La Madonna nera di Murano

Per cosa è famosa in tutto il mondo l’isola veneziana di Murano? Sicuramente per le fabbriche che vetri che ogni giorno producono pezzi pregiati di ogni genere: lampadari sofisticati, oggetti di arredamento talmente fragili che ci si chiede se possa bastare il semplice tocco di un dito per mandarli in frantumi, gioielli eleganti e raffinati, così belli e preziosi che potrebbero benissimo gareggiare con i cristalli e i diamanti più preziosi.

Ma se il turista avesse un po’ meno fretta, si accorgerebbe che Murano non è solo vetro e cristallo: il suo antico splendore è racchiuso in alcuni splendidi palazzi cinquecenteschi che vi si trovano, e nella basilica veneto-bizantina dei Santi Maria e Donato, del XII secolo, decorata da splendidi mosaici policromi.
Ma la nostra leggenda è ambientata non in questa chiesa, quanto piuttosto in una porzione di Murano un po’ defilat, e per arrivarci il percorso è un tantino “labirintico”.
Da piazzale della Colonna, seguendo le Fondamenta dei Vetrai, si supera il Ponte di Santa Chiara, che è il primo sulla destra, e si percorrono le Fondamenta Daniele Manin fino a giungere a un sotoportego.

Qui, protetta e quasi nascosta da una ruvida cancellata in legno, si può ammirare una piccola edicola che conserva al suo interno una Madonna realizzata interamente in mosaico.
Si tratta della figura che da non molti anni ha preso il posto della Madonna nera venuta dalle acque, la protagonista della storia che narrerò oggi.

Narra la leggenda che un bel mattino di maggio del 1810 alcuni bambini che giocavano sulla riva della Fondamenta Daniele Manin trovarono una piccola statua di una Madonna con bambino, posata sull’ultimo gradini di una scaletta che dalla Fondamenta porta direttamente all’acqua.
Venne subito chiamata “Madonna Nera” per il colore del legno nel quale era stata scolpita. I bambini portarono la statuetta alla vicina chiesa di San Pietro Martire.

Il prete, vista la statua, inizia a rigirarla da tutte le parti, chiedendo ai bambini dove l’avessero trovata. La statua è molto antica: una data incisa sul basamento la fa infatti risalire al 1612. Probabilemente qualcuno l’ha dimenticata lì sui gradini della scala, ma è meglio metterla al sicuro, visto il suo grande valore. Il prete allora chiude la statuetta in un’urna in sagrestia, e chiude l’urna con un grosso lucchetto.

Il mattino successivo, all’alba, il prete si reca in chiesa come d’abitudine, e quale è la sua sorpresa nel vedere che l’urna con la statuetta è inspiegabilmente vuota! Non solo: l’urna appare manomessa, il lucchetto forzato. hanno rubato la Madonna!
Subito il religioso si accinge a dare l’allarme, quando sente delle grida fuori dalla chiesa: alcuni barcaioli lo stanno chiamando a gran voce. Il parroco accorre, ipotizzando che qualcuno si sia fatto male, quand’ecco si accorge di un capannello di persone ferme sulla riva delle Fondamente.
Si avvicina, e vede che tutti stanno osservando la statuetta della Madonna nera. Essa è tornata al suo posto, sugli scalini della riva, esattamente nello stesso posto in cui era stata ritrovata.

Il sacerdote pensa a una burla, e presa di nuovo la statua, la porta in chiesa, chiudendola nuovamente in sagresia, questa volta all’interno di un vecchio tabernacolo. E per essere più sicuro, dà un giro di chiave al tabernacolo e lo avvolge con una catena e un grosso lucchetto.

Gli uomini che nel frattempo si erano radunati a riva mormorano che qualcosa di miracoloso stia accadendo: sanno bene che il sacerdote aveva chiuso la Madonna in chiesa, com’è possibile che essa dunque si sia liberata? Udendo quelle voci che parlano di miracolo, il prete si affretta a calmare per quanto possibile le acque, affermando che non si può trattare di miracolo, quanto piuttosto di uno scherzo di cattivo gusto. Ma il giorno successivo dovette ricredersi, perchè di nuovo la statuetta era svanita, la catena aperta e il lucchetto rotto.

La gente continua a mormorare: si parla di miracolo, di magia, di sortilegio, si ipotizza che la chiesa sia meta di qualche spirito burlone che si diverte a manomettere i lucchetti e i catenacci e portare scompiglio.

