Il mistero della Valle del Boia

(Panoramio)

Conoscete il paese di Campotamaso? Si tratta di un piccolo paesino di montagna, che conta la bellezza di 241 abitanti e fa parte del più noto paese di Valdagno, nel Vicentino.

Ultimamente mi ritrovo a girovagare sempre più spesso da quelle parti, perchè come i serpenti anche io faccio la muta, e mi sono trovata addosso la pelle del “topo di biblioteca”. Mi sono messa a studiare leggende e misteri di questa zona del Veneto che è l’Altopiano di Asiago, di cui avevo iniziato a parlare agli inizi del blog quando narrai la storia del fantasma che infesterebbe una casa in pieno centro storico…poi mi ero spinta a parlare del Giacominerloch, qualche giorno fa, e ho in mente almeno altri 4 post su luoghi siti nell’Altopiano di cui prossimamente parlerò. Insomma, di carne al fuoco ce n’è parecchia, e spero di riuscire, cammin facendo, a narrarvi tutte le cose che ho in mente.

Campotamaso, dunque. Vicino alla chiesa di questo paese, sotto al ponte austriaco, c’è una stradina che scende e costeggia un piccolo torrente. Seguendo il corso d’acqua, si entra in un bosco con vari dirupi, che s’innalza poi alla quota di 1220 metri, in una località il cui nome è tutto un programma: Lasta Cattiva. Il nome potrebbe avere una duplice origine: germanica, dove Last significa caricare o veneta con Lasta indicante piani fortemente inclinati. Non si conosce la derivazione esatta in quanto nelle nostre zone convivevano sia popolazioni venete che cimbre, ma prendete per buona questa nomenclatura, e passiamo oltre perchè non di Lasta Cattiva parliamo, ma dell’ampia valle che si apre oltre: la Valle del Boia.

Il nome stesso già di per sè evoca retroscena oscuri e sanguinari, e infatti la storia che sto per narrarvi è davvero sanguinosa. Tutto inizia da una casetta, situata ai bordi del torrente di cui abbiamo parlato poco fa. In questa casa viveva una famigliola: padre, madre e un figlio, chiamato Mathias (fatalità!) ma da tutti comunemente nominato Mat.
Un brutto giorno, la mamma di Mat cadde vittima di febbri emorragiche, e il marito provò in tutti i modi di salvarla ricorrendo a cure a base di erbe, ma purtroppo fu tutto inutile. La povera donna morì, lasciando così il marito e il figlio che aveva appena 5 anni.

Segnato da questa disgrazia, il marito di questa donna, che faceva il boscaiolo, si chiuse in se stesso, diventando rude e scontroso, e per anni e anni lavorò nel bosco per proveddere al sostentamento suo e di Mat, che teneva rinchiuso in casa per paura che si allontanasse e si perdesse nei boschi.
Mat nel frattempo cresceva, faceva piccoli lavoretti in casa come intagliare il legno e costruire cesti intrecciando i rami più sottili degli alberi, ma isolato com’era, aveva grosse difficoltà a comunicare, anche se sentiva crescere in sè la voglia di uscire da quella casa ed esplorare il mondo. Il padre però  non voleva sentir ragioni, e seguitava a tenerlo chiuso in casa, per proteggerlo dal mondo esterno.

Mat però, come un cerbiatto chiuso in gabbia, a poco a poco riuscì nel suo intento di evadere da casa, e mentre il padre era a lavoro nei boschi, usciva di soppiatto e si allontanava sempre di più per raggiungere il paese e giocare con i suoi coetanei.

Una sera tornò a casa e trovò il padre in preda all’ira: l’uomo era terrorizzato dall’idea di perdere anche il figlio così come aveva perso la moglie, e lo picchiò di santa ragione per punirlo per essersi allontanato così da casa.
Ma da quel giorno lo portò sempre con sè nel bosco quando andava a tagliare alberi e soprattutto lo posrtò con sè in paese quando vi scendeva per vendere la legna che tagliava e i prodotti che Mat realizzava in casa.

Il giorno in cui Mat compì 18 anni, il padre pensò che fosse ormai giunta l’ora di liberare il figlio dalle catene che ancora lo tenevano legato a casa, e gli permise di spingersi fino a valle per vendere, da solo, la mercanzia.

