Il terremoto di Mirandola era stato previsto già nel 2007

TERREMOTI: PREVEDIBILI O NO?
Si dice sempre che i terremoti non possano essere previsti, che non ci sia alcun modo per prevenirli e che dunque il solo modo possibile per arginare, nei limiti del possibile, i danni provocati da un sisma, sia la prevenzione.
Eppure, all’indomani dei gravi terremoti che hanno colpito l’Emilia nell’ultimo periodo, scopriamo che qualcuno aveva segnalato che un terremoto avrebbe potuto colpire la zona di Mirandola, dove effettivamente si è verificato un sisma  di magnitudo 5.8 il 29 maggio scorso.


A fare quest’importante e per certi versi drammatico annuncio era stato il professor Dario Camuffo, fisico del Cnr di Padova.
DARIO CAMUFFO: A MIRANDOLA PREVEDIAMO SISMA DI 6.2.
Secondo l’articolo apparso sul Corriere del Veneto di sabato 9 giugno, Camuffo nel 2007 aveva pubblicato uno studio, condotto insieme alla collega archeologa Silvia Enzi e al sismologo della Sapienza di Roma Eugenio Carminati. In questo studio, si indicava chiaramente Mirandola come possibile epicentro di un terremoto, che avrebbe potuto avere una magnitudo 6.2 della scala Richter.

Questa ricerca, uscita sulla rivista specializzata Global and Planetary Change, giunse a quel risultato basandosi sull’evidenza storica, cioè sugli eventi sismici degli ultimi duemila anni
Che senso aveva studiare l’evoluzione storica dei terremoti in un’area geografica? 
Possiamo dire che questi studi sono di fondamentale importanza per capire se i terremoti del passato avessero influito sulla subsidenza della zolla su cui si appoggiano Venezia e la Pianura padana. Abbiamo già avuto modo di notare, in passato, che disastrosi terremoti si sono effettivamente verificati in queste zone, per cui che l’area emiliana sia sottoposta a un rischio sismico particolarmente elevato è praticamente certo.

PIANURA PADANA: ZOLLA TRIANGOLARE STRETTA TRA ALPI E APPENNINO
Cos’ha di così speciale questa zolla? Secondo Camuffo, dobbiamo immaginarla sotto forma di un triangolo, stretto tra Alpi e Appennino. Le due catene montuose premono le une sulle altre, schiacciando quasi questo triangolo, che dunque si trova al centro di spinte davvero molto intense. Quando la pressione diventa troppo forte, i bordi si rompono e il pericolo di scosse è elevato. Mirandola è esattamente sui bordi di questo triangolo, e da questo ne deriva che fosse una zona ad alto rischio.

Dunque, secondo quanto afferma Camuffo, si potrebbe essere in grado di stabilire dove e con quale intensità potrebbe verificarsi un sisma, ma non si può ancora sapere quando questa scossa può verificarsi, e alla fine è questo che potrebbe fare la differenza, in termini di vite umane che sarebbe possibile salvare. 
Ma riuscire a capire quando potrebbe verificarsi una scossa resta ancora un miraggio.

MIRANDOLA, MANTOVA E VERONA: VERTICI DEL TRIANGOLO MALEDETTO
Ma c’è di più, in quanto afferma Camuffo. Oltre a Mirandola, le altre zone esposte, secondo la mappa da noi elaborata, sono Mantova e Verona. Nella città lombarda può verificarsi un sisma di magnitudo 5.9 della scala Richter, valore che nel capoluogo scaligero rischia di arrivare a 6.5. Invece le realtà al centro del triangolo stretto tra Alpi e Appennino, come Padova, difficilmente saranno epicentro di un terremoto, perciò risultano più sicure».

Tutte quelle finora elaborate sono indicazioni preziose per chi si occupa di prevenzione, perchè in tal modo politica e istituzioni preposte possono prendere atto di tali indicatori, tutelando la gente, mettendo in sicurezza edifici e patrimonio culturale e predisponendo le nuove costruzioni secondo parametri antisismici.

E infine Camuffo puntualizza che la serie malaugurata di scosse sfociata poi nel disastro dell’Emilia è iniziata lo scorso febbraio proprio con un sisma a Verona…segno, forse, che dobbiamo prepararci al peggio anche qui?

6 Comments on “Il terremoto di Mirandola era stato previsto già nel 2007”

  1. Comunque lo studio citato segnalava giustamente la sismicità dell’area; che la dorsale ferrarese sia interessata da terremoti è logico, una montagna che si solleva lo deve essere per forza.
    Altra questione è la predizione deterministica delle date dei terremoti: che ancor oggi è fuori dalla nostra portata. Nel frattempo, in molti equivocano il significato di questi studi raccontando che questo o quel testo “prediceva il terremoto”; che non è vero, dato che gli studi disponibili si limitavano solamente ad indicare un’area a rischio ed una magnitudo massima attesa, e non certo date…..

    1. Ciao fardiconto, e benvenuto! Purtroppo il problema è proprio questo: ci sono persone che leggendo questi studi ne traggono previsioni, mentre sappiamo benissimo che prevedere qualcosa come i terremoti è impossibile…gli studi andrebbero letti, come dici, come prove sulla sismicità di un luogo, capendo che se un luogo per sua natura è sismico è logico che prima o poi un terremoto lo colpisca, e allora bisogna comportarsi di conseguenza e costruire case e soprattutto fabbriche in grado si sopportare il terremoto. Purtroppo però in Italia questo ancora non viene capito 🙁

  2. Cara amica mia, quasi tutta L’Italia è soggetta a terremoti, e chi di dovere avrebbe dovuto già da molto tempo metterlo in conto…, parliamoci chiaro…vi sono persone che non so definire, che preferiscono riempire le proprie tasche, e per farlo, non possono costruire come si dovrebbe….sarebbe contro il loro interesse personale.
    Spero che in futuro ciò possa essere rettificato, ma per le costruzioni in essere come la mettiamo? Quante resisterebbero ad un altro terremoto molto violento…?
    Ti abbraccio tanto
    Angie

    1. Lo so amica mia, il problema delle ricostruzioni è uno dei più gravi che deve essere affrontato, ma a quanto sembra ancora una volta non lo sarà nel migliore dei modi…

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