La Madonna dell’Orto e la statua di Giuda

By | 4 luglio 2011

Madonna dell’Orto (Wikipedia)

Chi arriva col treno a Venezia si domanderà a quale chiesa appartenga il campanile rosso a cupolotta, che si staglia all’orizzonte. Si tratta della chiesa della Madonna dell’Orto, ed è una bella chiesa gotica che sorge dietro la Fondamenta de la Sensa. La chiesa era dedicata inizialmente a San Cristoforo e poi universalmente conosciuta come “Madonna dell’Orto” (o anche Santa Maria Odorifera) per il trasferimento al suo interno di un’antica statua della Vergine trovata in un orto poco distante e ritenuta miracolosa.
Storie di Madonne miracolose a Venezia se ne raccontano molte, alcune delle quali davvero molto simpatiche, ma quel che a noi interessa maggiormente è la storia della Chiesa della Madonna dell’Orto, e un mistero che l’avvolge.

madonna_miracolosa.jpgNel 1355 fra Tiberio da Parma, generale dell’ordine degli Umiliati fece costruire una chiesa, dedicata a San Cristoforo martire. Nel frattempo, nel 1377 allo scultore Giovanni de Santi, facente parte della parrocchia di Santa Margherita, venne commissionata una statua raffigurante la Vergine con il Bambino dal Parroco di Santa Maria Formosa. Lo scultore lavorò una pietra tenera, e ne trasse un’immagine molto delicata ma semplice, ed il committente la rifiutò. Fu così che il De Santi decise di mettere la statua nel suo giardino. Poco dopo, ogni notte prima la moglie dell’autore, poi anche gli altri abitanti li vicino si resero conto che l’immagine emanava strani bagliori: naturalmente tutti accorsero per richiedere grazie e miracoli, e così avvenne: la Statua si era dimostrata miracolosa, e per richiesta popolare il vescovo decise che il De Santi avrebbe dovuto cedere l’immagine miracolosa ai frati della Chiesa di San Cristoforo, che l’acquistarono per centocinquanta ducati d’oro, offerti dai confratelli della Scuola. (Fonte: http://venezia.myblog.it/)

Nella prima metà del Trecento Paolo delle Masegne, un mastro scalpellino, fu incaricato di realizzare le statue dei dodici apostoli che dovevano ornare la parte superiore della chiesa.
Nessuno però poteva anche lontanamente immaginare che Paolo fosse in realtà un adoratore del demonio.
In epoca medievale era prassi comune che Giuda non venisse mai ritratto con le sue vere sembianze, e si tendeva a sostituirlo con quelle di Mattia, il santo che prese il posto del traditore di Gesù dopo il suicidio.
In Paolo delle Masegne il male era incarnato in tale profondità che Satana, sfruttando la sua abilità di scultore, ne aveva fatto un artefice della costruzione del suo regno terreno contro il potere temporale e spirituale della Chiesa. Paolo infatti, nel realizzare la statua di Giuda, la realizzò proprio con le sembianze originarie, in quanto quando il diavolo aveva preso possesso dell’anima di Paolo gli aveva consegnato una delle trenta monete che Giuda aveva ottenuto per il tradimento di Gesù, e gli aveva ordinato di inserire questa moneta nella statua dle traditore.
Inoltre, per portare a termine con successo quanto dettatogli dal demonio, era neccessaria una messa dedicata alla  realizzazione dell’opera stessa. Da qual momento infatti l’intera chiesa di San Cristoforo sarebbe diventata un luogo per adorare il diavolo.
Paolo prese accordi con il prete e si stabilì la data per la santa messa. Questa avvenne nel corso della Settimana Santa del 1366, quando, come era costume dell’epoca, si poteva assistere fuori dalle chiese e lungo le calli agli spettacoli che rappresentavano i fatti evangelici, con grande partecipazione del popolo.
Tra la gente che presenziava alla cerimonia c’era anche una giovane donna veneziana, Isabella Contarini, molto famosa a Venezia per le sue “doti” molto particolari. Si diceva infatti che fosse una mezza santa, e che, solo dodicenne, avesse la capacità di dialogare con l’aldilà e di leggere il futuro guardando l’aura delle persone.
Questi poteri le erano giunti dopo essere guarita quasi miracolosamente da una gravissima febbre tifoidea, che la’veva quasi uccisa. Dopo quindici giorni trascorsi a letto in preda alla febbre e priva di sensi, improvvisamente Isabella si era risvegliata e si era ritrovata con queste straordinarie capacità.
Nel pieno della cerimonia, mentre il prete stava per tirar fuori dal tabernacolo la pisside con le ostie consacrate, improvvisamente Isabella si rivolse verso il giovane Delle Masegne, e iniziò a gridare: “Neanche per i luoghi sacri al Signore hai timore, Satana? Nulla potrai contro la giustizia di Dio e la fede del suo popolo!“. Lo sgomento era totale.
Paolo delle Masegne si scagliò contro Isabella. Tra la folla che in quel momento era stipata nella chiesa, molti furono quelli che giurarono di aver visto la lama di un coltello balenargli tra le mani.
Ma fortunatamente, Paolo delle Masegne non raggiunse mai la bambina: il chierico che reggeva l’acquasantiera infatti, prontamente spruzzò poche gocce di acqua benedetta sul volto del giovane, che si fermò e cadde a terra con un grido strozzato.
A quel punto, dicono i testimoni, il cielo si oscurò, e un vento fortissimo prese a soffiare in tutta la chiesa. L’edificio piombò nel buio più totale, le candele si spensero, poi con un boato il vento cessò, e tutti si ritrovarono storditi a guardare Paolo delle Masegne che lentamente stava riaprendo gli occhi.
Nessuno ricordava più nulla, e soprattutto nessuno si accorse che le fattezze della statua di Giuda erano cambiate, mostrando adesso correttamente quelle di Mattia.
La statua rimase lì dove ancor oggi la possiamo ammirare, sulla facciata della chiesa, ma da allora, la notte di ogni Venerdì santo, quella statua si leva in volo verso Gerusalemme, poiché l’Akeldamà (il campo di sangue, il terreno che Giuda comprò laggiù) reclama la presenza del vile argento col quale fu acquistato, e che ancora si trova incastonato nella statua, senza che nessuno sappia dove si trovi esattamente. Ma la statua non si allontana sola: ad essa si uniscono infatti anche la Giustizia e la Fede, che dal tetto della chiesa sovrastano, e proteggono, le figure degli apostoli.

