Ti sposerò…vivo o morto

By | 14 febbraio 2012

No, non è la promessa che mi sono sentita fare stamattina (e se me la fossi sentita rivolgere pensate forse che sarei qui a scrivere?!).

Oggi molta gente del padovano si recherà, secondo tradizione, nel Santuario delle sette chiesette di Monselice, luogo di cui parlai diverso tempo fa, per ricevere la speciale benedizione del santo degli innamorati…
Ma non di san Valentino voglio parlare quest’oggi. Voglio proporvi una storia…

È il modo che ho scelto per augurare a tutte le coppie un felice San Valentino, visto che oggi è appunto la festa degli innamorati, e non ho trovato di meglio da fare che porgervi i miei auguri in Lady Ghost’s style, ovvero con una storia delle mie, sperando vi piaccia e vi faccia pensare all’amore, che è eterno…finché dura.

Questa è la storia di una giovane coppia di innamorati, James e Mathilde. Giovani, e innamoratissimi. Così innamorati che James, nel chiedere la mano della fidanzata, fissandola dritta negli occhi le disse: «Ti sposerò, vivo o morto io ti sposerò».
James e Mathilde fissarono le loro nozze per una piacevole mattina di maggio. Il sole splendeva alto nel cielo, l’aria profumava di rose e tutto era perfetto. Tutti gli invitati erano già presenti in chiesa, e attendevano solamente l’arrivo degli sposi. James ancora non si vedeva, ed era davvero strano, perché era sempre stato un ragazzo puntuale e preciso. Questo suo strano ritardo davvero non si spiegava. 
I genitori della sposa parlottavano concitati con i genitori dello sposo: che James ci avesse ripensato all’ultimo minuto? Ma no, non era possibile, sposare  Mathilde era sempre stato il suo sogno, come avrebbe potuto tradire così le aspettative della sua amata?  Mathilde sostava, nervosa, davanti alla chiesa, tormentando il suo bouquet. James era troppo in ritardo…
Poi, finalmente, una carrozza fece la sua apparizione in fondo alla strada. Una carrozza chiusa, nera, trainata da due cavalli neri e maestosi, e guidata da un cocchiere così magro, ma così magro, che gli si contavano le costole. La carrozza si fermò davanti alla chiesa, il cocchiere, a fatica, scese dalla carrozza e aprì lo sportello, per permettere a James di scendere.
Ma…cos’era successo a James? Che fine aveva fato il suo portamento elegante, la sua andatura nobile? Chi era quel giovane che era sceso dalla carrozza? Non poteva essere lui! Così pallido, e con quel segno violaceo subito sopra il sopracciglio destro? Come aveva potuto presentarsi con quegli abiti tutti impolverati, grigi di polvere, addirittura con una sola scarpa? 
Il padre di  Mathilde, uscito dalla chiesa, gli si fece incontro, ma si immobilizzò quando vide la strana espressione dipinta sul volto di James. Davvero non sembrava più lui. Senza aver proferito una sola parola, il giovane, camminando molto faticosamente, fece i pochi passi che separavano la carrozza dalla sua adorata  Mathilde, la prese sottobraccio e la condusse in chiesa. 
Nessuno tra gli invitati riuscì a dire una parola. Ma tutti lì in chiesa avevano capito che qualcosa non andava: James sembrava così assente, così terribilmente trasandato…e  Mathilde, poverina, era improvvisamente impallidita, stava appesa al braccio dell’innamorato, il bouquet abbandonato a terra, la testa piegata di lato, le labbra serrate, gli occhi sbarrati, un’espressione di terribile spavento dipinta sul volto. Non osava guardare il fidanzato che le camminava a fianco. 
Giunti davanti al sacerdote, la celebrazione nuziale si svolse rapidamente, ma non si respirava l’aria festosa tipica dei matrimoni. Tutti erano così assorti, mormoravano, si chiedevano che cosa fosse mai successo…
Alla fine, il sacerdote pronunciò la fatidica frase: «Vi dichiaro marito e moglie». A questo punto, ci si sarebbe atteso un bacio liberatorio tra i due neo sposi, ma James, stranamente, prese sottobraccio la sposa e si girò, pronto a ripercorrere la navata della chiesa per uscire. 
Gli invitati andarono ad accogliere gli sposi, ma quando questi uscirono, il tradizionale lancio di riso non avvenne, così come non si lanciarono in aria i petali di rosa. Nessuno riusciva a far nulla, nessuno era in grado di muoversi. Gli occhi di tutti erano puntati sulla coppia appena sposata. Gli occhi di tutti erano puntati su James, sul suo aspetto così inspiegabilmente trasandato, sulla sua espressione assente, vuota, sui suoi occhi spenti, sugli abiti impolverati e su quel segno violaceo sulla fronte. James barcollava ora, e tra gli invitati ci fu chi si chiese che diavolo fosse preso al giovane, perché si fosse presentato ubriaco al suo matrimonio. Mathilde, poverina, per tutta la cerimonia era apparsa assente forse ancor più di James, un’espressione di immensa tristezza, dolore, paura e smarrimento dipinta sul volto. Il peggio fu quando l’uscita degli sposi non fu accompagnata dall’allegro scampanio delle campane a festa, ma da lugubri rintocchi di campana…a morto!
 
