Donna senza testa

By | 16 maggio 2011
Restando nel filone dei misteri (o presunti tali), che con un po’ di attenzione vengono risolti, parlerò oggi di una storia avvenuta qualche tempo fa, in una villa ottocentesca immersa nei boschi dei colli euganei, in provincia di Padova.

La villa, di cui non fornisco nessuna indicazione sul luogo esatto in cui si trova, perché so essere attualmente in vendita (e non vorrei che per i mancati affari il proprietario mi si rivoltasse contro), è una bellissima casa di inizio ottocento, a due piani, con un ampio giardino e distese di vigneti tutt’attorno.

Le foto qui sotto la ritraggono: mi scuso per la passima qualità delle immagini, scattate di sera tarda e con una fotocamera di scadente qualità.


La villa apparteneva a una nobile famiglia padovana, che chiameremo S. (è la reale iniziale del cognome), imparentata con i veneziani Mocenigo, che si era ricavata una dimora principesca tra il verde dei colli, in una tenuta con ettari di terreno coltivati a vigneti di pregiata uva Merlot.

I signori in questione possedevano già una casa a Padova, proprio in centro città a due passi dalla Basilica di Sant’Antonio, ma come tutti i nobili si erano ricavati una “casa per le vacanze” in un luogo più piacevole, lontano dal caos cittadino.

La famiglia S. era composta da cinque persone: il signore e la signora S., due figlie femmine e un maschio, il quale viveva a Firenze. Le figlie, che non avevano nessuna intenzione di lasciare la dimora padovana, facevano la spola tra Padova e i colli, ma alla fine preferirono rimanere nella città del Santo, lasciando la villa ai genitori.

La gente che viveva in paese guardava con sospetto la ricchissima famiglia, chiedendosi soprattutto da dove provenisse tutto il denaro che abitualmente scorreva nelle tasche dei nobili. Il signor S. era sempre in giro per fiere e mercati, discutendo di affari con chi, come lui, commerciava in vino pregiato. La signora invece amava trascorrere il suo tempo leggendo i libri della (pare) vastissima biblioteca. Una famiglia assolutamente tranquilla, dunque.

Nel 1870, la quiete del paese venne improvvisamente turbata da un evento misterioso: la signora S. sparì improvvisamente dalla villa. Quel che è peggio, la stanza da letto della donna venne ritrovata nel caos più totale: vestiti sparpagliati ovunque, quadri gettati alla rinfusa sul pavimento, muri imbrattati…e una larga macchia di una strana e densa sostanza rossa che formava una pozza sul pavimento.
Si cercò ovunque, ipotizzando una fine cruenta per la povera signora S., ma nulla venne portato alla luce. In compenso si scoprì che tutti i gioielli della famiglia erano stati rubati. E il marito? Fu trovato in aperta campagna, mentre passeggiava tranquillo tra i suoi vigneti. Disse di non sapere che fine avesse fatto la moglie, e di non avere idea di che sostanza rossa fosse stata versata sul pavimento della stanza da letto della consorte. Le figlie erano lontane, a Padova, e non vedevano la mamma da almeno due settimane.

Il marito disse che da qualche tempo la moglie soffriva di depressione, e che tante volte aveva manifestato il desiderio di allontanarsi da quei colli che, sebbene belli, le mettevano un’insostenibile tristezza.

Nel frattempo, si iniziò a perlustrare la casa in ogni anfratto, ma nessun cadavere di donna venne ritrovato, né nella dimora né nel podere, nel quale alcune fosse scavate di recente avevano fatto ipotizzare una sepoltura.

Dopo quell’episodio, nessun membro della famiglia S. mise più piede nella villa, che da allora è stata abbandonata. Fino ad oggi, quando per l’appunto sembra sia stata ristrutturata e messa in vendita.

La storia però non si ferma qui, perché negli anni ’80 si tornò prepotentemente a parlare della villa quando due giovani piombarono come due ossessi al comando dei Carabinieri della zona sostenendo di aver appena visto il fantasma della signora S..
Dissero di aver visto una donna affacciata a una delle finestre della dimora, mentre faceva loro ampi cenni con la mano per farli avvicinare. Il fatto strano è che sostennero che il fantasma era quello di una donna senza testa.

Subito la notizia fece il giro del paese, e si organizzarono comitive per andare alla villa e vedere il fantasma della signora. A mezzanotte in punto, una decina di persone stava appostata a poca distanza dalla casa, quand’ecco da una finestra apparve la sagoma inconfondibile di una donna, effettivamente priva della testa.

Tutti fuggirono a gambe levate, soprattutto quando videro il fantasma sollevare un braccio e tenderlo verso di loro.

