uomo nero

La Locanda dell’Uomo nero

screenshot.828Alla fine del mio ultimo post avevo preannunciato che mi sarei occupata di una casa stregata situata a poca distanza dalla fontana della Stria. La sua storia è splendida e inquietante nello stesso tempo. Case stregate o infestate in Val di Fassa ce ne sono davvero tante, e un po’ alla volta vi parlerò di esse nel blog. Voglio però cominciare da questa, che è la prima che ho visto e la cui storia mi ha molto colpita.

La casa, costruita nel Cinquecento e successivamente fortificata nel Settecento, con una torretta cuspidata sullo spigolo sud-ovest, è uno dei più belli esempi di maniero rustico-signorile in pietra di Fassa. Viene conosciuta con diversi nomi: ciasa Cassan, Castello, Ciasa Battel, Locanda del Moro. Ma per tutti è Gasthaus zum schwarzen man, ovvero la Locanda dell’Uomo Nero. Uomo nero“. A tutti viene in mente la filastrocca che si cantava da piccoli: “chi ha paura dell’uomo nero?” ed era un modo per esorcizzare le nostre paure. Ma in questa casa “uomo nero” non si riferisce a un’entità paurosa che spaventerebbe i bambini, quanto piuttosto a chi la casa la abitò, nell’Ottocento. Le testimonianze parlano di un mercante proveniente dall’Africa, Jakob Cassan, e per questo detto, appunto, “uomo nero”, dal colore della pelle.

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La costruzione esercita tutto il suo fascino, scritto nelle sue crepe, nelle fessure, nelle travi invecchiate dal sole e negli affreschi che ancora si scorgono, sbiaditi dalla pioggia e dalla neve. Era una casa che sapeva bene come attirare l’attenzione di chi passava per la via. Era infatti affrescata su ben tre lati, e quelle tracce d’affresco si notano ancora oggi, sebbene la casa necessiti di un bel restauro. Nonostante infatti sia ancora abitata, sono visibili le ampie crepe che si aprono su tutto l’edificio, e un cartello dipinto appeso nella parte sinistra della facciata principale della casa (qui a destra, su sfondo giallo) avverte del pericolo di crollo di calcinacci. Come dicevo, la casa è tuttora abitata, ma non lo sarebbe se non fosse per quel simbolo che è stato affrescato sopra il terrazzino della parte superiore della casa…ma andiamo con ordine. Jakob Cassan decise di trasformare la sua casa in una locanda, per darvi ospitalità a chiunque lo chiedesse.

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Ancora oggi, l’iscrizione seppur sbiadita che campeggia nella parte settentrionale della casa, lo dimostra. Vi si legge infatti:

Gasthaus zum schwarzen man“,
ovvero la Locanda dell’Uomo Nero
e sotto il nome del proprietario, Jakob Cassan.

Tuttavia, passare la notte in Ciasa Cassan spesso si trasformava in un’esperienza da brivido. Si udivano infatti lamenti, sospiri, passi, porte che sbattevano, finestre che si aprivano improvvisamente nel cuore della notte.

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Si vedevano animali come volpi e gatti neri transitare liberamente per le stanze… Preciso che volpi e gatti neri, nella superstizione popolare Fassana, non erano animali, quanto piuttosto le trasfigurazioni delle anime dei dannati o dei morti per morte violenta che, non trovando pace nel mondo dei morti, continuavano a popolare il mondo dei vivi, impossessandosi del corpo di animali ritenuti semplici ma furbi. Le testimonianze raccolte dalla gente del posto ma anche presso il Museo Ladino di Fassa, riportano varie storie interessanti relative a questa casa, e una che mi ha particolarmente colpita è il racconto di un soldato della Prima Guerra Mondiale che si era trovato a dover passare la notte in Ciasa Cassan.

Dormivo, quando mi sono sentito tirare la coperta giù dal letto. Ho guardato e ho visto una donna con i capelli neri, gli occhi rossi come carboni e i piedi di capra, che tirava giù la coperta per avvolgervi un gatto dal pelo nero che miagolava, ai piedi del letto. Mi sono subito svegliato, ho preso l’arma che tenevo vicino al guanciale, ma quando ho guardato sia la donna che il gatto erano spariti.

Anche la moglie di Jakob Cassan riferì di strani eventi:

Lavavo le lenzuola nella tinozza. Più strofinavo, più si sporcavano. Erano macchiate di sangue, ma come andavo fuori e sciacquavo le lenzuola nella fontana (tuttora esistente, vedi foto sopra) a lato della casa, le macchie sparivano. Non potevo lavare le robe in quella fontana d’inverno, perchè l’acqua ghiacciava. Ma d’estate lo facevo, e le macchie sparivano.

Un altro soldato diede una testimonianza ancora più terrificante:

Non riuscivo a stare in quella casa senza avvertire un senso di freddo. I brividi mi correvano giù per la schiena, e spesso quando guardavo dalla finestra, sui vetri era riflessa una donna bellissima. Aveva i capelli neri, lunghi. Non vedevo i suoi occhi, perchè aveva la testa bassa. era ignuda, solo i capelli la coprivano. Avevo paura che, girandomi, lei scappasse via, così le parlavo a bassa voce. Non mi ha mai risposto. faceva dei strani versi: sembrava un gatto che soffiava. Una volta solo mi sono girato, ma lei era già andata via, non prima però di avermi guardato, e ho visto i suoi occhi. Non erano belli come credevo, ma rossi, pieni di sangue, cattivi, violenti. Mi ha fatto paura.