11 thoughts on “La Madonna dell’Orto e la statua di Giuda

  1. Pingback: Il mistero dei Mori di Venezia - pensierospensierato

  2. Mathias

    BravissimA…eh sì,confermo,sei una femminuccia a tutti gli effetti,e non sei affatto piccola..mannaggia a te che stangona!gambe chilometriche…

    non farmici pensare… @_@

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  3. Marco S.

    Ne sai una più del…diavolo!Perdonami il commento, non ho resistito.Brava!
    Marco S.

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  4. liber@discrivere

    @Nonno Enio: grazie! sn onoratA di questo commento, davvero!
    P.S. io piccola femminuccia! ;))

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  5. nonno enio

    storia interessantissima sconosciuta ai più. ecco quello che si dice quando un blog si discosta dalla media e si pone un po’ di gradini sopra. Bravo.

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  6. nonno enio

    storia interessantissima sconosciuta ai più. ecco quello che si dice quando un blog si discosta dalla media e si pone un po’ di gradini sopra. Bravo.

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  7. liber@discrivere

    @Nick: sapevo che ti sarebbe piaciuta qst storia!

    @Eddy: non so se esistano, certo però che sarebbe allucinante! e a proposito di gente che si dà la caccia….ho in serbo una sorpresina x te 😉 No, non ho intenzione di darti la caccia, vedrai! 😉

    @Angie: grazie cara!!! no, a dire il vero ho verificato elementi x altre storie, che arriveranno tra poco.

    @Edu: eh lo so che queste storie ti piacciono, come quelle sulle case stregate…..ho qualcosa che bolle in pentola 😉

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  8. EDU

    Le storie che parlano del diavolo mi hanno sempre angosciato non poco da buon meridionale. Mi hai messo i brividi stavolta…sul serio.

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  9. angie

    Ciao amica mia, questa storia è davvero particolare e suggestiva, sei fenomenale, domenica eri andata a documentarti per questo articolo? a proposito ho linkato liberi di scrivere e l’ho inserito sui miei due blog quello che conosci già e guadagno serio…

    Ciao
    Angie Ginev

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  10. Eddy

    Bella questa. Sai che bello se esistono dei discendenti del Masegne e della Contarini che ancora oggi si danno la caccia? Sai che romanzone?

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  11. Nick

    Grazie per aver salvato quest’altra storia della “mia” Venezia dal’oblio.

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