Un pomeriggio di studio, parte 2

La porta lentamente si stava chiudendo. Lentamente, quasi impercettibilmente, ma si stava chiudendo. Non c’erano dubbi.

Senza nessun rumore, quasi impercettibilmente, ma dalla scrivania Lei vedeva chiaramente che la porta si era lentamente ruotata sui cardini, spostandosi.

Eppure le finestre erano ermeticamente chiuse, non poteva esserci una corrente d’aria che poteva muovere la porta. Il pavimento non era in pendenza, non c’era niente di niente che potesse giustificare quel fenomeno.

Lei si alzò dalla scrivania, si avvicinò alla porta, ne afferrò la maniglia e la riaprì totalmente, appoggiandola al muro.
Un brivido freddo le attraversò la schiena, nel momento in cui compiva quel gesto.
Un brivido gelido scaturito dal contatto con la maniglia, che appariva stranamente calda, come se la mano di qualcuno vi fosse stata posata fino a poco tempo prima.

No, impossibile – si disse Lei – è l’impressione…Ho toccato fino ad adesso una tazza di caffè quasi bollente, ovvio che il metallo mi paia caldo. Eppure qualcosa non quadrava: il passaggio dal caldo al freddo dovrebbe accentuare la sensazione, ma del freddo, non del caldo.

Facendo spallucce, Lei girò lentamente su se stessa per andarsi a sedere, non prima, però di aver scorto una specie di bagliore luminoso in fondo al corridoio. Con la coda dell’occhio inquadrò lo spazio, ma non vide nulla di strano…a parte forse una strana oscurità che stava avvolgendo tutta la casa.
Erano da poco passate le 17, e l’oscurità piovosa di quel pomeriggio-sera di Dicembre stavano raccogliendosi all’interno dell’appartamento.

La ragazza tornò a sedersi alla scrivania, rivolse uno sguardo al gatto che continuava a restarsene acciambellato nel cestino della carta straccia, tremante, e di nuovo una strana sensazione l’avvolse.

La sensazione di non essere affatto sola, in quella casa.

E non parlava certo del micio a poca distanza da sè.
Avvertiva una strana presenza, angosciante e tranquilla al tempo stesso, una sensazione affatto piacevole.

E, con la coda dell’occhio, le parve che qualcuno si fosse appena affacciato alla porta dello studio.

Di scatto girò la testa, e…sì! Non aveva sognato! C’era davvero qualcuno alla porta!

Una sagoma di donna, che si era affacciata con la testa, aveva sorriso, e rapidamente si era ritirata.

La ragazza spaventata balzò in piedi e corse verso la porta, uscendo nel corridoio, dove però non vide nessuno.

Il cuore però le tamburellava nel petto, una tachicardia nient’affatto piacevole, lontana anni luce da quella che normalmente provava parlando al telefono con una persona che giudicava unica e speciale, e che però era lontana da lei, proprio ora che ne aveva un disperato bisogno.

Una tachicardia amplificata dalla sensazione di sapere perfettamente chi fosse la misteriosa visitatrice. Una tachicardia centuplicata dall’aver udito una voce lontana chiamarla per nome

Conosceva alla perfezione quel volto sorridente, quei capelli neri acconciati morbidamente in uno chignon, quegli occhi scuri e bellissimi, quel sorriso dolce e misterioso.
Sapeva che era lei, Teresa, la donna del quadro.

Corse lungo il corridoio, si fermò davanti al dipinto.

Non si meravigliò di vederlo storto, come se fosse stato spostato, così come non si meravigliò di avvertire uno strano profumo di rose aleggiare nella stanza. Rose, rose fresche, impossibili da trovarsi in Dicembre, eppure così profumate, come se fossero state colte a Maggio, il mese in cui lei, la Signora, era morta.

Cosa voleva dire tutto questo? Che Teresa aveva finalmente ottenuto la Pace? Che il suo peccato di essersi troppo interessata al proibito le era stato finalmente perdonato? O era forse un avvertimento per Lei, affinchè non si interessasse troppo a questo mondo così misterioso?

A tante domande non riusciva a trovare risposta. Aveva sognato? Era solo frutto della usa immaginazione, sempre molto fervida?

Rimase lì, a fissare il quadro, e osservando le labbra di Teresa le parve di udire di nuovo, distintamente, il suono della voce della Signora chiamarla per nome….Donata….

NOTA
Ho voluto condividere con i miei lettori quest’episodio un po’ strano che mi è capitato, circa 3 anni fa, esattamente nei modi e nei tempi in cui l’ho raccontato.
Si parla tanto di “Incontri ravvicinati”, e credo che questo evento, che ribadisco mi è capitato veramente, sia stato quello che ha contribuito a scatenare in me la voglia di addentrarmi sempre più più nel magico mondo del mistero.

7 Comments on “Un pomeriggio di studio, parte 2”

  1. Quelli i tuoi occhi???????

    Non ho commenti….

    Spavento!

    Cioè,belllissimi come sempre,ma spero di non dovermi mai svegliare la mattina e trovarmeli davanti sennò muoio.

  2. Allora, il racconto mi è piaciuto molto, avevo intuito che si trattava di una storia vera. Se avrai pazienza presto scriverò il mio secondo post sulle mie esperienze con le case infestate.

  3. @Melinda: vengo subito a leggerti!

    @Klodin: 3 righe e tre parolacce. Ma nn ti vergogni? Sì sn i miei occhi, quelli che ti appariranno se nn la smetti di rompere i cabasisi è_é

  4. AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! ma cazzo ma come fai a scrivere ste cose? A basta io a casa tua le ripe non le faccio più ma sei matta ma cazzo ma che paura! E quei occhi sono tuoi? Ma cazzoooooo!!!

  5. Da brividooo… e comunque brava, hai saputo trasmettere bene le tue emozioni!
    Ti consiglio, inoltre, di leggere l’ultimo post sul mio blog…anche io ho provato brividi simili 😉
    A presto…

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