Arrivò la sera, ma Mat ancora non era tornato. Il padre aspettò l’indomani, ma ancora del figlio nessuna traccia. Allora, arrabbiato per questa mancanza di rispetto da parte di Mat, si mise alla ricerca del figlio, girovagando per il paese e per tutta la valle. Girovagò per giorni e giorni, chiedendo informazioni a tutti quelli che incontrava sul suo cammino: molti gli dissero che effettivamente Mat era passato di lì con la sua mercanzia, ma che dopo non lo avevano più visto.
Il pover’uomo cercò, disperato, il figlio in ogni dove, senza esito…fino a quando, incamminandosi ormai sconsolato alla volta di casa, vide un cumulo di sassi vicino ad alcune case, e a sovrastare i sassi, una rude croce in legno.

Accanto alle case c’era una vecchina, seduta su una seggiola, che filava la lana. L’uomo le si avvicinò, chiedendole cosa fosse successo, e lei gli rispose che in quel punto, alcune settimane prima, un giovane era stato assalito da alcuni malviventi, che dopo averlo derubato di tutti i suoi averi lo avevano barbaramente assassinato. La vecchina disse che era un giovanotto che non si era mai visto da quelle parti, e che lei stessa aveva fermato per comprare qualcosa. Mostrò al boscaiolo un grazioso canestro di rami intrecciati, e nella complessa lavorazione del cesto, il pover’uomo riconobbe l’arte del figlio.

Dunque, era proprio Mat che si trovava, ucciso, sotto quei sassi! Appurando la cruda realtà, il povero boscaiolo letteralmente impazzì. Trovò un’ascia che qualcuno aveva abbandonato su un tronco d’albero appena tagliato, e urlando come un forsennato, andò in giro per tutta la valle, colpendo a morte tutti quelli che incrociava sul suo cammino.
Per le sue esecuzioni, da boia appunto, l’uomo faceva poggiare il malcapitato con il collo su una roccia, e qui gli tagliava la testa. Il massacro fu così grande e sanguinoso che la roccia diventò completamente rossa, impregnata dle sangue delle vittime che il boscaiolo, trasformatosi in boia, uccideva.

Una notte, durante un violento temporale, invocando il nome del figlio, l’uomo morì, stravolto dal dolore che l’aveva reso pazzo, e assassino.

Ancor oggi si dice che, nelle notti di tempesta, si oda il boscaiolo gridare il nome del figlio…e si dice anche che cercando in quella valle,  e sapendo cercar bene, si può ancora imbattersi in quella roccia macchiata del sangue degli assassinati dal boia di Campotamaso.

17 Comments on “Il mistero della Valle del Boia”

  1. Lo dico sempre io: certi giorni è meglio non uscire di casa (soprattutto se si tratta di venerdì 17) che si evitano un sacco di casini.
    Tu all’inizio ti meravigliavi di come ci fossero solo 241 abitanti nel paesello ? Per forza, tutti i capostipiti sono stati ridotti al silenzio nella notte dei tempi !!!!

    A parte le mie solite battute, un altro bellissimo pezzo dei tuoi: di quelli da togliere il fiato.

    Un abbraccio.

  2. Terribile, mi ha fatto letteralmente rabbrividire…pover’uomo, la sua pazzia ha sterminato tante altre persone…
    Per quanto si sia macchiato di terribili delitti, la pietà vince sull’orrore.
    Un abbraccio
    Angie.

  3. però…dì la verità…non è che mi vuoi ammazzare prima del tempo?! Perchè tutti quelli che muoiono si chiamano Mathias? Potevi mica scegliere un altro nome, che so…uno che inizia con K.? ok ok potevo risparmiarmela…mmt 😉

    1. U_U Thiasssss me sa de sì che potevi risparmiartela, ma UraganoK ha esaurito la sua forza, credo. Almeno spero. Eppoi mica ti voglio ammazzare. Non subito almeno. :pP

  4. Brava brava e brava, bella leggenda, terribile drammatica ma bellissima, come al solito dal resto! Il post è pronto, quando vuoi….
    Buona serata, vorrei tornare a casa 🙁 UFFA!

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