Il padre della sposa corse alla torre campanaria per capire il motivo di quello stupido gesto da parte dei campanari, ma gli uomini, usciti di corsa e sconvolti dalla torre campanaria, giurarono che loro non erano responsabili di quei rintocchi, che le campane avevano fatto tutto da sole!
Nel frattempo, James portò Mathilde alla carrozza, che ancora aspettava davanti alla chiesa. La madre della sposa, poverina, invano si sbracciava, indicando alla coppia la bella carrozza nuziale, tutta bianca e dorata, trainata da due splendidi cavalli bianchi, che attendeva lì in lontananza. James fece salire la sposa sulla carrozza e chiuse lo sportello. Lei si sporse dal finestrino, guardando la madre e sorridendole…ma non era un sorriso quello dipinto sul volto della ragazza, volto che aveva assunto una strana sfumatura grigiastra…
La carrozza partì, e fu allora che gli invitati si riscossero da quello strano torpore che li aveva colpiti, e si misero a confabulare tra loro, spettegolando e chiedendosi come aveva potuto Mathilde sposare uno come James, in quelle condizioni. 
Dopo pochi istanti, ecco sopraggiungere una seconda carrozza, dalla quale scese un individuo, che si diresse rapidamente verso i genitori degli sposi.
Disse qualche parola, e un urlo sovrumano lacerò il silenzio: era la mamma di James, che cadde a terra. Molti degli invitati si avvicinarono incuriositi, e ricevettero la terribile notizia:  James aveva avuto un terribile incidente, quella stessa mattina, mentre si stava recando al suo matrimonio.
Disarcionato dal cavallo sul quale viaggiava, era stato colpito dallo zoccolo dell’animale subito sopra il sopracciglio destro, ed era morto sul colpo!
Il padre di  Mathilde, assieme a un paio di giovani invitati, si lanciò all’inseguimento della carrozza della figlia.

La trovarono poco distante.

Aprendo la porta della carrozza, videro Mathilde, stesa sul pavimento della carrozza, in un mucchietto immobile, avvolta nel raso bianco del vestito, i capelli bianchi come la neve, la pelle bianchissima e fredda, le mani rinsecchite.

Morta.

Fu allora che capirono che James aveva mantenuto la sua promessa: «Vivo o morto ti sposerò», le aveva detto. Ed essendo morto quello stesso giorno, si era comunque recato alle sue nozze, sposando la donna che amava, mantenendo fede alla sua promessa.

…Buon San Valentino a tutti…
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14 thoughts on “Ti sposerò…vivo o morto

  1. gattonero

    Come dicono in Patagonia: alla faccia du cazz!
    Immagino san valentino, paonazzo, che ti manda… benedizioni.
    E’ vero, ‘viva o morta’ sarebbe una scelta, ma così mi pare un pelino esagerata!
    Divertente, si può dire divertente?, solo che il sipario sembra un sudario (rima casuale).
    Forte.
    Ciao.

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    1. LadyGhost

      Ciao Gattonero! 😉 no, non credo si possa dire divertente, forse un po’ struggente ma sicuramente il sudario calato a mò di sipario ha reso il tutto più misterioso 😉

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    1. LadyGhost

      ehehehe vero? Si vede che ho una “bella” concezione dell’amore? 😉

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  2. Mathias

    Buon pomeriggio, e buona sera in Italia. Bella storia, e Buon San Valentino…di sangue! Ti ricordi la promessa? Un abbraccio forte, sono online 😉

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    1. LadyGhost

      Buona serata Mathias, sì la ricordo la promessa,e la sto mettendo in pratica 😉 un abbraccio forte anche a te…quando torni? ^__^

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  3. Nick

    Beh…. l’augurio che faccioa tutti è nella “nostra” realtà le cose possano andare in maniera molto divrea, magari con un lieto fine di tanto in tanto.

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    1. LadyGhost

      speriamo zio Nick, il lieto fine è sempre bello, quando arriva….e se non arriva possiamo sempre improvvisarci registi della nostra vita e cambiarlo! 😉

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