La casa delle finestre che piangono

By | 7 giugno 2011
Una delle cose che preferisco fare per rilassarmi è quella di navigare su internet cercando immagini di ville antiche, costruite tra il Seicento e l’Ottocento, e poi scoprire le storie che quelle dimore nascondono.
Oggi, questo innocente passatempo si è trasformato in un incubo. Ho inserito le solite parole in Google immagini, ho lanciato la ricerca, ho osservato le splendide abitazioni che mi sfilavano davanti agli occhi…e l’ho vista. Lei. La villa dei miei sogni. O meglio, la villa dei miei incubi.

Ho controllato bene che la foto fosse proprio quella, ho letto la didascalia. Nessuna ombra di dubbio. Solo una cosa non quadrava.
Il sito in cui si trova la fotografia è un sito di un’agenzia immobiliare. Ho pensato: «Impossibile, nessuno potrebbe vivere in una casa del genere!». Non con quello che è successo lì dentro! Invece, la casa è proprio in vendita. A un prezzo francamente esorbitante, però è in vendita. Ammodernata, ristrutturata, abbellita.
Ma sempre lei, la casa che ha fatto tanto parlare di sé negli anni ’70 per gli strani fenomeni che si erano verificati, che erano e sono rimasti senza spiegazione.

Villa Lonigo, Mestrino, Padova

In un sito internet che consulto spesso per scoprire storie di fantasmi la storia non è riportata. Nel sito internet si fa però menzione di una villa del Settecento, situata a Mestrino (Pd) in cui apparirebbe il volto di un fantasma riflesso su una finestra. Non è propriamente così: l’unica villa settecentesca della zona è villa Lonigo, che vedete qui riprodotta in una splendida immagine d’epoca, ma quella dimora non ha assolutamente nulla a che vedere con fantasmi e apparizioni, anzi! È una normalissima casa di antiche e nobili origini.
Chi ha fatto la segnalazione ha voluto probabilmente depistare i lettori: la villa delle apparizioni non si trova a Mestrino, ma è immersa nel verde delle campagne padovane, ed è anche nota come “la casa delle finestre che piangono”, ed è esattamente quella attualmente sul mercato.

Le origini della casa si perdono nel tempo, e non si conoscono molti dettagli. Costruita ai primi dell’Ottocento da una famiglia di origine francese, la casa ebbe in passato molti passaggi di proprietà, e i fatti che l’ebbero a protagonista nella cronaca “nera” sarebbero avvenuti alla fine degli anni ’70 del secolo scorso.

L’ultima proprietaria della casa fu una donna, che chiameremo Olimpia, che vi abitava da sola, e che aveva una curiosa mania: non voleva vedere specchi intorno a sé.
Diceva infatti che gli specchi avevano il potere di intrappolare le anime, e temeva che lo spirito della casa volesse intrappolare negli specchi la sua anima per potersi così liberare.
Aveva così fatto piazza pulita di ogni specchio nella sua casa, ma non sembrava ancora soddisfatta.
Diceva che qualcuno la spiava dalle pareti, diceva che sentiva il respiro di una presenza intorno a sé. Nessuno le dava retta, anche perché Olimpia aveva la fama di essere un po’ matta, e si sapeva che era stata portata in quella casa dal marito che sperava che l’aria fresca dei colli la facessero rinsavire. Speranza vana, a quanto pare.
La donna non solo non guariva dalla sua pazzia, ma anzi peggiorava sempre di più.

Un giorno fu trovata mentre scavava una larga fossa in giardino, sotto un gigantesco tiglio, e spiegò che era stata la donna dagli occhi rossi ad averglielo chiesto. Interrogata su chi fosse questa donna, Olimpia rispose che si trattava della proprietaria della villa, che aveva gli occhi rossi perché piangeva ogni giorno attendendo invano che il marito tornasse a casa.
Le fu chiesto esattamente perché scavasse quella fossa. Lei rispose che era stata la donna a chiederglielo, ma il perché non seppe spiegarlo.

Più il tempo passava, più Olimpia peggiorava. Le persone che, compassionevoli o forse semplicemente curiose andavano a farle visita, affermavano di provare una strana sensazione nell’entrare in quella casa: dicevano di sentirsi osservate e per certi aspetti minacciate da una presenza invisibile, ma i cui influssi minacciosi e negativi si manifestavano apertamente.

Olimpia poi, spesso, si estraniava completamente, e parlava con la sua invisibile interlocutrice in una lingua sconosciuta.
Poi Olimpia manifestò una incomprensibile avversione nei confronti delle finestre: diceva che erano simili agli specchi, che riflettevano la sua immagine, e che spesso, guardando fuori dalla finestra, le sembrava che alla sua immagine si sovrapponesse quella della donna con gli occhi rossi.

Ad un certo punto, nella casa iniziarono strani fenomeni: porte che sbattevano, bicchieri di cristallo che esplodevano per poi ricomporsi, pentolame di rame che si muoveva da solo, tintinnando, urla e boati misteriosi… Alcuni, lasciandosi forse prendere la mano dall’immaginazione, dissero che le finestre della casa avevano iniziato a piangere…si provò a spiegare il fenomeno con l’appannamento del tutto naturale dei vetri, solo che in questo caso le “lacrime” scorrevano all’interno del vetro, non all’esterno o all’interno della casa. Da qui il nomignolo “casa delle finestre che piangono”.

Gli strani fenomeni si quietarono solo quando, nei primi anni ’90, Olimpia, esasperata, decise di porre fine alle sue sofferenze e alla sua pazzia impiccandosi a una trave della soffitta. Da allora, non si hanno più notizia di strani fenomeni avvenuti nella casa delle finestre che piangono.

E la donna dagli occhi rossi? Sparita. Qualcuno ha ipotizzato si trattasse della vecchia proprietaria della casa, morta in completa solitudine, esattamente come Olimpia, e che cercava nella nuova inquilina un’amica con cui trascorrere il tempo…

ATTENZIONE!! LE IMMAGINI QUI POSTATE NON SI RIFERISCONO ALLA CASA IN QUESTIONE!

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11 thoughts on “La casa delle finestre che piangono

  1. Pingback: Case infestate e non solo... - pensierospensierato

  2. EDU

    Anche questa una splendida storia con casa maledetta. Una bella lettura per chi come me ama i fantasmi.

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  3. angie

    Bravissima, storia da brivido…, ce l’hai proprio nel sangue il mistero, finalmente qualcuno che lo ama come me.
    Ciao
    Angie Ginev

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  4. liber@discrivere

    @Artemisia. vero. e pensare di conoscere bene quella casa, di esserci passata davanti mille volte, di conoscerla (quasi) come le mie tasche è ancor peggio

    @Eddy. Io no cattiva :p … il blog mica scappa…hai tutto il tempo per leggere e spaurirti 😉

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  5. Eddy

    Tu mi vuoi male… ho una voglia pazzesca di leggerti ma sono preso indietro… kativa 😛

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  6. liber@discrivere

    @Nick: addirittura?!? eheheheh magari, quando trovo altre storie di qst tipo!

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  7. Nick

    Secondo me prima o poi dovresti pubblicare un trattato sulle Ville Venete. Ciao.

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