Secondo chi abitò o visse nella casa, i fenomeni ad un certo punto si intensificarono, tanto da spingere i proprietari della casa a chiedere l’intervento del prete. Fu lo stesso Jakob a descrivere l’accaduto.

Quando questi (il prete) arrivò nella casa, fece un rapido giro delle stanze, poi radunò tutti i presenti nella sala da pranzo, e ordinò di pregare, pregare senza fermarsi, mentre lui benediva la casa. Disse poi a due giovani forti e robusti di salire al piano di sopra, nella soffitta, perchè era da lì che “il male era incominciato”, e di dipingere un certo simbolo che lui avrebbe mostrato. Io e mio figlio siamo saliti, e sulla facciata esterna della casa abbiamo dipinto questo cerchio con tre lettere che il prete ci aveva mostrato sul suo libriccino, lo stesso che per tutto il tempo aveva letto. Più dipingevamo, più qualcosa ci impediva di finire l’opera. C’era come una forza oscura che ci spingeva via, che faceva cadere le cose. Ma quando il sole è stato terminato, non abbiamo sentito più nulla.

A quale sole si riferiva Jakob?

screenshot.832Al simbolo dipinto al centro del timpano, il monogramma IHS: Jesus Hominum Salvator. Da allora, i fenomeni sono completamente cessati. Ma nessuno è mai più riuscito a salire all’ultimo piano della casa, il cui terrazzino infatti, come si vede nella foto qui di fianco, è completamente distrutto.

Chi era la misteriosa presenza che infestava la Locanda dell’Uomo nero?

Alcuni parlano di un soldato morto lì, altri di un giovane che aveva collaborato alla costruzione della casa, nel Cinquecento, e che aveva trovato la morte nella casa. Altri ancora, ed è un’ipotesi davvero particolare, identificherebbero la strana figura femminile che apparve più volte nella casa in una fanciulla che realmente abitò quella casa. Si trattava della figlia di Jakob Cassan, che in seguito a una delusione amorosa si uccise gettandosi dal terrazzino all’ultimo piano della casa, non prima di esserci accecata con un ferro rovente. Ipotesti suggestiva, indubbiamente, ma impossibile, almeno per il momento, da verificare. Ma mi riprometto, con la calma e con più tempo a disposizione, di farlo!

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Autore dell'articolo: Donata Ginevra

Perchè dovrei scrivere informazioni su di me, quando per questo è stata creata la pagina ABOUT ME?

8 thoughts on “La Locanda dell’Uomo nero

    Lily Bets

    (9 ottobre 2012 - 6:25)

    Penso proprio di avere visitato una casa infestata e visto gli effetti su di un bambino,e’ stata venduta per la quarta volta in 10 anni credo.L’ha comprata una famiglia che adesso ha una bambina di tre anni credo..

    Mathias

    (16 novembre 2011 - 17:13)

    chi ha paura dell’Uomo nero?? Io!

    Klodin

    (24 settembre 2011 - 14:02)

    paura!

    Artemisia1984

    (22 settembre 2011 - 13:41)

    Una storia molto inquietante…brrrr
    Ma chi sono i proprietari attuali? Intendo dire ..privati o è di proprietà del comune..
    Sarebbe un ottimo bed&breakfast!
    Nella mia mente la presenza era la fanciulla, dato che si mostrava spesso a uomini e con occhio rabbiosi. I panni sporchi di sangue potrebbero indicare qualche concorso di colpa della madre nella sua delusione amorosa, oppure un indizio del perchè si sia uccisa…magari qualche evento avvenuto all’interno della casa, dato che poi fuori le macchie andavano via.
    Boh..non so mi sono venute queste ipotesi in mente, sarei curiosa di conoscere ulteriori dettagli.

    EDU

    (17 settembre 2011 - 11:11)

    Potrebbe ispirare una storia alla Dylan Dog (quando era Sclavi a occuparsene). Veramente inquietante!

    liber@discrivere

    (8 settembre 2011 - 15:22)

    @Ariano: grazie infinite dei complimenti, e grazie x avermi inserita nel blogroll, x me è un onore, oltre che un piacere!

    @Angie: grazie carissima!eh trovo le mie storie cercando a destra e a sinistra, facendo domande,leggendo,informandomi,pagando da bere a qualche vecchietto che non attende altro che raccontare qualcosa di strano del suo paese 😉

    Ariano Geta

    (8 settembre 2011 - 8:15)

    Grazie per la visita e per avermi inserito nel blogroll, ricambio subito.
    Mi hai fatto scoprire il tuo blog, e devo dire che è molto ben fatto, la vicenda di questa casa “stregata” in Val di Fassa è inquietante, e vedo che dai ampio spazio a questo genere di storie.
    Sicuramente lo seguirò, anche se stregonerie e spiritismi mi fanno un po’ paura.
    P.S.: Sono stato varie volte a Padova, e spero di tornarci.

    angie

    (7 settembre 2011 - 19:27)

    Che storia, sei bravissima ma come fai a trovare tutti questi dettagli, complimenti è davvero suggestiva come storia.
    Complimenti verissimi i miei, mi è piaciuta davvero tanto anche per le fotografie che hai scattato.
    Un abbraccio.
    Angie

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