del VI grado, come quelli dovuti ad esempio dal terremoto di Belluno (altrimenti chiamato Alpago Sarmede) del 1936 e, più recentemente, del Friuli del 1976.

E nei tempi moderni?

1997: SCIAME SISMICO DI LIEVE ENTITA’
Recentemente (da fine agosto a novembre 1997) uno sciame sismico, generalmente con magnitudo Richter inferiore a 3, ha interessato l’area settentrionale della Provincia di Venezia. Le scosse di maggiore intensità sono state avvertite dalla popolazione e pertanto la loro intensità macrosismica può essere valutata come “moderata” (IV° V° grado della scala MCS). L’area dell’epicentro è stata localizzata nell’area di S. Stino di Livenza Passarella Ceggia e la profondità ipocentrale, a seconda dei vari episodi sismici, valutata fra i 5 ed i 15 km.

Questa notevole variazione dei valori di profondità ipocentrale è dovuta da un lato al fatto che i singoli terremoti dello sciame sismico si possono essere prodotti a profondità diverse, come tra lìaltro avviene prorpio in questi giorni per il sisma emiliano, dove si vede bene dai dati disponibili su INGV come le varie scosse abbiano profondità molto varie…


VENETO IN STATO DI CALMA SISMICA…MA PER QUANTO?
Lo studio della sismicità effettuato per il piano provinciale riporta che da qualche secolo si sta assistendo, nella nostra regione, ad una calma sismica, che coinvolge anche le aree sismogenetiche limitrofe, soprattutto se si considerano i primi secoli del secondo millennio, durante i quali molti terremoti, ben più disastrosi di quelli contemporanei, si sono abbattuti sulla nostra zona.

A conclusione dell’excursus storico, al di là delle inevitabili inesattezze ed incompletezze storiche, riferibili ai tempi più antichi, lo studio della Provincia afferma che un problema che rimane aperto è quello della determinazione del periodo di ritorno, dato che gli avvenimenti recenti in aree considerate poco sismiche o asismiche riaprono questo capitolo nel senso che se le attuali conoscenze sismogenetiche non lasciano intravedere la presenza di strutture tettoniche capaci di generare terremoto molto distruttivi, ciò non esclude la possibilità di dover subire terremoti mediamente distruttivi, come si rileva dalle massime intensità macrosismiche osservate nel passato nella regione veneziana.

Un po’ quello che avevo più volte sottolineato, parlando della possibilità che anche in Veneto potesse registrarsi un terremoto, dopo la scossa notturna con epicentro nel Bellunese e soprattutto dopo che Dario Camuffo, nel suo famoso studio del 2007, aveva citato, oltre a Mirandola e Mantova, anche Verona come possibile epicentro di un terremoto…

Print Friendly

2 thoughts on “Terremoti: il caso storico del Veneto

  1. Nicola

    Purtroppo finchè non si capirà che l’Italia tutta e dico tutta è zona sismica, avremo sempre situazioni di distruzione come quelle che, purtroppo, abbiamo sopportato in questi ultimi anni.

    Reply
    1. LadyGhost

      vero, purtroppo per noi prevenire significa mettere in sicurezza qualcoaa che è già stata interessata da un evento, di qualsiasi tipo…come le strisce pedonali: si fanno in corrispondenza di un incrocio quando già c’è scappato il morto… e questo è francamente inaccettabile!

      Reply

Rispondi