Il sacerdote allora, per mettere a tacere quelle sciocche dicerie, decide di fare la guardia alla statuetta: la chiude nuovamente nell’urna, la incatena, posiziona un nuovo lucchetto ancora più resistente e prende una seggiola. Farà la guardia alla statuetta, così se c’è un ladro, lo coglierà in flagrante. E per essere più sicuro, porta con sè tre fedeli parrocchiani: pone tre sedie, in modo che solo tre stiano seduti, mentre uno fa  la guardia alla statua, e ci si turnerà, in modo che la stanchezza non si faccia troppo sentire.

L’indomani, il prete è pieno di soddisfazione, sicuro che nessuno abbia giocato qualche strano scherzo. Hanno vegliato tutta la notte, nessuno è entrato o uscito dalla chiesa, la Madonna è ancora al suo posto…
Ma in quel mentre, un grido scuote la placida alba di Murano. Un bambino che chiama a gran voce il prete e i tre uomini che hanno vegliato. Subito il sacerdote esce dalla chiesa, dove un capannello di persone sostano sulla riva. Quasi sa cosa sta per vedere, ne ha quasi timore…

Ma si sforza, e getta uno sguardo alla riva. Non ci può credere. La statuetta è ancora lì.

Impossibile, a questo punto, non parlare più di miracolo. Anche lui, uomo timorato di Dio, deve ricredersi.
I parrocchiani prendono la parola. Costruiranno una piccola edicola, dicono, proprio lì, sul terzo gradino della scala della riva, dove la statuetta ha deciso di rimanere, nonostante tutto.
L’edicola viene costruita, protetta da una cancellata di legno, tal quale a quella che vediamo noi oggi.
La Madonnina di legno viene posta nell’edicola, e venerata ogni giorno dai Muranesi.
Ella è solita compiere anche piccole grazie, e riceve in cambio fiori e offerte.

La statua rimase lì per qualche decennio, fino a quando, per alcuni lavori di consolidamento della fondamenta, i gradini della riva furono eliminati e la fondamenta stessa divenne quel tratto dritto e uniforme così come la vediamo oggi.
Una volta terminati i lavori, però, la statuetta della Madonna nera scomparve, dissolta nel nulla, la notte del 19 dicembre 1974.

Oggi ne resta solo il ricordo, l’edicola votiva e una piccola iscrizione che qualche fedele ha apposto sul mosaico, affichè ognuno sappia dove si trovava la Madonna nera e quale fu la sua miracolosa vicenda.

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Autore dell'articolo: Donata Ginevra

Perchè dovrei scrivere informazioni su di me, quando per questo è stata creata la pagina ABOUT ME?

8 thoughts on “La Madonna nera di Murano

    […] la serie di articoli sui miracoli: dal miracolo dei ceri di Sant’Antonio, a quello sulla Madonna nera di Murano, alla campana irremovibile di San Giovanni, sul Santuario di Monteortone, alla chiesetta di Santa […]

    Mathias

    (17 novembre 2011 - 15:55)

    bellissima anche questa storia di Venezia, tanto per cambiare..ma vi è un luogo che non hai mai visitato in quella città o ne conosci ogni anfratto?

    Eddy

    (7 luglio 2011 - 15:05)

    Le storie dei miracole delle “madonne” me le raccontava sempre mia nonna materna. Questa la conoscevo e so che ce n’è una simile sulla madonna nera di Castelmonte che riguarda un diavolo, e da piccoli ci facevano fare le gite.
    Rimasi impressionato dai dipinti dei miracoli che ci sono nel santuario…

    Marco S.

    (7 luglio 2011 - 7:50)

    ho visitato molte volte Murano, ma non avrei mai immaginato che nascondesse un simile segreto, grazie di averlo condiviso!
    Trovo il tuo blog,e il tuo modo di scrivere, davvero spettacolare,sei molto intrigante,avvincente,non riesco a smettere di leggerti.Bravissi

    liber@discrivere

    (7 luglio 2011 - 5:35)

    @NIck: tu mi lusinghi zio!

    @Occhio: lieta che ti piaccia,io adoro detteralmente investigare su questi misteri qausi nascosti,ed effettivamente ne hanno di più gli psazi piccoli che non quelli grandi.

    @Artemisia: eh già, avrei voluto vedere la faccia del poveretto!Grazie stella…

    Artemisia1984

    (6 luglio 2011 - 21:40)

    Chissà che colpo per il povero parroco!Scomparsa da sotto gli occhi! Bella storia…

    occhio sulle espressioni

    (6 luglio 2011 - 21:30)

    Mi piacciono le storie di questo genere dove sono presenti ambienti ristretti: cunicoli, corridoi, porticati, stanze ed altro. Molto più di quelle ambientate in grandi spazi.

    Nick

    (6 luglio 2011 - 18:55)

    Sempre più brava!

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