Per qualche tempo nessuno ebbe più coraggio di recarsi alla villa. Ma c’era un giovane, che forse per gioco, forse per dimostrare a tutti di essere coraggioso, decise di chiarire il mistero una volta per tutte, e si recò nella casa, non di notte, ma di giorno.

Andò alla villa dunque, armato di torcia e di una buona dose di coraggio, ed entrò nella casa. Ogni rumore alle sue spalle lo faceva trasalire, ogni ragnatela che gli accarezzava il viso lo faceva rabbrividire, ma lui, imperterrito, continuava. Fuori dalla casa si era radunato intanto mezzo paese, curioso di vedere se il giovanotto avrebbe risolto il mistero del fantasma senza testa.

Il giovane girovagò per tutte le stanze del piano inferiore, controllò ogni anfratto, e le stanze vuote gli davano la certezza che in quella casa non ci fosse proprio nulla di strano. Vide sedie rotte e mobili sfasciati, più altri oggetti abbandonati. Pensò che fosse strano, visto che la casa era stata completamente svuotata dal signor S.., quando se n’era andato. Che la casa fosse di nuovo abitata? Impossibile, si sarebbe saputo!
Sussurrò a voce bassa il nome della signora S., il presunto fantasma senza testa, dicendole che non doveva aver paura, che lui era lì per aiutarla, che non si sentisse sola. Nessuno gli rispose.

Il problema arrivò quando il giovane dovette salire al piano superiore. Era lì che si presumeva essere stato commesso l’omicidio, ed era da una finestra del piano superiore che era stato visto affacciarsi il fantasma.

Anche lì, le stanze erano vuote e silenziose. Poi il giovane si fermò davanti alla porta della stanza in cui appariva il fantasma. Una luce fioca filtrava da sotto la porta, e dall’interno si udivano dei rumori. Chiamando a raccolta tutto il suo coraggio, il giovane abbassò la maniglia della porta, e…

….e quale fu la sua sorpresa nel vedere, ritto di fianco alla finestra, con indosso un lungo abito nero, un…manichino da sarta!

Proprio così, un semplicissimo manichino da sarta di vecchio stampo, arrugginito e un po’ sbilenco, con il vestito mosso dal venticello che penetrava dalla finestra senza vetri. Una manica del vestito ondeggiava, e il giovane, avvicinandosi a sollevarla, vide che poteva benissimo essere scambiata per una braccio che il “fantasma” sollevava per attivare l’attenzione.
Il giovane si sporse dalla finestra, e osservò il capannello di persone che si erano radunate per assistere alla sua impresa. Gridò ai suoi compaesani cosa aveva scoperto, e questi applaudirono e fecero festa per quel mistero finalmente svelato. Nessun fantasma, dunque!

C’era però ancora qualcosa che opprimeva il giovane: lui stesso aveva visto il “fantasma” muoversi a una tenue luce. Da dove proveniva quella luce? Si guardò attorno, e finalmente riuscì a dare risposta a tutte le sue domande.

Sul pavimento di trovava infatti un tavolino rudimentale, una sedia sgangherata, degli avanzi di cibo, e una piccola lampada a petrolio. Più in disparte, un giaciglio di fortuna ricavato con cartoni e una vecchia coperta.
Era, insomma, il rifugio di qualche vagabondo che aveva eletto la “stanza del fantasma” a sua dimora, per nulla spaventato dalla possibilità di trovarsi di fronte la donna senza testa.
La luce che illuminava fiocamente la stanza, facendo risaltare la sagoma del manichino-fantasma, era proprio quella proveniente dalla lampada che l’uomo accendeva tutte le sere per farsi un po’ di compagnia. Probabilmente l’uomo lo conosceva bene quel fantasma, vedendoselo davanti ogni istante. Ma non era un fantasma, solo un manichino con un vestito nero.

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8 thoughts on “Donna senza testa

  1. Pingback: Case infestate e non solo... - pensierospensierato

  2. liber@discrivere

    @Edu. Ti ringrazio! Leggiti anche la storia del fantasma di Asiago che ho postato un mesetto fa… e preparati, perchè nei prossimi giorni arriverà un altro post che immagino ti possa interessare… a presto, e grazie x l’inserimento nel blogroll! ^__^

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  3. EDU

    Sembra un racconto di fantasmi di Blackwood anche se il finale non ha nulla a che fare col soprannaturale. Meglio ancora un racconto della Wharton.
    Davvero una storia terrorizzante.
    Le case infestate sono il mio pane quotidiano.
    Ottimo lavoro.

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  4. liber@discrivere

    @Nick. Verissimo, sai quanti misteri non sarebbero più tali se si indagasse di più?

    @Occhio sulle espressioni. Ti ringrazio, sei sempre il benvenuto!

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